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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 19/07/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Brusaferro: Convincere gli indecisi al vaccino e agire in tempi rapidi
«Convincere gli indecisi al vaccino e agire in tempi rapidi: solo così arriveremo a una nuova normalità». Lo afferma il portavoce del Cts, Silvio Brusaferro, intervistato da Margherita De Bac per il Corriere della Sera. Salgono i contagi, fortunatamente però in ospedale si vedono pochissimi malati di Covid. La pandemia può essere declassata ad influenza un po’ più pesante? «Non direi proprio — rifiuta l’equazione Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e portavoce del Comitato tecnico-scientifico (Cts) —. Sappiamo dai dati che cresce l’Rt (indice di replicazione ndr) dei casi sintomatici e, di pari passo, sta salendo anche l’Rt delle ospedalizzazioni. Sappiamo che nei vaccinati con ciclo completo le probabilità di infettarsi e sviluppare la malattia grave si riducono fortemente. Mentre invece sulle persone non protette dal vaccino o che hanno ricevuto una sola dose, gli effetti del virus possono essere severi». Un vaccinato può sentirsi al sicuro? «È altamente protetto ma non si può escludere che possa contrarre il virus e trasmetterlo. Ecco perché è importante che anche i vaccinati seguano il principio di massima precauzione e indossino la mascherina nei luoghi dove è indicata». Gli ultra 60enni che si tengono lontani dal vaccino sono almeno 2,4 milioni. Cosa suggerisce per convincerli ad accettarlo? «Dal punto di visto tecnico scientifico l’importante è raggiungerli, ideale sarebbe poterlo fare attraverso la consapevolezza. La scelta degli strumenti per arrivare a questo risultato esula dalle nostre competenze di tecnici, è di natura politica. Tutti dovrebbero essere protagonisti di questa azione di convincimento: medici di famiglia, farmacisti, il personale sanitario. Ricordiamo che è cruciale agire in tempi rapidi. Adesso disponiamo in quantità sufficienti di dosi. Dobbiamo essere consapevoli che solo il vaccino ci tirerà fuori dalla crisi creando condizioni sfavorevoli alla circolazione del virus. È l’unica via per riprendere una nuova normalità. Non ci sono alternative». Più dei 60enni non è prioritario coprire i giovani? «Non sono obiettivi antitetici ma da perseguire in contemporanea soprattutto proiettandoci in avanti, a settembre-ottobre, quando i trasporti pubblici saranno in piena attività e il clima sarà meno favorevole di quello estivo». Obbligo vaccinale, lo esclude? «Dobbiamo immunizzare la fascia più ampia possibile di cittadini. La modulazione degli strumenti deve tener conto della sensibilità delle persone e del contesto sociale, sapendo che bisogna raggiungere le coperture».
 
Flick: “L’obbligo vaccinale va previsto pure per gli studenti”
«L’obbligo vaccinale? Nessuna controindicazione. La Costituzione lo prevede». Lo afferma in un’intervista a Viola Giannoli per la Repubblica, Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale, che si è fatto promotore assieme a una ventina di giuristi di una lettera rivolta al presidente del Consiglio Mario Draghi per una legge sull’obbligo vaccinale nelle scuole. Professore, come mai questa proposta? «Non siamo solo giuristi, siamo anche nonni: davanti alle conclusioni Invalsi sugli effetti nocivi della Dad e al desiderio dei nostri nipoti di tornare in classe chiediamo al governo di valutare le condizioni migliori per l’accesso a scuola, sia sul fronte dei trasporti che su quello della presenza in aula per evitare che si contagino. Ecco perché l’obbligo di vaccinazione per studenti e prof». È costituzionale? «Sì, sono convinto che lo Stato possa introdurlo legittimamente alla luce dell’articolo 16 della Costituzione, che prevede limiti alla libertà di circolazione per ragioni sanitarie, e dell’articolo 32, che tutela il diritto fondamentale