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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 05/07/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Renzi: sul Ddl Zan meglio un compromesso che l’affossamento
«E’ falso che Italia Viva voglia affossare il Ddl Zan. E’ vero il contrario: siamo gli unici a volerlo salvare. L’ipocrisia di chi urla sui social, ma sa che al Senato non ci sono i numeri è la vera garanzia dell’affossamento della legge». Lo afferma il leader di Iv Matteo Renzi, intervistato su Repubblica da Concetto Vecchio. «Se andiamo sotto su un emendamento a scrutinio segreto – spiega Renzi -, questa legge è morta e ne riparliamo tra anni. E quanti ragazzi gay soffriranno per la mancanza di questa legge? Voglio evitare questo rischio. Ma per fare le leggi servono i voti dei senatori, non i like degli influencer. Chi vuole una legge trova i numeri, chi vuole affossarla trova un alibi». E se fosse lei l’alibi di Salvini? «Vedremo se la Lega si tirerà indietro. Per ora la questione è sempre la stessa, il contrasto tra massimalisti e riformisti. I massimalisti fanno i convegni, i riformisti fanno le leggi. Preferisco un buon compromesso a chi pensa di avere ragione solo lui ma non cambia le cose». Cosa chiedete di cambiare? «La proposta di Scalfarotto elimina i punti controversi su identità di genere e scuola. Può essere un punto di caduta». Le richieste di Italia viva coincidono con quelle della destra. «Non sapevo che le femministe, che chiedono di eliminare identità di genere, fossero di destra. Ma comunque se la destra vota a favore di una legge del genere significa che è una destra europea. Meglio una destra che assomiglia alla Merkel di una destra che assomiglia a Orbán». Il Pd vi attacca e Salvini applaude. Non è in imbarazzo? «Il Pd deve decidere: vuole una bandierina anche a costo di condannare una generazione di ragazze e ragazzi gay a non avere tutele o preferisce una legge? Io non avrei dubbi». Ma perché avete votato la Zan alla Camera? «Perché lì c’erano i numeri. Noi siamo a favore della Zan. Ma se al Senato non ci sono i numeri preferisco fare una buona legge modificando qualcosa».
 
Figliuolo: i vaccini ci sono, nessun ritardo sul piano
«Le dosi sono sufficienti per procedere spediti nella campagna vaccinale». Così il commissario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo risponde, in un’intervista a Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera, ai governatori delle Regioni che lamentano ritardi nelle consegne. Generale, com’è davvero la situazione? «Se confrontiamo luglio con giugno c’è una flessione del 5% dei vaccini Pfizer e Moderna, non parlerei di ritardi. Tra luglio e settembre avremo un approvvigionamento di circa 45,5 milioni di dosi di questi vaccini, che sono i più usati. A luglio è prevista la disponibilità di circa 14,5 milioni di dosi, rispettivamente 12,1 milioni di Pfizer e 2,4 di Moderna, che assicureranno anche le vaccinazioni eterologhe, per gli under 60 che hanno fatto come prima dose il vaccino AstraZeneca». Quindi secondo lei non c’è bisogno di rinviare le prenotazioni? «Se contiamo soltanto i circa 15 milioni di vaccini Pfizer e Moderna, e se aggiungiamo anche il residuo del mese precedente e le seconde dosi AstraZeneca per gli over 60, le Regioni hanno la potenzialità di somministrare complessivamente 500mila vaccinazioni al giorno». Eppure parlano di rallentamenti. «Stiamo tenendo una media di oltre 500 mila inoculazioni al giorno, malgrado le notevoli limitazioni di impiego per i vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson, il mancato arrivo del vaccino Curevac e l’aumento della platea vaccinale di 2,2 milioni di giovani di età compresa tra i 12 e i 16 anni». Lei può ancora confermare che al 30 settembre avremo raggiunto l’immunità di gregge? «Il ritmo è buono, per me parlano i dati. Sabato abbiamo superato la soglia di 52,6 milioni di somministrazioni. Vuol dire che il 61% dei cittadini ha fatto almeno una dose e il 36% della popolazione anche la seconda. E’ un risultato pienamente in linea con il piano elaborato a marzo. Entro il 30 settembre avremo raggiunto l’80% della popolazione».
 
Galantino: in Vaticano episodio imbarazzante, inutile nasconderlo
«E’ inutile nasconderlo», quello che porterà a processo Oltretevere il cardinale Giovanni Angelo Becciu e altre nove persone, tra cui funzionari e prelati, «è stato ed è un episodio imbarazzante». Lo afferma, in un’intervista a Domenico Agasso della Stampa, monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica, a cui il Pontefice ha consegnato la cassa e i conti della Santa Sede. Che significato avrà il processo dopo l’indagine partita dall’investimento nell’immobile di Londra? «La magistratura dirà quali sono i livelli di responsabilità. Di sicuro la vicenda ha accelerato le procedure che stanno portando all’adozione di criteri amministrativi che lasciano poco spazio all’arbitrio e, semmai, a una gestione poco trasparente». Quali sono gli sbagli commessi nella gestione delle finanze ecclesiastiche che non vanno assolutamente più ripetuti? «Gli scandali si prevengono mettendo in atto procedure corrette e ponendo attenzione a chi si sceglie come “compagni di viaggio”. Gli ultimi episodi pare stiano mostrando che non tutti i cosiddetti collaboratori fossero degni di tutta la fiducia loro accordata». Se la sente di dire a un fedele intenzionato a fare un’offerta alla Santa Sede che può fidarsi sul buon utilizzo di quel denaro? «Bisogna stare attenti a non criminalizzare con superficialità una gestione economica che ha le sue regole, non da oggi. Certo, la malagestio al vaglio della magistratura, se da una parte crea imbarazzo, dall’altra sta spingendo tutti noi responsabili a creare le condizioni perché i fedeli possano fidarsi. Non faremo mai abbastanza su questo aspetto. Mi creda». Ma è possibile tenere insieme con coerenza economia, finanza e Vangelo? «Non solo è possibile, ma è doveroso. Guai a chi pensa che la vita di ogni giorno (compresa l’amministrazione) è una cosa e il Vangelo, un’altra. Chi pensa questo si vota automaticamente alla incoerenza, alla doppia vita e all’imbroglio. La vigilanza è importante, ma non basta. Ci vuole coerenza».
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