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Quei giochi pericolosi

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 29/07/2021

In edicola In edicola Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
“Gli uomini amano pensare che la loro vicenda non sia legata al Caso, bensì a un Piano. Ovviamente il Piano non esiste; ma gli uomini vi credono al punto da uniformare al Piano le proprie azioni e le proprie opinioni”. Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera cita Umberto Eco e il Pendolo di Focault per stigmatizzare “i giochi pericolosi” su vaccini e green pass: “Tale attitudine – scrive - è sempre esistita, ma ha trovato ora un formidabile moltiplicatore: la Rete. Non a caso, il movimento che si oppone ai vaccini e al green pass è molto più forte sui social che nelle piazze. Molti tra noi sono convinti che esista una fascia della rappresentazione — in cui si muovono la politica, i media, gli intellettuali — e una fascia della realtà, dove si dicono le cose come stanno. Ovviamente è uno schema falso; ma alcuni politici e intellettuali hanno verificato quanta simpatia e quanto credito possa venir loro, se vi aderiscono. Ovviamente, la libertà di pensiero e di parola è sacra, e va sempre rispettata. Ma più si è seri e autorevoli, più si dovrebbe esercitare questa libertà con rigore; a maggior ragione in una fase cruciale come questa. I Piani non sono riusciti neppure a dittatori, da Mao a Stalin, disposti a far morire milioni di persone pur di realizzarli. L’idea che oggi esista un Piano ordito da Merkel, Draghi e Biden per imporre un controllo sui corpi, ovviamente in combutta con Big Pharma, è in sé abbastanza ridicola. Il green pass non è la lettera scarlatta, non è il numero della Bestia; è semplicemente il lasciapassare per interagire con gli altri, senza esporsi a pericoli e senza crearne. Poi ovviamente le garanzie non esistono, nessuno è al sicuro al cento per cento. Ma meglio dei vaccini finora non si è trovato nulla; e questa non è una teoria, è la realtà.  Siamo tutti d’accordo: è durissima accettare che la vicenda umana sia in balìa del Caso, manifestatosi da ultimo con un virus che ha sconvolto i progetti, l’economia, le opportunità. Ma l’alternativa al Caso non è il Piano segreto dei potenti che governano il mondo. È la fiducia nella scienza, nel lavoro, nel progresso, nell’aiuto reciproco; che in questa circostanza hanno preso la forma prosaica di un’iniezione e di un certificato”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
“Mattarella e Draghi hanno di nuovo lasciato intravedere il filo tenace che li unisce. Ognuno nel proprio ruolo, s’intende, ma all’interno di una cornice che abbraccia Quirinale e Palazzo Chigi e che appare solida come mai in questa legislatura”. Stefano Folli su Repubblica descrive i motivi del saldo legame tra palazzo Chigi e Quirinale: “Ieri nella Roma arroventata di fine luglio tutti hanno compreso che il governo si prepara a porre la fiducia sulla riforma della giustizia. Il presidente del Consiglio – ricorda - lo aveva preannunciato giorni fa, forte della valutazione unanime con cui il Consiglio dei ministri aveva approvato il testo Cartabia. In seguito si è svolto il solito gioco politico-mediatico, con i Cinque Stelle preoccupati di subire uno smacco eccessivo e ansiosi di ottenere qualche aggiustamento: un punto su cui peraltro non ci sono mai state preclusioni. Il problema è che il vaso di Pandora, una volta aperto, rischiava di spargere ovunque il suo contenuto, fatto di emendamenti e di richieste a pioggia da destra e da sinistra. Fino al pantano dei veti incrociati che avrebbe affossato la riforma. Dunque la fiducia non è in questo caso la prova di una debolezza strutturale dell’esecutivo, bensì il suo opposto: un atto di forza consapevole rispetto a partiti troppo deboli per rovesciare la leadership di Draghi e tuttavia in grado di paralizzarne l’attività. Ed è qui che il capo dello Stato ha ribadito il sostegno al governo di quasi unità nazionale. Sono opportune le mediazioni, ha detto ai giornalisti accreditati nei giardini del Quirinale, ‘ma poi arriva il momento delle decisioni chiare’. È quello che si sta facendo ancora nelle ultime ore: un negoziato all’interno del tracciato stabilito, non la ricerca estenuante di un accordo inafferrabile. Del resto, il governo ha il diritto e il dovere di affermare le sue priorità. Il semestre non sarà esente da tensioni, ma Mattarella ha lasciato capire che il Quirinale farà quanto in suo potere per disinnescarle. Per ora ha lanciato un appello generico ai partiti affinché non dimentichino “il bene comune”. Ma soprattutto ha offerto un punto d’appoggio a un premier determinato e poco incline a lasciarsi trascinare nei gorghi di una politica mediocre”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Il governo non cadrà ad agosto. Sulla Stampa Marcello Sorgi prova a spiegare le ragioni per la tenuta dell’esecutivo malgrado le frequenti fibrillazioni nella maggioranza. “Tutto questo – sottolinea - duole ricordarlo, fa parte della cosiddetta “ricerca di visibilità” che i leader dei suddetti partiti ritengono indispensabile per risalire le classifiche dei sondaggi. Così Conte, neo-designato capo politico dei pentastellati dopo una lite all’ultimo sangue con Grillo, tutto può fare tranne mostrarsi acquiescente verso il governo del suo successore. Non lo considera più l’artefice (con Renzi e Mattarella, pensate un po’) di un complotto ai suoi danni, per disarcionarlo dalla guida del governo giallorosso, ed è già un bel passo avanti. Ma ha promesso all’ala più movimentista dei grillini di farsi valere e dare filo da torcere a SuperMario. Il risultato è la grande e crescente confusione che si registra alla Camera, al momento in commissione giustizia e da domani, se non ci saranno rinvii, in aula, dove sono annunciate centinaia, forse migliaia di emendamenti al testo approvato all’unanimità da tutti i ministri. In mancanza di un accordo che consenta di tirare le fila e proporre ai deputati una sintesi, tecnicamente un maxi-emendamento, di fatto un compromesso tra tutte le richieste di modifica presentate, Draghi chiederà la fiducia sul testo uscito da Palazzo Chigi prima che si riaprisse la discussione. Poi ognuno deciderà e sarà libero anche di uscire dal governo. Ma è verosimile che nell’approssimarsi della votazione, tutti addiverranno a più miti consigli. Di una crisi ad agosto non c’è infatti nessuna voglia in giro. Lo scenario è completamente diverso da due anni fa, quando la legislatura era appena all’inizio. Oggi i partiti sono esausti e guardano con angoscia, sia alla scadenza del prossimo febbraio, quando in questo clima di disgregazione si dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, sia a quella della primavera 2023, quando finalmente si andrà al voto, e invece di compulsare le tabelle dei sondaggi si dovrà fare i conti con i voti veri, usciti dalle urne. Qualcuno dice che dal 3 agosto, data di inizio del semestre bianco con il Capo dello Stato privato del potere di sciogliere le Camere, partirà una sorta di “liberi tutti”, in cui in politica ciascuno potrà dare il peggio di sé. Possibile, ma nulla di più sbagliato immaginare il Presidente Mattarella con le mani legate, solo perché non può più ricorrere a elezioni anticipate”.
 
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