alla salute come interesse della collettività». Non c’è alcuna compressione della libertà personale? «Non ne vedo alcuna limitazione. Nel caso della libertà personale, tra Stato e singolo, occorre una duplice garanzia: la legge e l’atto di un giudice. Nel caso dell’obbligo vaccinale è sufficiente la garanzia della legge, sulla base di valutazioni tecnico-scientifiche. È la scienza, e dunque il Cts, che deve dare alla politica le indicazioni sulla sicurezza dei vaccini. E il legislatore deve poi scegliere gli strumenti per limitare il contagio». Lo stesso vale per gli studenti? «Ha sempre funzionato così. Quattro anni fa, davanti a un calo di vaccinazioni, è stato necessario reintrodurre l’obbligo per il morbillo. Altrimenti non si era ammessi a scuola. Solo le persone che per motivi di salute non possono vaccinarsi debbono essere esentate». Quali possono essere le sanzioni? «Alcuni lavoristi sostengono che chi non si sottopone al vaccino non deve svolgere mansioni a contatto con le persone. Laddove possibile si può pensare a un impiego alternativo o a congedi temporanei». L’uso esteso del Green Pass è legittimo? «Sul Pass c’è un grosso equivoco e si sta facendo l’errore di trasformarlo in una questione politica, come per il ddl Zan o la riforma della Giustizia. Il Certificato serve a far sì che un soggetto che ha adempiuto all’obbligo vaccinale non debba sottoporsi a limitazioni. La libertà di manifestare il proprio pensiero è fondamentale, ma ci sono dei paletti: se non ti vaccini stai a casa, perché al ristorante c’è chi non vuole correre il rischio di contagiarsi».
 
Fornero: “I politici ci chiamano per le scelte impopolari”
“I politici ci chiamano per le scelte impopolari”. Lo afferma l’ex ministra, Elsa Fornero, intervistata da Paolo Griseri per La Stampa sulla sua nomina in una commissione governativa sul sistema previdenziale. Teme polemiche anche sulla sua nomina? «Temo? Vedo già. Ecco qui. Legga questo sito, legga: “Gli italiani pensavano di essersi liberati della Fornero dopo le celeberrime lacrime di coccodrillo che accompagnarono la sua riforma delle pensioni...”». Non è bello... «Non è bello. Le farò una confessione: una volta al mese scelgo una persona e mi permetto il lusso di rivolgergli una parolaccia. So che non si deve fare ma una volta al mese si può. Ecco, l’ho fatto. Poi, insomma, oggi è il 19, ci avviciniamo alla fine di luglio. Magari ad agosto ci sarà qualcun altro». Quali suggerimenti darà alla commissione governativa? «Non mi dovrò occupare di parità di genere ma di economia. E come sempre dirò la verità». Qual è la verità professoressa? «La verità è che abbiamo davanti sei anni per spendere bene molti soldi. Ma la verità è anche che se non li spenderemo bene quei soldi diventeranno debito e gli altri Paesi ce ne chiederanno conto, saranno sempre lì, pronti a saltarci addosso». Che cosa significa in concreto spendere bene i soldi del Pnrr? «Significa combattere la precarietà del lavoro. Solo se riusciremo ad allargare la base di coloro che hanno un lavoro sicuro potremo avere una crescita economica in grado di garantire il welfare. E questo si deve fare innanzitutto puntando sulla scuola e sulla formazione. Poi servirà il sostegno alle imprese e ci vorranno gli investimenti pubblici». Ci riusciremo? «Per la prima volta abbiamo un piano e una scadenza a sei anni per realizzarlo. Per la prima volta i governi che si succederanno nei prossimi anni (spero che non accada, per la verità) sanno che cosa devono fare in modo preciso». In realtà è l’Europa che ce lo chiede... «Sì. E’ così. Anche se qualcuno si arrabbia è così». Torniamo alla questione dei tecnici. Anche oggi l’espressione ha un valore negativo? «Ci sono dei momenti in cui la politica ci chiama». Perché ammette di avere dei limiti? «Forse perché sente che è venuto il momento di compiere scelte impopolari».
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