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Le garanzie che servono ai sindaci per governare

Redazione InPiù 07/09/2021

Altro parere Altro parere Francesco Grillo, il Messaggero
Le armi (in parte) spuntate dei sindaci e quello che servirebbe ai comuniper amministrare bene. Ne parla Francesco Grillo sul Messaggero avanzando alcune proposte: “E’ inferiore a 3000 euro lo stipendio netto mensile del sindaco di città importanti come Trieste o come Salerno che vanno al voto tra poche settimane (quello dei primi cittadini di Roma o di Milano arriva a quasi 8000 euro lordi, un livello che è, comunque, del 50% più basso delle indennità percepite da uno qualsiasi dei mille consiglieri che eleggiamo per governare le Regioni). Ai comuni che sono il primo terminale dello Stato nel rapporto con i cittadini – osserva - vanno meno di un decimo delle risorse che lo Stato dedica al proprio funzionamento ed è una percentuale che sta progressivamente diminuendo. Nel 2019, subito prima della pandemia, ai Comuni arrivavano meno di 63 miliardi di euro che è meno dei 67 che spendevano dieci anni fa. In primo luogo dunque più possibilità finanziarie. Il Piano Nazionale di Resilienza e Rilancio alloca – secondo un’analisi del Think tank Vision – ben 36 miliardi di euro a 26 progetti che citano i comuni, le città metropolitane e l’Anci tra i soggetti attuatori. Manca, però, una regia complessiva. In secondo luogo fanno bene i Sindaci a chiedere – con una sola voce – la revisione di un sistema che porta all’incriminazione di un primo cittadino anche nel caso in cui si chiuda male la porta di un edificio scolastico sulle dita di un adolescente. Tuttavia, è l’intero sistema di funzionamento dell’amministrazione e degli appalti che va rovesciato. Ciò che conta deve diventare solo il risultato. Infine, è la stessa struttura dello Stato a dover essere ripensata. A fronte di più risorse e poteri, gli enti locali devono accettare l’idea di buon senso che la dimensione minima di un Comune non possa scendere sotto i 5000 abitanti. Più della metà dei Comuni italiani servono meno di 3000 cittadini. In uno Stato che decida di adattarsi ad un secolo così veloce dovrebbero contare solo l’amministrazione centrale e quelle locali. Sono le elezioni locali a dimostrare che esiste ancora una domanda di partecipazione molto diffusa e confusa. È indispensabile non disperderla, armando i sindaci del potere e delle risorse per poter diventare i ricostruttori di un patto sociale che si è logorato”.
 
 
Francesco Riccardi, Avvenire
La disoccupazione giovanile vista come “spreco insostenibile” di risorse e di capitale umano. Ne parla Francesco Riccardi su Avvenire: “Non poteva che essere così in un anno sconvolto dalla pandemia, tuttavia il nuovo aumento dei giovani neet che non lavorano né studiano è un dato che deve destare allarme. Un dramma attuale, e insieme un’ipoteca sul futuro, che necessita dell’attenzione dovuta a una vera e propria emergenza sociale, prima ancora che economica. Il numero dei giovani inoccupati e non inseriti in percorsi di formazione – sottolinea - è risalita infatti oltre i 2 milioni di persone in termini assoluti e al 23,3 in percentuale (+1,1% rispetto al 2019) segnala l’Istat. Quasi un quarto dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni, cioè, è inattivo anche se all’interno di questo insieme va distinto chi non ricerca proprio né un lavoro né un’occasione formativa da coloro che invece sarebbero disponibili a lavorare o a tornare a studiare a fronte di un’offerta adeguata. Per la gran parte questi giovani sono il prodotto di due grandi deficit. Il primo quello di un sistema di istruzione che non sa orientare e perde troppi ragazzi per strada. Il secondo, un mercato del lavoro che, anziché accompagnare e valorizzare i giovani che vi fanno ingresso, tende semplicemente a sfruttarli finché è possibile, frustrandone le ambizioni. Ancora, c’è un altro dato importante di cui tener conto: l’iscrizione di ben 1,6 milioni di persone tra i 15 e i 29 anni a Garanzia giovani. A testimonianza che la volontà di cercare un’occupazione o un’occasione formativa non è un desiderio spento per sempre fra i neet, tutt’altro. Questa difficile situazione non è certo sconosciuta agli addetti ai lavori. Il tema che, invece, sembra essere ancora trascurato è quello di una decisa promozione dei contratti di apprendistato, in particolare di primo e terzo livello che assicurano, oltre a un’assunzione regolare a tempo determinato, il completamento dei percorsi scolastici interrotti o il conseguimento di lauree e dottorati di alta specializzazione. Non è solo una questione di incentivi economici, già incorporati strutturalmente in questi contratti, quanto di cultura che troppo spesso manca anche nel nostro sistema produttivo e che occorre far crescere. Per ragioni demografiche i giovani saranno sempre meno, non possiamo permetterci che siano contemporaneamente sempre più delusi e inattivi. Perché due milioni di neet non sono semplicemente un problema economico, ma uno sciupìo di vita, uno spreco di futuro che non possiamo permetterci né accettare”.
 
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