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Il sentiero stretto

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 10/09/2021

In edicola In edicola Roberto Gressi, Corriere della Sera
“Non c’è nulla di più gradevole di dover girare con un green pass in che certifichi le vaccinazioni: è solo una ragionevole, indispensabile scelta per sconfiggere il virus che tante libertà ci ha negato in questi ormai due anni”. Lo scrive Roberto Gressi sul Corriere della Sera a proposito dell’estensione del certificato verde decisa ieri dal governo. Quanto a chi si dice contro il green pass magari ventilando l’ipotesi di un obbligo vaccinale (Meloni, Cacciari, Barbero e altri), aggiunge Gressi, “C’è un che di pilatesco nel preferire senz’altro questa strada piuttosto che la ricerca di un’assunzione comune di responsabilità per giungere all’obiettivo di almeno il 90% di immunizzati sopra i 12 anni, che sembra essere il limite che una volta superato impedirebbe al Covid di continuare a nuocere. La sfida è tornare liberi in modo duraturo senza trovarsi di nuovo schiacciati tra le terapie intensive che scoppiano e i decreti di chiusura. Un esempio su tutti: veniamo da due anni di didattica a distanza e i test invalsi ci hanno rivelato il prezzo altissimo pagato dalla preparazione dei nostri studenti. Nuove chiusure ci precipiterebbero su un sentiero dal difficile ritorno”. Secondo Gressi, “a fronte dell’offensiva no vax siamo stati colpevolmente balbettanti, preludio di tante incertezze e divisioni di oggi. L’attività di prevenzione delle forze dell’ordine ci dice che in queste ore una piccola minoranza tenta di mettere in campo contro il green pass manifestazioni violente. E’ importante che questa minoranza sappia che non ci sono ammiccamenti nei suoi confronti”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Alla fine della legislatura manca un anno e mezzo e si ritorna a parlare di legge elettorale. Ne scrive Stefano Folli su Repubblica sottolineando che “le forze politiche non hanno ancora riaperto il fatidico dossier forse perché problemi più urgenti premono o magari perché sanno che le divergenze sul ‘che fare’ sono ancora troppe. Sulla carta esisterebbe una maggioranza virtuale a favore di un nuovo proporzionale. Tuttavia, come già accaduto in passato, manca la massa critica per andare oltre le intenzioni. In definitiva, il tema della legge elettorale non è ancora sul tavolo, ma ci arriverà entro qualche mese perché l’interesse a evitare un ritorno alle urne con l’attuale ‘Rosatellum’ è forte. La speranza di favorire coalizioni più omogenee, tagliando fuori i ‘populisti di destra e di sinistra, prenderà forma quando la legislatura sarà prossima ad esaurirsi. E’ chiaro – prosegue – che prima di allora il Parlamento affronterà l’elezione del presidente della Repubblica, il cui esito potrà condizionare anche la trattativa sul sistema di voto. L’intreccio tra i diversi piani è decisivo poiché investe non solo il futuro prossimo, bensì anche quello a più lunga scadenza. Se per una ragione qualsiasi le Camere fossero sciolte nel ’22, subito dopo il giuramento del capo dello Stato, non ci sarebbe il tempo per la riforma e si andrebbe al voto con il sistema attuale. Chi sogna le coalizioni omogenee – per quanto il proporzionale sul finale della Prima Repubblica non garantisse affatto la coesione – dovrebbe rassegnarsi a un nuovo ‘bipopulismo’. Se invece la semi-unità nazionale proseguisse fino al ’23 con Draghi a palazzo Chigi, allora l’ipotesi della riforma avrebbe senso. Si legherebbe al disegno di mantenere il premier alla guida del governo anche nella nuova legislatura, sulla base appunto di una maggioranza ridisegnata con il ‘taglio delle ali’”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
I convitati di pietra del Patto di stabilità e del rigore sul debito sono tornati. Ne parla Marcello Sorgi sulla Stampa: “Era nell’aria, ma poi non così imminente – scrive – che i Paesi cosiddetti ‘frugali’ del Nord Europa avrebbero posto la questione del ritorno al Patto di stabilità alla fine non proprio prossima dell’emergenza Covid. E invece, già stamane, nelle riunioni dei ministri finanziari dell’Ue in Slovenia, il problema verrà posto all’ordine del giorno con un documento di otto membri dell’Unione, guidati dall’Austria, che fin da ora vogliono mettere un alt ai progetti di revisione delle rigide regole che hanno sempre messo in difficoltà i Paesi più indebitati come Italia, Francia, Spagna, Grecia etc. Dietro a Vienna – ricorda Sorgi – si muovono invece Olanda, Finlandia, Svezia, Danimarca, Repubblica Ceca e Lettonia, in pratica lo stesso fronte che resisteva un anno fa al piano di aiuti post-Covid. E’ bastato che il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni tratteggiasse pubblicamente la necessità almeno di riflettere sulla necessità di un allungamento dei tempi di rientro dall’aumento del debito pubblico – in pratica una riforma del Patto di stabilità – per motivare gli otto a condividere un documento in cui si sottolinea che ‘il Trattato obbliga tutti gli Stati membri a correggere ed evitare deficit eccessivi’. Per ora si tratta di mettere le mani avanti in una discussione che s’annuncia assai lunga e prenderà tutto il 2022, confermando che la sospensione del Patto è avvenuta in condizioni di emergenza e deve essere ripristinata appena possibile. Ma dai toni non perentori del documento si ricava anche la consapevolezza che non tutto possa essere riportato automaticamente a prima del Covid. Insomma la trattativa è aperta, e comincia prima di quel che si poteva immaginare. Inoltre per la prima volta in oltre sedici anni, la Merkel non sarà seduta al tavolo del negoziato. Nessuno è in grado di dire cosa questo potrà significare”.
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