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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 30/07/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Salvini: “Ho smontato la riforma Bonafede. Draghi sia meno paziente con i 5S”
“Ho smontato la riforma Bonafede. Draghi sia meno paziente con i 5S”. Lo afferma il leader della Lega, Matteo Salvini, intervistato da Amedeo Lamattina per La Stampa. Giuseppe Conte si è intestato le modifiche sui reati di mafia. Una bandierina piantata del nuovo leader di M5S o è stata veramente utile la sua richiesta? «Come Lega, oltre ai reati di mafia, abbiamo aggiunto, grazie a Giulia Bongiorno, il tema della violenza sessuale e dello spaccio di droga come reati particolarmente gravi. Magari in casa 5 Stelle sono temi delicati... Fino all’ultimo loro hanno minacciato di non votare la riforma Cartabia, però io fra ieri e oggi avrò sentito il presidente del Consiglio almeno una decina di volte. Anche in questo caso la Lega è stata forza di garanzia e di equilibrio. Draghi e il ministro Cartabia ci hanno ringraziato per il contributo. Conte fa gli show, Giulia Bongiorno ha lavorato giorno e notte per migliorare questo testo. Mentre i 5 stelle facevano i capricci e presentavano 900 emendamenti, noi abbiamo migliorato il testo». Ma voi sostenete i referendum che vanno molto oltre. «Infatti questa riforma del governo è il primo passo, anche perché entrerà a regime tra qualche anno. I referendum sulla giustizia sono l’unica vera garanzia che la giustizia migliorerà. Voglio vedere in Parlamento Pd e 5 Stelle quanti problemi faranno e quanti ostacoli metteranno. Se uno vuole processi veloci e certezza della pena ci sono i nostri gazebo nelle piazze: ce ne saranno mille in questo fine settimana». Le critiche che sono venute da diversi procuratori, anche da parte di Gratteri di cui ha molta stima, erano giuste? «Gratteri lo stimo, ma non ho condiviso alcune critiche. So che a qualcuno questa riforma non andrà bene comunque. Anche la stessa base parlamentare dei 5 Stelle non l’accetta perché smonta la Bonafede che teneva tutti sotto processo a vita, roba indegna per un Paese democratico e civile». Lei nei giorni scorsi ha detto che governare con Pd e 5S è faticoso. Riuscirete a resistere fino al 2023? «Ad ogni Consiglio dei ministri i 5 Stelle creano problemi e questo sarà un problema per Draghi e per l’Italia. Dopo 130 mila morti e un anno e mezzo di Covid la nostra pazienza sarà inesauribile, però contiamo sul fatto che Draghi di pazienza ne abbia di meno. Non è possibile che ogni volta questi minaccino crisi di governo, anche ieri dicevano “ritiriamo i ministri, non votiamo...”. Le prossime riforme su cui creeranno problemi saranno quelle sugli appalti e sulla burocrazia. Abbiamo 200 miliardi da spendere ma se non accorci i tempi della burocrazia, non cambi il codice degli appalti, non metti i commissari straordinari, purtroppo i soldi non li spendi. Per loro meno si produce e si lavora e meglio è. Sono fuori dal mondo. Se fosse per loro la Tav e le Olimpiadi non ci sarebbero. Ma noi abbiamo scelto la responsabilità e per questo sosteniamo Draghi e l’Italia».
