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Altro parere

I pigmei della politica

Redazione InPiù 19/07/2021

Altro parere Altro parere Augusto Minzolini, il Giornale
“Ho grande rispetto per Enrico Letta, ma la virata sulla giustizia, cioè la richiesta di modificare la riforma Cartabia (che serve solo a cancellare gli obbrobri del suo predecessore), suona come una nota stonata”. Lo scrive Augusto Minzolini sul Giornale evocando l’immagine dei pigmei della politica. “Proprio come è stonato il nuovo protagonismo velleitario di Giuseppe Conte, che si è eretto a paladino della parte più intransigente della magistratura. - come credo - terranno il punto. Il motivo è semplice: l’ex-premier dispone solo di pallottole Per lui è stata l’occasione per la solita parata, con tanto d’incontro a quattr’occhi a Palazzo Chigi, con cui legittimare la propria leadership nel movimento, ma non ne caverà un ragno dal buco, se Mario Draghi e la Guardasigilli spuntate. Non ha la forza per vincere quella parodia del duello all’OK Corral escogitata dalla mente di Rocco Casalino. Intanto perché la riforma della giustizia «ce la chiede l’Europa» - per usare una vecchia espressione cara a Letta - come condizione pregiudiziale per accedere ai fondi del Next Generation. In secondo luogo perché il Paese è cambiato, non è più quello che determinò nel 2018 il successo grillino. In tre settimane sono state raccolte 300mila firme per i referendum sulla giustizia. Un record. Insomma, siamo in un’altra epoca anche se Conte fatica a rendersene conto. Poi, magari tra le tante innovazioni a cui i 5 Stelle ci hanno abituato, ci sarà pure quella di un leader che porta il suo partito alle urne per una sconfitta certa: in politica, come in amore, tutto è permesso, anche il suicidio. Mentre se sono vere le voci per cui Conte sta meditando di eleggere Draghi al Quirinale nel tentativo di riprendersi Palazzo Chigi con il rischio di beccarsi, invece, le elezioni, allora assisteremmo ad un suicidio assistito. Sono gli errori comprensibili di un neofita della politica come l’ex premier. Ha, invece, meno scusanti Letta che fa politica da quando aveva i calzoncini corti. A meno che la strambata del segretario del Pd, che ha mandato su tutte le furie Draghi e tradito la vocazione riformista di una parte del Pd, punti a conquistare i voti grillini per le elezioni suppletive di Siena. Obiettivo altrettanto modesto degli sforzi di Conte di rendere credibile la propria leadership. Siamo ai pigmei della politica”.
 
Pierfrancesco De Robertis, il Giorno
"Dopo aver passato le ultime settimane a scrivere e leggere pezzi sul possibile partito unico del centrodestra, assistiamo adesso a una guerra interna senza esclusione di colpi che porta più di un osservatore a porsi la domanda che suona in qualche modo da risposta: «Ma il centrodestra esiste ancora?»". Così Pierfrancesco De Robertis sul Giorno: "I problemi del centrodestra - scrive - sono iniziati nel giorno in cui fu stabilito il principio secondo il quale «chi prende più voti fa il candidato premier». Mantra ereditato dal passato, quando regnante Berlusconi si trattava di imbastire una narrazione esteriore a un principio che tutti sapevano non sarebbe mai stato messo in pratica. Il capo era lui, e basta. La stella declinante del Cav ha però reso necessaria la contabilità, riduzione semplicistica della politica, ed ecco che dal piano dei contenuti l’attenzione ha iniziato a focalizzarsi su quello della matematica. E qui sono iniziati i guai, perché tra i due principali azionisti della coalizione si è scatenata una competizione non verso l’esterno, come sarebbe stato naturale in un’ottica di «squadra», alla caccia degli indecisi, degli astenuti o di chi votava un altro partito. Per poter esercitare la golden share matematica sulla coalizione, Salvini e Meloni hanno invece scelto la strada più facile, quella di rubarsi i consensi l’un l’altro. Con il risultato che il perimetro complessivo del centrodestra non è mutato (dopo le europee del 2019 la somma dei tre partiti era di 49,1, l’ultimo sondaggio SWG di ieri dava Lega, Fd’I, Fi e Coraggio Italia al 48,4) ma la conflittualità interna e in fin dei conti la credibilità della coalizione hanno subito un colpo durissimo. Per non incorrere in imbarazzi reciproci alle amministrative si è scelta la strada neutra dei candidati civici, si è dato vita a poco onorevoli teatrini sul Copasir o sulla Rai, per non parlare della rincorsa degli antieuropeisti alla Orban mentre l’Italia riceveva 200 miliardi di Pnrr e metà della coalizione sostiene il governo dell’ex capo della Bce. Una trama in cui i leader della coalizione sono apparsi spesso più preoccupati del sondaggio del prossimo lunedì che a immaginarsi il centrodestra di qui a tre o quattro anni. Il tutto mentre proprio quei sondaggi dicono che metà degli italiani sarebbero felici di affidargli il governo del paese. Qualcosa non torna”.
 
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