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La via all'altra globalizzazione

Redazione InPiù 23/07/2021

Altro parere Altro parere Leonardo Becchetti, Avvenire
La via all’altra globalizzazione. Ne parla Leonardo Becchetti su Avvenire: “Vent’anni fa al G8 di Genova la mancanza di dialogo tra il desiderio di cambiamento del sistema economico di una parte importante della società civile e la reazione di chiusura al dialogo da parte delle istituzioni raggiunse livelli di conflitto inaccettabili per una democrazia. E questo, tra azione e reazione, finì con l’oscurare la lucidità nell’analisi del problema e la possibilità di lavorare alle soluzioni. La globalizzazione, intesa come aumento degli scambi commerciali tra Paesi e come crollo dei tempi e dei costi di spostamento delle ‘merci senza peso’ causata dalla rivoluzione della Rete, non è certo un male. Al contrario - spiega - è qualcosa che ha il potenziale di avvicinare le persone che vivono in zone diverse del mondo creando una comunità globale. Il vero male da combattere non è certo la globalizzazione in sé, ma quella barbarie culturale di cui siamo tutti vittime che identifica il progresso sociale ed economico con il sottocosto e con il prezzo minimo come se il bene della persona coincidesse con il benessere del consumatore (ovvero la differenza tra il prezzo massimo che è disposto a pagare e quello di mercato). Questa miopia riduzionista, accompagnata dalla scarsità di informazioni per valutare altre caratteristiche di merci e servizi, ci impedisce di capire che dietro una riduzione di prezzo può nascondersi un’insidia per la nostra salute, lo sfruttamento del lavoro, danni all’ambiente che aggravano il rischio di catastrofi climatiche, irresponsabilità fiscale che riduce le risorse disponibili per finanziare beni e servizi pubblici come sanità e istruzione.  Proprio negli ultimi mesi sono apparse finalmente due risposte che possono invertire la rotta. Primo, con la discussione della tassa globale sulle multinazionali si ragiona sul fatto che le imprese vadano tassate per il volume di vendite realizzate nei diversi Paesi a prescindere dal fatto che possano mettere la propria sede legale in paradisi fiscali. Secondo, la Ue all’interno del pacchetto ‘Fit for 55’ ha inserito la border tax stabilendo che le aziende localizzate fuori dal proprio perimetro che vogliono esportare sui suoi mercati prodotti con standard ambientali al di sotto dei nostri debbano pagare la differenza sotto forma di tasse all’ingresso. Se la gara del commercio internazionale è come un campionato di calcio senza arbitri né regole che puniscono i falli di gioco, vince sempre la squadra più fallosa”.
 
Ugo Ruffolo, il Giorno
“I no vax non possono giocare con la vita degli altri, contestando i Green pass”. Non usa mezzi termini Ugo Ruffolo che firma l’editoriale sul Giorno in cui sostiene la legittimità dell’obbligo vaccinale: “Nella dialettica tra diritto individuale ed interesse collettivo alla salute – ricorda - la Costituzione consente la prevalenza del secondo sul primo anche permettendo alla legge di prevedere trattamenti sanitari obbligatori, quali appunto le vaccinazioni. Nessun limite costituzionale impedirebbe, anzi, al legislatore di imporre a tutti, tout court, quella anticovid. Modulare l’obbligo senza generalizzarlo ed imporre un Green pass abilitante per l’accesso a servizi, luoghi o eventi diventa anzi una scelta legislativa politica ‘moderata’, a fronte dell’ecatombe di caduti da Covid: superiore a quella di molte guerre, e moltiplicata da varianti assassine contro le quali affanniamo in corsa. Non c’è dunque libertà individuale o diritto alla privacy che tenga, come ha selettivamente ed articolatamente chiarito, il 10 giugno, il Garante della Privacy. E ricordiamo che chi bara e infetta bucando prescrizioni e divieti, potrebbe risponderne sia civilmente che penalmente. Né vale l’obiezione individuale del non ritenere sicuri i vaccini. Che sono già sperimentati a dovere, canonicamente approvati e certificati, e comunque mai a rischio zero, ma sempre indispensabili a contrastare rischi collettivi centinaia di volte maggiori. Chi pretende di non vaccinarsi non può pretendere di mettere a rischio gli altri. Idem per chi, gestendo eventi, ristoranti o discoteche, vorrebbe ignorare il ritorno della pandemia. La legge, dunque, potrebbe andare ben oltre le selettive previsioni di Green pass abilitanti. Violare quei limiti non è disobbedienza civile, ma comportamento potenzialmente criminale. Ben oltre le prescrizioni del governo possono andare già i privati, pretendendo dai propri dipendenti, o clienti, o visitatori, accessi subordinati a idonei certificati vaccinali. Incomprensibili restano persino talune resistenze sindacali, e ragionevoli le pretese, anche confindustriali, di soli vaccinati al lavoro”.
 
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