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Altro parere

I professori e il girone degli ipocriti

Redazione InPiù 08/09/2021

Altro parere Altro parere Davide Nitrosi, Quotidiano Nazionale
Davide Nitrosi sul Quotidiano Nazionale si occupa della questione del caso Barbero e dei trecento professori universitari firmatari di un manifesto contro il Green Pass. Trecento firme di professori universitari che gridano un no pasaran davanti al Green pass per entrare nelle aule universitarie. Fra loro anche lo storico più pop della storia, Alessandro Barbero. Che non ha dubbi: Dante infilerebbe nel girone degli ipocriti chi impone il Green pass. La tesi è questa: il governo è ipocrita perché non ha il coraggio di rendere obbligatorio il vaccino e quindi lo fa in modo surrettizio. Barbero non è un no vax, ma in questa versione 2.0 del libero arbitrio (Canto XVI del Purgatorio, cit.) dimentica che c’è anche l’ipocrisia di chi nasconde dietro il no al Green pass una guerra al vaccino. Ahi serva Italia, di dolore ostello... eternamente divisa tra guelfi e ghibellini. Usciamo da questa storia. Si possono avere mille dubbi sui vaccini, si può avere paura per la propria salute, si può esitare. Virtute e canoscenza sono una strada da seguire sapendo che si affronteranno mille perigli. Ma l’importante è non esasperare tutto, è sapere che alla fine usciremo a riveder le stelle. Per ora è una libertà vigilata, ma c’è una priorità comune che viene prima di tutte le libertà personali. Già chiediamo il Green pass agli insegnanti di tutte le scuole, ora tocca agli atenei. Perché no? Sono forse più uguali degli altri luoghi di formazione? Anche nelle università l’obiettivo è garantire agli studenti la frequenza alle lezioni in presenza, dopo due anni di deludente didattica a distanza. Oggi la presenza va regolata sulla base di un’emergenza sanitaria e il Green pass è solo uno strumento per tornare in comunità. L’ipocrisia, si diceva. Ma l’ipocrisia è di chi sta con la ragione e mai col torto. Trecento firme di professori illustri non fanno una ragione. Ma possono fare un torto agli studenti.
 
Augusto Minzolini, il Giornale
Sul Giornale Augusto Minzolini si occupa della corsa al Colle, individuando il vero outsider di lusso: Silvio Berlusconi.Nel meccanismo perverso che contagia la politica ogni sette anni per l’elezione del capo dello Stato, nell’edizione 2022 per il mainstream di Palazzo ci sarebbero solo due opzioni: o la conferma di Sergio Mattarella, o Mario Draghi. Ma non è così. O meglio, queste sono le due ipotesi più in voga, ma ci sono degli outsider da non trascurare. Anzi. C’è, per esempio, il nome di Pierferdinando Casini: partito dai lidi del centrodestra, posteggiato per un periodo al centro e ora eletto nelle liste del Pd come indipendente, che, non fosse altro che per la sua biografia politica, garantirebbe un po’ tutti. C’è Marcello Pera, che piace alle istanze più populiste che convivono nella coalizione di centrodestra. Come, sull’altro versante, l’immarcescibile Romano Prodi che si è fatto interprete del sodalizio tra Pd e 5stelle. Oppure c’è Marta Cartabia che si è conquistata un ruolo «super partes» prima alla Consulta e poi al ministero della Giustizia. Più o meno quello che sta tentando di fare con minor fortuna il Commissario Ue Paolo Gentiloni. Ma tra i possibili outsider l’elezione che avrebbe il significato politico più pregnante sarebbe indubbiamente quella di Silvio Berlusconi: l’outsider di lusso. La salita sul Colle più alto dell’uomo che ha caratterizzato la Seconda Repubblica, su cui si è incentrato il bipolarismo italiano, darebbe, infatti, il segnale che nel Paese si apre una nuova fase. Sarebbe l’immagine della pacificazione, ma ci vorrebbe, però, una classe politica all’altezza. Come quella del Pci di una volta che per pacificare il Paese diede via libera all’elezione di Francesco Cossiga, dell’uomo di Gladio, al Quirinale.
 
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