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Il M5S e la psicologia del fondatore

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 05/07/2021

Il M5S e la psicologia del fondatore Il M5S e la psicologia del fondatore Massimo Recalcati, La Stampa
Sulla Stampa Massimo Recalcati parla della crisi del M5S. “Tutti gli ideali che animavano l’origine del M5S sono stati sistematicamente traditi e si sono capovolti nel loro contrario. L’idealizzazione della democrazia diretta dell’uno vale uno e della critica a ogni forma rappresentativa della democrazia ha dato luogo al peggior verticismo e al peggior trasformismo degli ultimi decenni. La sua demagogia antipolitica non ha retto alla prova di realtà, macchiandosi progressivamente di tutti i peccati che essa imputava agli uomini del palazzo. Ma il nodo principale che è venuto al pettine riguarda il rapporto cruciale tra il movimento e il suo fondatore. Ogni movimento porta sempre con sé l’impronta del fondatore. Nel caso di Grillo è quella della protesta nei confronti della politica istituzionale, il populismo dell’antipolitica. Il problema è che il suo movimento sembra aver accettato pienamente di situarsi nei sentieri tortuosi della politica. Ma questa nuova postura contraddice l’anima stessa del M5S. Il fondatore alza dunque la sua voce per ricordare l’origine. Questo fatto spezza in due il movimento. Mentre l’antipolitica di Grillo rivendica il suo diritto adolescenziale a una purezza del tutto astratta, l’anima politica di Conte nel suo realismo trasformista cancella ogni ideale nel nome di un trasformismo istituzionale che lascia inevitabilmente scontenta l’anima purista del movimento. Ma il trasformismo non è altro che la degenerazione politica dell’anti-politica, l’altra faccia della stessa medaglia. Conte non ha l’inquietudine e il tormento che contrassegnano la psicologia di ogni fondatore. Il suo perbenismo è il tentativo formale di restaurare l’antipolitica in un moderatismo credibile. Quando un fondatore deve alzare la voce per essere ancora riconosciuto nel suo ruolo di eccezione ha già perduto la sua partita. Non è infatti il fondatore a doversi fare riconoscere dai suoi figli, ma sono i figli che devono riconoscere il loro fondatore nella posizione di eccezione. Se questo non accade – conclude Recalcati - qualcosa è andato storto nell’eredità del gesto fondativo”.
 
Davide Nitrosi, Quotidiano Nazionale
“E’ il momento giusto per avere fiducia e investire in Italia”. Davide Nitrosi sul Quotidiano Nazionale cita le parole di Jamie Dimon, Ceo di JP Morgan, per parlare della possibilità di una nuova stagione per il nostro Paese. “Almeno potenzialmente, l’Italia è avviata sulla strada di una crescita inattesa. A fare da carburante è la fiducia generata dalla presenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Si dice che la credibilità internazionale dell’ex presidente Bce illumini di luce riflessa anche il sistema Italia. Ma non è solo la sua designazione a premier che ha spinto in alto la fiducia internazionale verso l’Italia. Avere SuperMario alla guida del governo ha enormemente rafforzato i pilastri già presenti. Nel 2020, in piena pandemia, il numero di investimenti diretti in Italia è aumentato del 5%, si legge nell’EY European Actrativness Survey. L’Italia ha recuperato attrattività, tuttavia ancora solo il 2% degli investimenti diretti in Europa arriva nel nostro Paese. Troppo pochi. Le parole di Dimon confermano una tendenza avviata, ma ci fanno capire che l’Italia non può perdere questa occasione. Nel report di EY, gli investitori stranieri dicono che hanno scelto l’Italia per «il know how tecnico» e per la «qualità del capitale umano». Due punti di eccellenza che si sintetizzano in una parola: formazione. La scuola è la pietra d’angolo per attirare investimenti e fare crescere il Paese. Draghi non fa miracoli, è un facilitatore: il resto dobbiamo mettercelo noi. Si torna ai cosiddetti compiti a casa. Le riforme. Prima fra tutte quella della burocrazia, la principale criticità sottolineata dagli investitori stranieri. La strada della semplificazione non ha scorciatoie. A patto che sia vera riforma e non una mano di vernice. E che la semplificazione non diventi un aggravio bizantino di incombenze e orpelli, magari digitali, ma pur sempre fastidiosi”.
 
Francesco Grillo, Il Messaggero
Sul Messaggero Francesco Grillo parla della sfida sulle nuove tecnologie tra la Cina e l’Occidente, dalla quale l’Europa deve trarre la forza e le idee per recuperare efficienza. “Quello cinese è stato il più grande balzo che la storia dell’umanità abbia registrato da quando gli economisti raccolgono i numeri sul Pil. E’ soprattutto sulle tecnologie che i cinesi sono riusciti a conquistare la leadership in alcuni dei settori che faranno futuro: droni, pagamenti elettronici, intelligenza artificiale, griglie intelligenti. La Cina però si pone al nostro opposto sullo spettro dei possibili metodi per governare società ed economie. Che si tratti di una ‘dittatura’ non c’è alcun dubbio. La Cina è, anzi, persino più radicale di altri regimi autoritari. Non possiamo, quindi, copiare i cinesi. E’, anzi, naturale considerare la Cina un nostro concorrente strategico. Anche perché lancia una sfida alle democrazie liberali che esse possono vincere ricordando tre specifiche lezioni che quel Paese può ispirare. La prima è tutta sul valore della scuola e dell’università come unico, possibile vantaggio competitivo che dura nel lungo periodo. In secondo luogo, il caso della Cina dimostra che per utilizzare pienamente le possibilità della rivoluzione tecnologica che sta cambiando tutto, è indispensabile la capacità di investire in infrastrutture e programmare cambiamenti complessi. Infine, è molto interessante l’utilizzo sistematico che i cinesi fanno degli esperimenti con i quali verificano quali sono gli approcci migliori per realizzare innovazioni tecnologiche o politiche innovative. La Cina è la società più diversa da quella nostra che potremmo, mai, immaginare. Eppure, proprio perché in gioco c’è la necessità assoluta di capire come entrare in un secolo che pone sfide radicali, è, forse, la Cina – conclude Grillo - il Paese più interessante da studiare”.
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