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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 26/07/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Letta: serve un patto di maggioranza contro i no vax
«Ci vuole un patto di maggioranza sul tema dei no vax». Lo propone il segretario del Pd Enrico Letta, intervistato sul Corriere della Sera da Monica Guerzoni. Tutti con Draghi, contro chi rifiuta il vaccino? «Il Dna di questo governo è dato da tre cose. La prima è la scrittura del Pnrr. Poi le riforme funzionali ai fondi europei, giustizia, fisco, e semplificazioni. Ma la questione numero uno è la campagna vaccinale per uscire dalla pandemia e tornare alla normalità». A che punto è la missione di Draghi? «Il governo e la maggioranza stanno lavorando bene sul Pnrr e sui nodi delle riforme, ma l’elemento costitutivo della maggioranza è la messa in sicurezza dell’Italia attraverso vaccinazioni, riaperture e green pass. Anche Figliuolo ha lavorato molto bene per la campagna, ma ora la variante Delta e la sfida no vax alzano il livello della difficoltà». E se la Lega non ci sta? «Vaccinandosi Salvini ha fatto un passo in avanti. Sui social, dove è stato pesantemente criticato, si è visto quanto gli è costato da parte del suo mondo, quindi il mio giudizio è positivo». Resta fiducioso sulla riforma della giustizia? O il M5S perderà pezzi? «Credo non sia in discussione la tenuta del governo nel semestre bianco, a maggior ragione in una situazione di difficoltà del Paese. In questa settimana si faranno gli ultimi aggiustamenti, poi un testo andrà votato». Nel M5S molti temono un complotto per spingere fuori Conte dalla maggioranza. Non vedo complotti, il nodo giustizia doveva arrivare e si stanno cercando soluzioni. Io sono fiducioso, perché Draghi e Cartabia hanno mostrato grande flessibilità». Lei a Siena i voti di Renzi li vuole, o no? «Una suppletiva in un collegio è elezione che richiede i voti di tutti. E c’è posto solo per chi vince. Non ci sono paracadute. E lì o vinco io, o vince il candidato della destra».
 
Salvini: il Green pass rischia di escludere metà degli italiani dalla vita sociale
“Oggi il Green pass, con i letti di terapia intensiva per fortuna vuoti al 98%, rischia di escludere dalla vita sociale più della metà degli italiani”. Lo afferma il leader della Lega Matteo Salvini, intervistato su Libero da Pietro Senaldi. “Una famiglia, anche vaccinata – spiega Salvini - che andrà in vacanza con una figlia di 14 anni, dovrà fare un tampone ogni volta per andare in pizzeria, in piscina o al parco giochi? Non si sta esagerando? E se il green pass evita tutti i problemi, perché non riaprire in sicurezza anche le discoteche?”. I numeri stanno salendo vorticosamente: ieri quasi cinquemila contagi. Non teme un autunno come l’anno scorso? «Il dato dei morti, dei ricoveri e delle terapie intensive rimane per ora fortunatamente costante e sotto controllo. Il giorno che hanno firmato il Decreto Riaperture ci furono 361 morti, oggi che si parla di nuovi limiti e chiusure solo 7. Qualcosa non torna». Lei è scettico sui vaccini ai ragazzi. Perché? Non teme il ritorno alla Dad? «Sul vaccino ai ragazzi esprimono dubbi le comunità scientifiche di altri Paesi europei come Germania e Gran Bretagna, che invitano a vaccinare i ragazzi solo se hanno altre gravi patologie. E sugli insegnanti credo sia un falso problema: più del 90% di loro ha già fatto il vaccino». Che centrodestra lascerà l’esperienza Draghi? Come può presentarsi unito dopo mesi di rivalità? «Il centrodestra sarà unito, come lo è sui territori, perché è quello che chiedono gli elettori e perché dove governiamo lo facciamo bene. E la presenza della Lega in questo governo è una garanzia per tutti, figurarsi se avessimo solo Pd e M5S quante ne combinerebbero». La riforma della giustizia della Cartabia non è sufficiente, senza i referendum? Pensa che Conte può davvero fare cadere il governo su di essa? «Riforma Cartabia e referendum sono complementari e se Conte volesse uscire dal governo sarebbe una splendida notizia per gli italiani».
 
Balsamo: una buona riforma ma servono più magistrati
Quella sulla Giustizia «è una riforma importante, ma non si può pensare di fissare un termine dopo il quale il processo si estingue senza avere prima apprestato tutti i mezzi e le risorse per celebrare i processi entro i termini previsti». Lo sostiene il neopresidente del tribunale di Palermo Antonio Balsamo, intervistato su Repubblica da Salvo Palazzolo. Quali punti della riforma consentiranno un’accelerazione dei tempi della giustizia? «Il filtro più rigoroso che verrà assegnato al giudice delle indagini preliminari credo che sarà un forte fattore di deflazione dei processi. Come accade in tutti i paesi che adottano il rito accusatorio il dibattimento è l’eccezione. L’ampliamento dei casi di citazione diretta a giudizio è un altro fattore importante. Di grande rilievo è poi il capitolo relativo alla cosiddetta giustizia riparativa, in accoglimento di una direttiva europea: è previsto l’accesso ai programmi di giustizia riparativa in tutte le fasi del procedimento». Giustizia riparativa, ovvero quel percorso che porta l’autore del reato a rimediare alle conseguenze della sua condotta. «Le forme di giustizia riparativa sono un grande impegno per dare speranza, contemporaneamente ai colpevoli e alle vittime dei reati. Proprio perché noi crediamo che sia indispensabile diffondere speranza sono necessarie delle riforme di carattere organizzativo con un ampliamento del numero dei giudici, che ci ponga in linea con l’Europa. La richiesta dell’avvocatura di portare il numero dei magistrati togati a 16.500 va presa in attenta considerazione». Il governo ha confermato gli investimenti, ma i magistrati impegnati sul fronte della lotta alla mafia hanno espresso riserve. «Vedo delle grosse criticità nella riforma non solo per i processi di mafia, ma anche per tutti quelli che comportano una notevole complessità negli accertamenti: penso ai dibattimenti per le morti sul lavoro, o per i disastri ambientali».
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