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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 28/07/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Occhiuto (FI): Li aspettiamo in commissione. Il giustizialismo non passa
Non si aspettino, M5S e Pd, che saremo disponibili a issare la loro bandiera». Lo afferma Roberto Occhiuto, capogruppo FI alla Camera intervistato sulla riforma della giustizia da Virginia Piccolillo per il Corriere della Sera. Perché? «Non siamo figli di un Dio minore». Cosa intende? «Se la questione giustizia viene proposta dal M5S trova l’ascolto del Pd. Se FI, con il centrodestra compatto, sollevano un problema riconosciuto da tutti, ovvero che troppo spesso i sindaci subiscono processi per fatti non riconducibili a responsabilità personale, viene ritenuto irricevibile». E dunque? «Pretendiamo ascolto come parte importante della maggioranza. Non siamo qui per ratificare le loro scelte». Sollevate una questione interna al governo? «No, ma li aspettiamo in commissione. Non rientrerà dalla finestra la riforma Bonafede della prescrizione. Era stato trovato in Cdm un accordo per superarla. Ora è stato ricreato l’asse giustizialista. Ma la fiducia si mette sul testo finale. E noi lavoreremo per difendere il garantismo che è la nostra cultura». Giusy Bartolozzi, magistrata, lascia FI perché tolta dalla commissione Giustizia. Non condivide quel garantismo? «È una parlamentare di assoluto valore, le ho chiesto di svolgere le funzioni di capogruppo in commissione Affari costituzionali. Sono convinto che rimarrà con noi». Cosa non ci sarà nel testo finale della commissione? «Esistono temi come l’improcedibilità che sono mezzi per ritornare alla Bonafede. I reati di mafia sono già imprescrittibili, però se si utilizza surrettiziamente l’aggravante mafiosa per evitare la fine del processo noi non ci stiamo».
 
Sileri: «Il lasciapassare va esteso se crescono i contagi. Obbligatorio per lavorare? È un’idea da considerare»
«Il lasciapassare va esteso se crescono i contagi. Obbligatorio per lavorare? È un’idea da considerare». Lo afferma il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri intervistato da Fabrizio Caccia per il Corriere della Sera. Sottosegretario Sileri, è sicuro che dal 6 agosto ci vorrà il green pass anche per mangiare al ristorante del Senato? «Certo che sì, se la norma vale fuori, vale anche dentro le istituzioni. Vi ricordo che il bar del Senato chiudeva dopo le 18, come tutti gli altri, quando vigevano le chiusure». Eppure anche oggi i “no pass” torneranno in piazza a Roma, compresi diversi parlamentari della Lega. Diciamo che è una norma piuttosto indigesta. «Io vorrei invitare tutti a valutare bene l’importanza del green pass, che è un mezzo straordinario per mettere in sicurezza il Paese e non finire col fare un passo indietro. Un mezzo per non tornare a chiudere mai più. Tanto che io sarei per riaprire anche le discoteche, grazie al green pass!». E invece no. «Perché il green pass è un formidabile mezzo di screening, perché ti costringe a controllare la tua salute anche semplicemente con un tampone, se proprio non vuoi farti il vaccino. Sento parlare di dittatura sanitaria, macché! Giusto manifestare, ma ai ristoratori che in piazza protestano dico: ci sono quasi 38 milioni di italiani che hanno avuto almeno una dose di vaccino e dunque con il green pass già in tasca. A questi vanno sommati almeno 7-8 milioni di bambini sotto i 12 anni a cui il green pass non viene neppure richiesto. Insomma, il 70 per cento della popolazione italiana al momento può entrare al ristorante. E di qui al 6 agosto saranno, spero, molti di più». Sì, ma non ci pensa a quei 13 milioni che il vaccino per vari motivi non l’hanno ancora fatto? «Certo che ci penso e vorrei tanto che si vaccinassero. A cominciare dagli insegnanti. Sa cosa dicono gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità? Il 99% di coloro che dal primo febbraio ad oggi sono morti di Covid erano persone non vaccinate. La quarta ondata del virus riguarderà in prevalenza chi non si vaccina».
 
Blangiardo (Istat): “Gli stipendi sono troppo bassi e spingono i giovani all’estero”
“Gli stipendi sono troppo bassi e spingono i giovani all’estero”. Lo afferma il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, intervistato da Luca Monticelli per La Stampa. Qual è la situazione dopo un anno e mezzo di Covid? «La crisi innescata dalla pandemia ha colpito in modo asimmetrico: hanno sofferto di più i giovani, le donne, chi era occupato nel settore dei servizi cui sono state imposte le chiusure anti-contagio. In una prima fase, la perdita di occupazione ha interessato principalmente i dipendenti a termine e gli indipendenti, e solo in un secondo momento ha coinvolto i lavoratori a tempo indeterminato. Da inizio anno il quadro è in progressiva ripresa: tra febbraio e maggio il numero di occupati è cresciuto e ha raggiunto i 22 milioni 427mila (+0,8% sugennaio2021), un livello comunque inferiore di 735mila unità (-3,2%) rispetto a quello pre-pandemia e prossimo ai livelli rilevati a metà 2015. La crescita ha riguardato in specialmodoi15-34enni, tra i quali gli occupati sono aumentati di 199mila unità, beneficiando anche della veloce risalita del lavoro a termine». Eppure la povertà continua a crescere. «Nel 2020 le famiglie in condizioni di povertà assoluta hanno superato i due milioni: oltre300milainpiùinunsoloanno.L’incidenza è passata dal 6, 4 del 2019 al 7,7%, ed è aumentata la povertà fra coloro che posseggono un lavoro: a livello nazionale, rispetto al 2019, è cresciuta l’incidenza per le famiglie con una persona di riferimento occupata (dal 5,5 al 7, 3%). Ma le misure di aiuto messe in campo dal governo hanno contenuto un po’ il colpo: secondo una nostra micro-simulazione, l’indice che misura, al suo crescere, la diseguaglianza del reddito disponibile si è ridotto del 5%. Un altro esercizio Istat stima gli effetti dei principali provvedimenti in termini di riduzione del rischio povertà: per i disoccupati è di circa 6,9 punti percentuali, di 3,5 punti per gli inattivi, di 2,6 per i lavoratori autonomi». Ci sono settori in cui le donne e i giovani possono trainare la ripartenza? «Quelli legati al commercio, al turismo, e ai trasporti. La ripartenza deve dispiegarsi soprattutto in questi comparti, la manifattura è già tornata sui livelli pre-crisi». Molte imprese lamentano l’assenza nel mercato del lavoro di alcune figure professionali. Non crede che ci sia un problema salariale dietro questo fenomeno? «Questo è un problema, spiega la propensione di molti nostri giovani preparati a cercare un impiego all’estero. Nel corsodelprimotrimestre2021sono stati rinnovati otto contratti nazionali di categoria. Mentre quelli in attesa di rinnovo sono 43 e interessano circa 9,7 milioni di dipendenti – il 78,5% del totale – con un monte retributivo pari al 77,7%».
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