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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 27/07/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fedriga: «Per avere tutti in aula riempire i mezzi all’80% è l’unica soluzione»
«Per avere tutti in aula riempire i mezzi all’80% è l’unica soluzione». Lo afferma il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza Stato Regioni, Massimiliano Fedriga, intervistato da Paola Di Caro per il Corriere della Sera. Il governo punta a far tornare in presenza a settembre tutti gli studenti, anche quelli delle superiori che hanno passato buona parte dell’anno scolastico in Dad. Le Regioni sono pronte? «Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: basta Dad. Ma bisogna partire dai dati reali». Quali sono? «Il trasporto pubblico locale può essere potenziato entro un certo limite per quanto riguarda i percorsi extraurbani, ma solo per quelli». Perché? «Perché nei centri urbani non possono essere utilizzati i bus turistici, che nel cuore delle città non possono circolare, per dimensioni e modalità di accesso. Per decongestionare in parte l’afflusso si può ricorrere agli scuolabus dove è possibile, ma non si può fare molto altro». Non si possono aumentare le corse? «Sono già state aumentate. Per portare tutti i ragazzi a scuola, ci dicono i nostri studi, servirà riempire i mezzi pubblici fino all’80%». È un rischio sostenibile? «Esistono sistemi per abbassare la soglia di rischio. Come Regione Friuli-Venezia Giulia noi proprio in questi giorni stiamo varando un piano che prevede di installare impianti di aerazione sui mezzi come quelli che ci sono oggi sui treni. È un filtraggio che è sicuramente utile: non annulla il rischio, ma aiuta». Sono costi sostenibili per tutte le Regioni? «A noi costa sui 4-5 milioni di euro, in proporzione è una voce di bilancio che per tutti dovrebbe essere sostenibile». Si potrebbero aumentare i mezzi a disposizione, se si disponesse del personale, comprando altri bus? «Per aumentare il numero di mezzi con forniture ordinarie serve circa un anno e due mesi: per farlo in tutta Italia con ordinativi eccezionali ci vorrebbero degli anni... Non è la strada percorribile per affrontare l’emergenza». L’altro grande problema che vede coinvolta sempre la fascia di popolazione meno vaccinata, quella dei giovanissimi, è proprio quello delle scuole: siete pronti per riaccogliere gli studenti in sicurezza? «Vedremo quali saranno le indicazioni del Cts sulle misure da adottare. Noi come Regione abbiamo già disposto fondi straordinari nel caso ci si dovesse appoggiare a strutture private come cinema, palestre, per avere più aule». La vaccinazione obbligatoria per il personale scolastico che molti chiedono aiuterebbe? «Qui da noi non è necessaria, abbiamo praticamente il 100% dei vaccinati tra insegnanti e personale Ata. Bisognerà vedere se qualche Regione ha particolari sofferenze, e decidere come agire in quei casi, eventualmente. In generale, bisognerebbe evitare di fare una guerra di religione su questi temi, di schierarsi in fazioni contrapposte. Vanno trovati punti di incontro, non di scontro».
 
Staiano: “Immunizzare i ragazzi prima del via della scuola; in caso di imposizione ci adegueremo”
“Immunizzare i ragazzi prima del via della scuola; in caso di imposizione ci adegueremo”. Lo afferma Annamaria Staiano, professoressa ordinaria all’Università Federico II di Napoli e presidente della Società italiana di pediatria, intervistata da Francesco Rigatelli per La Stampa. Perché i 12-18enni devono vaccinarsi? «Innanzitutto non bisogna dimenticare che la vaccinazione è una misura di sanità pubblica che riguarda tutti e che funziona quante più persone vengono coinvolte». Il rischio è che i ragazzi diventino un serbatoio del virus? «È successo l’estate scorsa, quando il virus ha ricominciato a trasmettersi a partire da loro per arrivare alle famiglie. Una dinamica pericolosa in un momento in cui va evitata la creazione di varianti che eludano i vaccini. Queste ultime si diffondono perché esistono serbatoi di soggetti non vaccinati e la fascia pediatrica lo è». Ci sono anche motivi individuali per vaccinare i ragazzi? «Oltre alla riduzione del pericolo del contagio per i famigliari vanno evitati i pur rari casi di malattia, che a seconda della condizione della persona possono avere effetti diversi, nonché le problematiche che affliggono alcuni ragazzi guariti dal Covid. La più famosa è la sindrome infiammatoria multisistemica (Mis-C), che in Italia ha mandato in terapia intensiva un centinaio di giovani e provocato il decesso di un bambino con comorbilità». La variante Delta è più pericolosa per i ragazzi? «Per quello che sappiamo è più contagiosa e infettando più velocemente finisce per aumentare i casi problematici. Non dimentichiamo che il virus ha comportamenti e conseguenze ancora poco conosciuti, mentre i vaccini sono una sicurezza». Si è discusso molto sull’effetto dell’apertura delle scuole sui contagi. Lei che ne pensa? «Da un lato c’è uno studio israeliano che mostra come il ritorno in classe non abbia causato un incremento di infezioni, dall’altro è chiaro che l’incontro con gli altri fuori dalla scuola, il movimento sui trasporti e il ritorno in famiglia rappresentino un problema. Si può cercare di limitare e rendere più sicuri questi passaggi con dei protocolli, ma la vaccinazione è una protezione maggiore e per questo necessaria». È ipotizzabile il ritorno a scuola solo per i ragazzi vaccinati? «È auspicabile, ma un obbligo sarebbe molto forte. Meglio consigliare fortemente ai genitori di muoversi per tempo». E se il governo mettesse l’obbligo? «Come pediatri seguiremmo le norme. Non è compito di una società scientifica decidere l’obbligo, ma consigliare l’utilità della vaccinazione».
 