 
Pregliasco: «Numeri brutti? Spero sia un colpo di coda. Ma ora serve più chiarezza»
«Numeri brutti? Spero sia un colpo di coda. Ma ora serve più chiarezza». Lo afferma il virologo Fabrizio Pregliasco, intervistato da Adriana Bassi per il Corriere della Sera. La quarta ondata di contagi da coronavirus è arrivata, come dimostrano i dati della Fondazione Gimbe e come molti esperti temevano? «Speriamo sia solo un colpo di coda — commenta Fabrizio Pregliasco, virologo, docente all’Università Statale di Milano —. Comunque è una situazione in linea con quello che già è successo in altri Paesi, mentre noi vivevamo una sorta di luna di miele». In che senso «luna di miele»? «Noi siamo stati chiusi più a lungo: chi ha riaperto prima, come Spagna e Portogallo, ha visto risalire i contagi già nelle settimane scorse. E poi c’è stata quell’’eclissi di coscienza’, durante i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia nell’Europeo di calcio, che ha favorito la diffusione del virus». A proposito di contagio: dove si nascondono i rischi? «Va ribadito un concetto: che ogni contatto fra persone può potenzialmente rappresentare un rischio di contagio, anche se basso. Anche i vaccinati (che nell’88% dei casi sono al riparo dall’infezione) in alcuni casi possono essere portatori del virus, nonostante la carica ridotta, e trasmetterlo agli altri». Questo non fa che sottolineare l’importanza della vaccinazione per ridurre il più possibile la circolazione del virus. Molti, però, sono ancora esitanti, e non parliamo dello zoccolo duro dei no vax. Perché questa esitazione? «Molto è da attribuire a una sorta di cacofonia dell’informazione. È passata, per esempio, l’idea che i vaccini siano sperimentali e che alcuni possano interferire con il nostro Dna. Ma non è così. Le tecnologie che hanno permesso di mettere a punto i preparati a Rna (come Pfizer, ndr) e quelli a vettore virale (tipo AstraZeneca, ndr) sono allo studio da anni. E questa confusione informativa continua». Si spieghi meglio. «Per esempio, l’Ema ha dato indicazioni per la vaccinazione nei giovani a partire dai 12 anni. Alcuni Paesi, però, come la Germania o la Svezia, vaccinano, al momento, soltanto i ragazzi più fragili, in attesa di avere maggiori dati sugli effetti collaterali (sono descritti casi molto rari di miocardite fra i più giovani, ndr), mentre in Italia si seguono le indicazioni dell’Ema. Vaccinare i giovani, comunque, è fondamentale per la riapertura delle scuole».
 
Zaia: «Patto sociale a rischio. Quei leghisti in piazza? Mi rifiuto di pensare che sia la nostra linea»
«Patto sociale a rischio. Quei leghisti in piazza? Mi rifiuto di pensare che sia la nostra linea». Lo afferma il governatore del Veneto, Luca Zaia, intervistato da Marco Cremonesi per il Corriere della Sera. O «Un principio per me è dogmatico è “la mia libertà finisce dove comincia la tua”». Il governatore Luca Zaia cita Martin Luther King per intervenire sul tema dei vaccini e sulle proteste di piazza contro il green pass. E aggiunge: «Il confronto e la libertà sono il sale della democrazia. La stella polare della mia vita è la frase che attribuiscono a Voltaire: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”». Presidente Zaia, due citazioni che sembrano una premessa per poi dire altro. «Non mi meraviglia che ci sia chi la pensa diversamente da me, ma ci sono due elementi da sottolineare. Primo, i toni, che devono rimanere accettabili. Secondo, non può passare lo stigma e la messa in mora di chi la pensa diversamente e fa il suo lavoro». Parla dei No vax e di quelli che dicono «non siamo no vax ma…»? «Parlo di un clima in cui è sempre più difficile compiere il proprio ruolo istituzionale. Siamo passati da una sanità pubblica che faceva le profilassi a scuola a un punto in cui è difficile fare un tampone perché veniamo accusati di infilare microchip nel naso dei bambini. Fare quello che abbiamo il dovere di fare sta diventando un problema». Colpa della Rete o colpa dei politici? «C’è poco da scherzare. Il tema della vaccinazione fa emergere questioni rilevantissime. Se invochiamo la libertà per qualsiasi cosa, perdiamo il minimo senso del bene comune. Oggi riguarda i vaccini, domani qualunque scelta di sanità pubblica. Eppure, noi per decenni siamo stati accompagnati da piani di sanità pubblica. La mia generazione la distingui perché sulla spalla ha la cicatrice della vaccinazione». In tanti sostengono che il vaccino sia arrivato troppo in fretta. «Le conoscenze per preparare un vaccino non sono quelle di 50 o 60 anni fa. Ma il problema vero è che in questo clima, se inventassero oggi la penicillina, avremmo i social pieni di gente che dice che una muffa non se la inietta. Qui sta saltando il patto sociale. E se succede è inevitabile che andiamo alla deflagrazione». Il tema della libertà non esiste? «Certo. E nessuno si diverte ad assumere un farmaco. Tutti, a partire dall’aspirina, hanno delle controindicazioni. Ma è pur vero che in un’epidemia, la profilassi io la faccio per me e anche per chi mi è vicino».
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