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Fake news, ecco come nascono

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 28/07/2021

In edicola In edicola Milena Gabanelli, Corriere della Sera
In un lungo articolo sul Corriere della Sera, Milena Gabanelli ci ricorda come nascono le fake news sui vaccini: “Il disorientamento è comprensibile dopo un anno e mezzo in cui virologi ed epidemiologi si scontrano nella gara di visibilità, i politici che dicono qualunque cosa purché contro il partito avverso, mentre stampa e tv danno voce a tutti, inclusi quelli che non hanno titolo per dire alcunché. E alla fine uno dice «non credo più a nessuno». In realtà - sottolinea - chi decide di non vaccinarsi a qualcuno crede. Il sito indipendente di verifica delle notizie NewsGuard, di cui oggi si avvale l’Organizzazione mondiale della Sanità, monitora da anni la disinformazione in Rete. Un loro analista ha semplicemente messo «mi piace» a una singola pagina Facebook no vax, eaquel punto un menù a tendina gli ha suggerito decine di altre pagine che pubblicano disinformazione sul Covid19 e sui vaccini, ognuna con migliaia di follower. E più la pagina è seguita e più raccoglie pubblicità. Se poi chiedi a questo così arrabbiato contro il green pass perché non si vaccina, la prima obiezione è: non ti protegge dall’infezione e neppure contro la malattia. Stiamo ai fatti: questi vaccini non sono sterilizzanti, e sappiamo che una piccola percentuale può infettarsi. In uno studio che ha coinvolto 3.694 dipendenti del Policlinico San Matteo di Pavia (soggetti molto esposti) vaccinati con due dosi Pfizer, sono stati riscontrati 33 casi di infezione. Di questi 17 asintomatici, e 16 mostravano un’infezione lieve. Seconda obiezione: allora perché i vaccinati devono comunque portare la mascherina? Nello stesso studio si è appurato che 2 (0,05%) operatori vaccinati con due dosi hanno trasmesso l’infezione. La percentuale è marginale, ma la prudenza suggerisce che nei luoghi chiusi sia comunque meglio mantenere le protezioni fin a quando la maggior parte della popolazione non sarà vaccinata. Terza obiezione: visto che la malattia nei giovani è molto meno aggressiva perché vaccinare tutti gli under 40? Perché le segnalazioni di casi gravi negli under 40 sono in crescita, e la circolazione del virus oggi avviene principalmente nelle fasce di età non sottoposte a vaccinazione. Quarta obiezione: siamo tutti adulti, se non ci vacciniamo lo facciamo a nostro esclusivo rischio e pericolo. Sempre dagli studi del Policlinico San Matteo: i grandi anziani, trapiantati, immunocompromessi, pazienti oncologici, sono soggetti fragili che hanno una scarsa (o assente) risposta al vaccino per la patologia di base o per le terapie che assumono. La loro protezione è una questione sociale”.
 
Massimo Cacciari, La Stampa
Massimo Cacciari sulla Stamp torna a ribadire e motivare la sua contrarietà al green pass. “Viviamo da oltre un ventennio in uno stato di eccezione che, di volta in volta, con motivazioni diverse, che possono apparire anche ciascuna fondata e ragionevole, condiziona, indebolisce, limita libertà e diritti fondamentali. E ciò in un contesto complessivo in cui cresce la crisi dell’idea stessa di rappresentanza e, nel nostro Paese, da un decennio ormai la dialettica politica e parlamentare non è in grado di esprimere da sé la guida del governo. Soltanto ciechi e sordi, oppure persone che non vedono a un palmo dal naso dei propri «specialismi», possono ritenere oziose tali considerazioni. Così - osserva - non si fa che inseguire emergenza dopo emergenza le più varie «occasioni», senza coscienza della crisi, senza la precisa volontà di uscirne politicamente e culturalmente. Invece di un’informazione adeguata si procede ad allarmi e diktat, invece di chiedere consapevolezza e partecipazione si produce un’inflazione di norme confuse, contraddittorie e spesso del tutto impotenti. Che il green-pass sia una di queste è del tutto evidente. Come è possibile non chiedersi la ragione della sua estrema urgenza, se la campagna di vaccinazione procede ai ritmi che lo stesso Draghi racconta? In base a questi, tutti gli italiani fuorché i bambini dovrebbero risultare vaccinati entro settembre. E, dunque, non bastano i vaccini? Si teme che non funzionino? Il green-pass diventerebbe, allora, null’altro che un mezzo surrettizio per prolungare all’infinito – magari con vaccinazioni ripetute – una sorta di micro lockdown… Suona sgradevole dircelo, ma è la realtà del mondo contemporaneo che ce lo impone: in forme ovattate e quasi indolori la deriva è quella di una società del «sorvegliare e punire». È la società in cui le forme di controllo e sorveglianza immanenti alle tecnologie che tutti usiamo si stanno sempre più accordando ai regimi politici. La democrazia è fragile, delicata – e quella che noi conosciamo giovanissima, inesistente prima del 1945. Ogni provvedimento che discrimina tra cittadini ne lede i principi – e soprattutto quando suoni immotivato o non sufficientemente motivato. L’idea di democrazia comporta un’opinione pubblica bene informata che partecipa consapevolmente, e cioè criticamente, alle decisioni dei suoi rappresentanti. Sono idee ed esigenze che non avvertiamo neppure più, tutti a caccia di «assicurazioni a prescindere»? Se così fosse, brutti tempi davvero…”.
 
Sergio Rizzo, la Repubblica
Sergio Rizzo gioca sul filo dell’ironia per illustrare i meandri burocratici collegati al green pass: “Avere il Green Pass, con il codice elettronico (Qr code) che ti fa entrare dappertutto non è poi così complicato. Si scarica facilmente dal sito del ministero della Salute, sempre che si disponga dello Spid, acronimo che sta per Sistema pubblico di identità digitale. E sempre che sia associato a una app di chi ha fornito quello Spid, perché il livello di sicurezza non è del semplice Spid, bensì Spid 2. In alternativa lo si può ottenere attraverso un’altra app che si chiama Io, messa a punto dal Dipartimento per la trasformazione digitale. Facilissimo, insomma. Basta avere uno smartphone con relativo accesso a Internet, scaricare lo Spid, poi la app, entrare nel sito del ministero della Salute e seguire le istruzioni; oppure aspettare che arrivi direttamente su Io, ovviamente dopo aver scaricato la relativa app. Meno facile - fa notare - è spiegarlo a una signora di 85 anni che giustamente non vuole rinunciare alla propria vita sociale, e dunque ha bisogno del Green Pass ma non ha lo Spid, né una qualsivoglia app. E magari neppure un nipote che le può dare una mano. C’è sempre il medico di base o addirittura la farmacia, direte. Verissimo. È sufficiente andare lì con la tessera sanitaria e il gioco è fatto: il medico o il farmacista te lo stampano in cinque minuti. Anche se ti viene in mente che forse tutto poteva essere ancora più semplice e non solo perché ci sono anziani che hanno difficoltà anche ad andare dal medico di base o in farmacia. Per esempio, consegnare il passaporto Ue a vista, contestualmente alla vaccinazione, era davvero così complicato? E qui si capisce con estrema evidenza come il problema sia sempre lo stesso da quando è cominciata questa sciagura della pandemia, né mai è stato affrontato e risolto. Da una parte le Regioni, ognuna delle quali gestisce l’operazione vaccini a modo proprio: dalle procedure alla comunicazione. Dall’altra lo Stato centrale, vittima della burocrazia al punto da complicare le cose perfino con la tecnologia, e ancor di più per le fasce più deboli della popolazione”.
 
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