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L'incuria educativa ignorata

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 19/07/2021

In edicola In edicola Angelo Panebianco, Corriere della Sera
“Tema: la classe dirigente italiana e i processi educativi. Svolgimento: spiegare come mai per la suddetta classe dirigente sia irrilevante l’impoverimento in corso del capitale umano a disposizione del Paese”. Così Angelo Panebianco sul Corriere della Sera a proposito dell’incuria educativa ignorata dalla classe dirigente. “Collegare tale implicito giudizio di irrilevanza al disinteresse, ampiamente comprovato, di politici di primo piano, imprenditori, banchieri, leader sindacali, grandi professionisti, alti prelati, intellettuali di rango eccetera, per ciò che riguarda la condizione delle scuole e dell’Università. Chiedersi se, per questa ragione, si possa ipotizzare che in Italia una classe dirigente non esista più. In caso di risposta affermativa fare qualche considerazione sulle cause di tale scomparsa. Lasciando a chi ne avesse voglia il compito di svolgere il suddetto tema – sottolinea l’editorialista - faccio qualche considerazione sulle ultime notizie, ancora una volta allarmanti, sulla condizione dei processi educativi in Italia. ll Covid ha semplicemente esasperato fenomeni già in atto da molti anni e, in virtù dei quali, la scuola italiana ottiene sempre pessimi punteggi nelle classifiche Ocse. Qui, nell’indifferenza generale, si stanno mandando al macero generazioni di studenti. E si sta preparando un pessimo futuro per l’Italia. Che si farà quando il Paese avrà un numero ancora più grande (sono già tantissimi) di analfabeti funzionali e tuttavia diplomati? Sarà una buona notizia per l’economia? Una buona notizia per la democrazia italiana? Il ministro della Pubblica istruzione, che è anche un docente universitario ed ex rettore, a opinione di chi scrive, dovrebbe parlare al Paese. Spiegare quali provvedimenti intende prendere per fare in modo che le scuole peggiori si avvicinino agli standard delle migliori, per arrestare la tendenza delle scuole in molte aree del Paese (ma attenzione che scuole così ce ne sono un po’ ovunque in Italia) a trasmettere impreparazione e incompetenza, ad allevare generazioni di semianalfabeti. Se non ora quando? Per un colpo di fortuna o della Provvidenza, c’è in Italia un governo che ha le qualità e la visione per comprendere quale sia la posta in gioco. Dovrebbe imporre la propria volontà, anche in questo settore, a stuoli di praticoni indifferenti. Con la stessa energia con cui cerca di imporla sul Recovery fund”.
 
Tito Boeri e Roberto Perotti, la Repubblica
Chi non si vaccina deve pagare per i danni che provoca. E’ la tesi sostenuta da Tito Boeri e Roberto Perotti in un editoriale su Repubblica. “Moltissime nostre azioni – scrivono i due economisti - comportano esternalità negative. La famosa frase «la mia libertà finisce dove iniziano i diritti degli altri» quindi non è una questione costituzionale o etica, ma pragmatica. Il legislatore proibisce di fumare in pubblico in ambienti chiusi perché l’effetto dannoso sugli altri è immediato; non proibisce di fumare in cima a una montagna, sia perché la esternalità è meno immediata (i soldi che la collettività dovrà spendere per curare i polmoni del fumatore incallito) sia perché sarebbe comunque difficile far rispettare la norma. Lo Stato scoraggia però l’esternalità negativa con una tassa. Una delle lezioni della pandemia è la forza e la pervasività delle esternalità negative. La decisione di concentrare i vaccini quasi esclusivamente tra i Paesi ricchi si è ritorta contro di loro, perché ha favorito la nascita di varianti nei Paesi più poveri che rischiano di devastare anche i Paesi più ricchi. Se si fa un rapido calcolo del costo di una dose di vaccino e dei danni economici (per non parlare più in generale dei danni umani) della variante Delta nei Paesi ricchi, è probabile che a questi ultimi converrebbe fornire i vaccini gratis e al più presto a tutta la popolazione mondiale. Più vicino a casa nostra, la libertà di un individuo di non vaccinarsi ha ovvie esternalità negative sul resto della popolazione, perché crea enormi costi alla società per curare i no-vax che si ammalano e perché impedisce il ritorno a una vita sociale normale. Una ulteriore importante complicazione della pandemia sta nel fatto che mentre un individuo che fuma è immediatamente riconoscibile e, al limite, si può scegliere di allontanarsene, un individuo non vaccinato non è esternamente riconoscibile e la comunità non ha i mezzi per evitarne l’esternalità negativa. D’altra parte, una campagna di vaccinazione forzata è impensabile: sarebbe immorale, incostituzionale, e inattuabile in pratica. Anche qui, la soluzione non può che essere pragmatica: ci sono esternalità negative più forti di altre, su cui la società ha il diritto di intervenire. I due casi ovvi sono scuola e ospedali”.
 
Massimo Cacciari, La Stampa
Se la politica produca paura e non cultura. E’ il tema dell’editoriale di Massimo Cacciari sulla Stampa. “Nessuno nasce libero. È un lavoro difficile e faticoso. Occorre combattere pregiudizi, ignoranze, abitudini e costumi che ci sembrano “naturali”. Occorre l’esercizio della critica nei confronti di ogni forma di potere, che intenda affermarsi a prescindere dalla ragionevolezza e coerenza dei propri fini, semplicemente in virtù della propria forza. Ma prima di tutto diventare liberi significa liberarsi dalle passioni e dalle paure che ci imprigionano continuamente. E mai queste – sottolinea - pesano tanto sui nostri comportamenti e sulle nostre idee come nei momenti di crisi, di “salto d’epoca”. È inevitabile che il potere giochi su di esse; è sempre accaduto e sempre accadrà. Chiedimi quello che vuoi, ma rassicurami. Ci sarà a volte chi rassicura davvero, ma quasi sempre ci troveremo a che fare con chi sa fingerlo con abile spregiudicatezza. E quando una Fortuna propizia ci fa dono di una leadership adeguata, state pur certi che essa saprà far leva sulla partecipazione intelligente, sulla collaborazione di tutti i suoi governati mille volte più che su norme e pene. Sono vent’anni che rispondiamo alle paure che la “grande trasformazione” produce promettendo soluzioni e ingigantendole, rassicurando e terrorizzando a un tempo. Un velleitario regime di sorveglianza universale si è andato formando all’interno delle maglie delle nostre democrazie. E’ davanti agli occhi di tutti: la competizione politica si sta sempre più svolgendo su questo terreno. E potrebbe anche andare se ognuno, per la sua parte, avesse proposte corrispondenti alla gravità delle questioni, e non solo si appellasse alla nostra fede sulle sue capacità di risolverle. E risolverle come? E qui davvero è evidente tutta la “miseria” in cui ci troviamo: risolverle con norme e pene, norme all’inseguimento della situazione, incapaci di prevedere e governare – pene sempre più dure, per un numero sempre più ampio di fattispecie, come se non si sapesse da secoli che non esiste corrispondenza tra severità della pena e crimini commessi. “Quid leges sine moribus?” chiedevano i fondatori romani dell’idea di Diritto – che valgono le leggi se manca l’ethos? Se i nostri politici cominciassero, anche da questo punto di vista, a riconoscere l’assoluta centralità della scuola e dei processi formativi? Perché non provarci, pur sotto la pioggia di norme e di pene?”.
 
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