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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 13/07/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Tronchetti Provera: la vittoria spingerà la nostra economia
Dalla vittoria degli europei arriverà una spinta importante a tutta l’economia nazionale. Ne è sicuro Marco Tronchetti Provera, ad e vicepresidente esecutivo di Pirelli, intervistato su Repubblica da Roberto Mania. Lei pensa che ci sarà un effetto positivo sull’economia? «Sì. C’è stato in passato e, ricordo, non c’è stato solo per noi. Nel caso italiano la vittoria si innesta su un processo di recupero di fiducia in atto sia a livello europeo sia a livello nazionale. Al successo del calcio va aggiunta la credibilità internazionale che il nostro governo dimostra di avere». Secondo lei quali saranno i settori economici più favoriti? «Noi abbiamo delle filiere di tecnologia in tanti settori, dalla farmaceutica all’alimentare, dal tessile alla moda fino all’automotive che si stanno già muovendo in modo costruttivo. Grazie alle risorse del Recovery Fund possiamo recuperare il gap di produttività che abbiamo accumulato in questi ultimi due decenni. Spinti anche dalla vittoria nel calcio, ritengo che potranno agganciarsi alla ripresa settori come il turismo, l’arte, la cultura che hanno sofferto più di tutti. Dobbiamo abbandonare le tendenze distruttive, gli scontri interni. Questa volta l’imperativo è far prevalere le nostre qualità. Penso che tutta l’economia possa trarne vantaggio». In molti pensano che l’Italia sia alla vigilia di un nuovo boom economico. Condivide questa previsione? «Diciamo che sono periodi storici diversi, con alle spalle esperienze diverse. I segni di ripresa di oggi possono rappresentare le basi di una crescita solida, tanto più con un governo che ha un progetto molto chiaro e le qualità per portarlo avanti». Tutto questo, tuttavia, non sarebbe possibile senza le risorse europee. «Certo, la leva vera è quella. Se questa volta possiamo guardare con fiducia al futuro è grazie ai fondi europei. L’Italia, come maggiore beneficiario di quelle risorse, sarà alla fine la cartina al tornasole del successo o dell’insuccesso dell’Europa».
 
Attali: alla Ue conviene un Regno Unito forte
«E’ normale che Ursula von der Leyen abbia sostenuto l’Italia. Lo ha fatto perché il vostro Paese fa parte dell’Unione europea e l’Ue ha un sentimento di appartenenza: è giusto tifare per qualcuno che è più vicino a noi. Ma è tutto. Non ho interpretato il suo tweet in funzione anti-inglese». Lo afferma l’economista Jacques Attali, consigliere del presidente francese Macron, in un’intervista a Leonardo Martinelli della Stampa. Dunque non era un tweet di rivincita per un Brexit mal digerito? «No, la geopolitica non ha niente a che fare con lo sport, non mescoliamo ogni cosa. Ci sono due squadre che si sono affrontate. E ce n’è una che ha giocato meglio dell’altra e ha vinto. Ho adorato l’Italia e ho trovato che gli azzurri fossero davvero migliori degli inglesi. Ma è solo una partita di calcio, non c’entra con la politica». Sfruttare la perdita sul campo per dare loro più contro, è uno sbaglio? «Io auguro il meglio agli inglesi. E in ogni caso per noi europei dell’Unione è molto meglio che non si indeboliscano. Dobbiamo fare in modo che il Regno Unito resti potente in Europa come partner commerciale, di difesa e democratico. Il successo del Regno Unito rientra nei nostri interessi». Lei era critico sulla Brexit, quando i sudditi britannici decisero di abbandonare l’Ue. «No, ho sempre pensato che dovessero fare quello che volevano. Ma credo che la Brexit sia contraria ai loro interessi e continua a essere la mia opinione». Se la sono cavata meglio di quanto si potesse immaginare? «Si vedrà fra cinque anni. Per ora possono contare su un vantaggio: la Brexit non è un progetto in sé ma loro ne hanno uno nazionale. Mentre l’Europa non ha ancora un grande progetto europeo. E’ una chance per gli inglesi, anche se devono coglierla questa possibilità. Tra l’altro, il loro obiettivo post Brexit di riavvicinarsi agli Stati Uniti sembra fallito».
 
Todde: dalla Gkn comportamento inaudito
«Il comportamento dell’azienda è stato inaccettabile. Chiudere uno stabilimento di punto in bianco con una mail dà l’idea di guardare solo a logiche di profitto senza rispettare la dignità dei lavoratori e il rispetto della legislazione e della contrattazione italiana. Abbiamo avuto contatti con il management italiano e ci auguriamo che si presentino modificando il loro atteggiamento». Lo afferma Alessandra Todde, viceministra al Mise con delega per le crisi aziendali, la quale, intervistata sul Manifesto da Massimo Franchi, fa sapere di aver convocato per giovedì l’azienda in videoconferenza. Cosa può dire ai lavoratori di Campi Bisenzio in presidio permanente davanti alla loro fabbrica? «Il nostro obiettivo primario è far recedere l’azienda dal proposito di chiudere lo stabilimento e aprire una trattativa per soluzioni che salvaguardino il perimetro occupazionale. Le ristrutturazioni sono lecite, le delocalizzazioni annunciate via mail sono inaccettabili». A pochi giorni dallo sblocco dei licenziamenti abbiamo già due casi di chiusure, Gianetti ruote e Gkn, entrambe nel settore dell’automotive. Se lo aspettava? «Sono due casi molto diversi. Per la Gianetti si è subito avviata un’interlocuzione con la proprietà con una procedura ordinata e ci sarà un tavolo regionale in Lombardia. Il caso Gkn è anomalo: licenziare con una mail e non avere alcun riguardo alle relazioni industriali è di una gravità inaudita». Quali strumenti ha per combattere casi come quello della Gkn, multinazionali gestite da fondi speculativi che delocalizzano? «Contro le delocalizzazioni abbiamo qualche strumento. Ad esempio possiamo rivalerci sulle aziende chiedendo la restituzione di incentivi e ammortizzatori. E’ chiaro che per una multinazionale si tratta di cifre abbordabili, ma lo strumento c’è. Il problema è che vale solo rispetto a delocalizzazioni fuori dall’Unione europea perché nel caso di delocalizzazioni in Ue, come nel caso Gkn, le norme comunitarie non consentono di rivalerci».
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