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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 29/07/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Le Foche: «Una terza dose è sempre più probabile per gli immunodepressi e i soggetti fragili»
«Una terza dose è sempre più probabile per gli immunodepressi e i soggetti fragili». Lo afferma Francesco Le Foche, immunologo del Policlinico Umberto I di Roma, intervistato da Adriana Bazzi per il Corriere della Sera. Quindi la vaccinazione funziona al cento per cento nel mettere al riparo dalle forme gravi ma non dalla possibilità di contagio. È così? «Sì, e questo costituisce una ragione in più perché tutti si vaccinino: il vaccino non solo mette al riparo il singolo dalla malattia grave, ma riduce la circolazione del virus nella popolazione e, quindi, l’emergere delle varianti. Abbiamo visto come la variante Delta abbia complicato la situazione dal momento che si trasmette più velocemente e dà origine a cariche virali più alte». Ancora oggi, però, ci sono resistenze alla vaccinazione. Perché? «Io vedo nei giovani una propensione al vaccino e non solo perché, poi, possono andare in discoteca, ma perché ne hanno capito l’importanza. Gli ultrasessantenni, invece sono restii, probabilmente per ragioni culturali: sono meno sensibilizzati». Come si possono convincere? «Un ruolo fondamentale dovrebbe averlo il medico di medicina generale. Occorre spiegare che i vaccini sono sicuri e rappresentano un grande risultato della ricerca scientifica. Le tecniche con cui sono prodotti sono studiate da anni, anche per sviluppare farmaci nel campo dell’oncologia». Una precisazione tecnica. Dal momento che la proteina spike del virus è quella che gli permette di entrare nelle cellule umane e di danneggiarle, è possibile che la stessa proteina, prodotta attraverso il vaccino, possa provocare effetti collaterali? «No. La proteina spike del vaccino viene subito “captata” dalle cellule del sistema immunitario e, successivamente, stimola la produzione di anticorpi e l’attivazione di altre cellule della difesa immunitaria». Ancora sui vaccini. Che cosa pensa del mix, cioè della possibilità di assumere una seconda dose diversa dalla prima? «Una seconda dose diversa aumenta di molto l’efficacia ed è garanzia di una migliore immunizzazione». Ci sarà bisogno di una terza dose? «Verosimilmente sì per le persone che assumono farmaci immunosoppressivi (che deprimono, cioè, il sistema immunitario, ndr), per i trapiantati e per persone con patologie particolari (come malattie autoimmuni o patologie infiammatorie croniche) in cui la risposta al vaccino può essere ridotta».
 
Fedriga: “Legittimo il dissenso ma non sarei sceso in piazza. Io farei vaccinare i miei figli”
“Il dissenso è legittimo ma non sarei sceso in piazza. Io farei vaccinare i miei figli”. Lo afferma il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza Stato Regioni, Massimiliano Fedriga, intervistato da Emanuele Lauria per la Repubblica. La Lega ha segnato un punto: le regole più rigide, su Green Pass e obbligo vaccinale, sono state rinviate. «Mi sembra un atteggiamento corretto quello del governo, c’è l’equilibrio che serve in questo momento. Se il quadro epidemiologico dovesse peggiorare, ci saranno altre misure, in caso contrario – come speriamo – vanno bene quelle già approvate. Non è il momento degli strappi». Si riferisce anche alla Lega? «Lo dico in genere: bisogna tenere unito il Paese, mi preoccupa molto la lotta fra fazioni: bisogna far capire che la campagna vaccinale è fondamentale, confutare una quintalata di notizie false, ma non mettere sulla graticola chi ha dubbi». Non crede che le posizioni del suo leader siano una strizzatina d’occhio agli scettici? «Guardi, si è vaccinato anche Salvini. La posizione è chiara: convinciamo la gente che deve immunizzarsi, ma senza imposizioni». Eppure Draghi ha dovuto fare una chiara reprimenda a Salvini, sulla presunta inutilità dei vaccini per gli under 40. Come ha giudicato quelle parole del premier? «Mi sembra che si siano chiariti, no? L’incidente è chiuso». Quindi vaccini per tutti? «È importante che la partecipazione alla campagna sia la più alta possibile fra tutte le persone ancora scoperte. Ma è chiaro che maggiore attenzione va riservata agli over 50, la categoria più a rischio». I presidi chiedono che si immunizzino anche gli studenti. «Io dico che potrebbe essere utile fare campagna anche nelle scuole, creando degli hub anche lì». Lei farebbe vaccinare suo figlio? «I miei non hanno ancora dodici anni. Se li avessero, chiederei loro di vaccinarsi. Pur rispettando quanti, fra i genitori, hanno perplessità».
 
Ermini (Csm): «Da noi solo critiche costruttive»
«Dal Csm sulla riforma della giustizia sono arrivate solo critiche costruttive». Lo afferma il vice presidente dell’organo di autogoverno della magistratura, David Ermini, intervistato da Vincenzo R. Spagnolo per Avvenire. «Il parere ci è stato richiesto dal ministro. E abbiamo fatto di tutto per discuterlo prima che il disegno di legge vada in Aula, per dare un contributo costruttivo al dibattito parlamentare – puntualizza –. Ecco, quello del Csm intende essere un contributo non emotivo, ma ragionato, sulle criticità della riforma, nel rispetto delle prerogative del Parlamento». Lei condivide il rischio, segnalato dalla sesta commissione, di «drammatiche ricadute pratiche» del combinato prescrizione-improcedibilità sul lavoro delle Corti d’appello? Ritengo che possano esserci importanti ricadute pratiche. E i dati contenuti nel parere lo confermano. Il "rallentamento" sul parere chiesto dal presidente Mattarella vi è servito per ulteriori valutazioni? Inizialmente il parere era centrato sulla prescrizione, diventata negli anni una tela di Penelope: prima la riforma Orlando, poi la controriforma Bonafede, ora la proposta Cartabia. La prescrizione, è bene tenerlo a mente, è una patologia del sistema: per contrastarla non servono solo paletti di legge, ma tante altre misure e risorse, come l’assunzione di più magistrati e funzionari nei tribunali. Ciò detto, giustamente il presidente della Repubblica ha chiesto di esaminare la riforma penale nel suo insieme. E difatti ci sono altri punti delicati, penso ad esempio alla possibilità che il Parlamento dia criteri generale di priorità nell’azione delle procure... Intanto, alcuni partiti raccolgono firme per i referendum sulla separazione delle carriere e su altri nodi. Cosa ne pensa? È uno strumento previsto dalla nostra Costituzione. Ma abroga, non propone. Meglio il lavoro organico del Parlamento, se rapido ed efficace. Pensa che nel maxi emendamento del governo ci saranno correzioni di sostanza? Non so se ci sarà un accordo nelle prossime ore o nella prossima settimana. Ma sono speranzoso, confido che le forze politiche riescano a trovare un punto d’incontro. Ognuno deve rinunciare a mettere bandierine: non è solo un problema di percepire i fondi europei del Recovery plan, ma di garantire ai cittadini un "servizio giustizia" migliore, con processi più celeri, pene alternative per carceri meno affollate... C’è un arretrato di milioni di cause che opprime tribunali e Cassazione. Fra cui spiccano i 115mila ricorsi pendenti dei richiedenti asilo, denunciati dal nostro quotidiano. È possibile rivedere le tabelle dei posti nelle sezioni immigrazione, al momento non adeguate? Conosciamo il problema, al quale il Consiglio riserva da tempo attenzione. La materia costituisce oggi una sfida fondamentale per la giurisdizione civile.
 
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