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La guerra d'agosto della finanza milanese

Redazione InPiù 28/07/2021

Altro parere Altro parere Marcello Zacchè, il Giornale
“In questo 2021 la Guerra d’agosto per i nuovi contrappesi post pandemia è già partita e promette di stravolgere i connotati della finanza milanese”. Ne parla Marcello Zacchè sul Giornale: “Ieri un banchiere di Intesa, Gaetano Micciché, si è dimesso dal consiglio di Rcs, la società editrice del Corriere della Sera. Un episodio da cronaca finanziaria che rivela una pentola in ebollizione: la prima banca italiana divorzia dal primo quotidiano nazionale. È la stessa banca – ricorda Zacchè - che 5 anni fa aveva appoggiato Urbano Cairo, insieme con il suo Richelieu, il potente avvocato d’affari Sergio Erede, proprio nella conquista di Rcs, contro la storica influenza di Mediobanca. Cairo controlla Rcs con il 63% e ha risanato i suoi conti. Ma da allora si è fatto molti nemici, e questo di Micciché ieri pare il via a una nuova battaglia per via Solferino. Dove potrebbero giocare un ruolo anche soci nuovi (come la Unipol delle coop e di Carlo Cimbri) e vecchi (Pirelli, Della Valle) che non hanno mai abbandonato l’idea di controllare il Corriere. Un giornale che, pur nel declino dell’editoria, rappresenta sempre uno strumento di potere straordinario. Di sicuro, da ieri, l’asse Cairo-Intesa viene a mancare e, di fronte alla causa con cui i finanzieri Usa di Blackstone hanno chiesto a Rcs 600 milioni di dollari, tutto diventa possibile. Anche perché le geometrie stanno cambiando pure dalle parti di Mediobanca, dove l’ad Alberto Nagel, ormai privo di grandi soci che lo sostengono, è in trincea sotto l’attacco dei due imprenditori più liquidi d’Italia: il patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio (grande elettore del nuovo capo di Unicredit, Andrea Orcel) e l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, messi insieme sono arrivati al 25% del capitale della banca d’affari, a sua volta primo azionista del maggiore polmone finanziario italiano e grande custode di Btp, le Generali. Obiettivo dei due è proprio quello di scalzare Mediobanca dal ruolo secolare di padre padrone delle assicurazioni triestine. Corriere da una parte, Generali dall’altra: i capisaldi della «galassia» di potere costruita da Enrico Cuccia sono le prede della Guerra d’agosto. Combattuta, per la prima volta, da soggetti nuovi. Che forse trovano nel clima del governo Draghi il terreno più adatto per venire allo scoperto e giocarsi le loro carte”.
 
Francesco Grillo, il Messaggero
“’Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare’. Conservano una modernità severa le parole pubblicate nel 1955 da Luigi Einaudi e contenute in un famoso libello intitolato, polemicamente, ‘prediche inutili’. Lo scrive Francesco Grillo sul Messaggero a proposito del Pnnr: “Valutare significa che lo Stato si è preso il tempo di chiarire i propri obiettivi. Di costruirli coinvolgendo i cittadini perché senza la loro energia non si avviano progetti di cambiamento. Di ponderare opzioni alternative per raggiungere quelle finalità e aver garantito che tutti possano controllare esiti che raggiungono la quotidianità di tutti. Da tempo, osservando quasi tutte le politiche pubbliche italiane si ha la sensazione che stiamo guidando un’automobile in un buio che è reso profondo da grandi discontinuità. E a fari spenti. Una condizione che, nel momento, in cui stiamo per giocarci una scommessa finale di 193 miliardi di euro preoccuperebbe molto chi di questa Repubblica fu padre”. E la questione del Pnnr, spiega Grillo, non fa eccezione: come facciamo a massimizzare la conoscenza, la condivisione e, contemporaneamente, la velocità di esecuzione (laddove il PNRR prevede, addirittura, che il 70% degli impegni di 193 miliardi siano chiusi entro il dicembre del prossimo anno)? Il problema si pone, peraltro, anche per l’altro grande programma di investimenti che si sta per abbattere sull’economia italiana e, in particolar modo, quella del Mezzogiorno. In realtà, i grandi economisti (quelli che erano in grado di coniugare etica e tecnica) ci ricorderebbero che - su un piano teorico – il dilemma non esiste: maggiore conoscenza significa disegnare interventi fattibili e maggiore condivisione implica che quelle innovazioni troveranno imprese e cittadini pronti a difenderne la realizzazione. Sul piano delle scelte concrete, invece, è fondamentale che un Governo che al pensiero di Einaudi e Caffè si ispira, negozi con la Commissione meccanismi di valutazione, sperimentazione, revisione che siano totalmente legati alle evidenze e che, progressivamente, emergano. Del resto, la partita Next generation Eu si gioca quasi interamente in Italia e l’Italia è guidata, in questo momento, da chi ha il prestigio per porre una questione che è, insieme, di efficienza, di democrazia e, persino, di crescita culturale di un’opinione pubblica senza più riferimenti”.
 
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