Casaleggio: «La mia nuova vita? Camelot dopo Rousseau Ho richieste dall’estero anche da gruppi politici»
«La mia nuova vita? Camelot dopo Rousseau. Ho richieste dall’estero anche da gruppi politici». Lo afferma Davide Casaleggio intervistato da Emanuele Buzzi per il Corriere della Sera. Davide Casaleggio, com’è la sua nuova vita senza M5S? Nostalgia della politica? «Attraverso le mie competenze di innovazione digitale ho contribuito per 15 anni a costruire un movimento politico che ha raggiunto risultati straordinari andando tre volte al governo e raggiungendo importanti primati a livello mondiale grazie a Rousseau. Grandi successi che non lasciano spazio alla nostalgia perché è un sentimento di chi guarda al passato e ha paura di rimettersi in gioco. Ora occorre rilanciare e portare la partecipazione ad ogni livello, non solo politico». Cosa pensa del litigio e poi della pace tra Conte e Grillo? «Credo si sia perso di vista il Movimento». Le piace il nuovo statuto M5S? «Del M5S nello statuto presentato non rimane nulla. A questo punto potrebbe essere apprezzabile che cambiassero anche il nome di questo diverso soggetto politico che si vuole creare. Si è passati da una struttura iperdemocratica ad una struttura iperverticistica in cui nessuno viene votato, nessuno si può candidare, persino i gruppi locali non possono esistere se non battezzati da parte di qualche nominato. Oggi non mi risulta ci sia alcuna forza politica in Italia con un vertice di nominati. La paura della libera competizione tra persone e idee, e del confronto democratico non ha mai portato lontano». Ora cosa accadrà a Rousseau e alla piattaforma? «Oggi molti aspetti della nostra vita e della società sono collegati a piattaforme digitali, anche la partecipazione in futuro lo sarà sempre di più. La partecipazione crea valore: aumenta il senso d’appartenenza, consente di costruire reti sociali di fiducia fondamentali per attivare il cambiamento e la trasformazione digitale. è un trend irreversibile. Costruire gruppi sociali che sappiano creare valore è un fattore strategico che consentirà di fare la differenza. Nel 2001 mio padre scriveva: “Le persone desiderano essere felici nel luogo di lavoro, fare parte di una comunità in cui si riconoscono, avere la possibilità di essere valutate per le loro capacità. Le persone ambiscono a Camelot”. Anche per questo abbiamo deciso di chiamare il nuovo progetto Camelot». Camelot strizzerà anche l’occhio alla politica? «Camelot sarà una Benefit corporation che perseguirà finalità di beneficio comune ad alto valore sociale come la promozione della cittadinanza attiva e digitale. Abbiamo deciso di abbracciare questo innovativo modello di fare impresa, sebbene richieda più responsabilità e sia più impegnativo di altri, perché vogliamo far radicare un modello concreto che contribuisca alla trasformazione dello strumento della delega in partecipazione efficace. Abbiamo ricevuto diverse richieste dai privati, ma valutiamo anche progetti interessanti nell’ambito politico e istituzionale, perlopiù dall’estero».
 
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