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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 07/04/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Abrignani: il vaccino è acqua nel deserto. Per gli anziani non c’è scelta
«Se sei nel deserto ti bevi anche l’acqua sporca. Gli anziani con più di 70 anni rappresentano il 97% dei morti, dobbiamo proteggerli al più presto, con qualsiasi vaccino disponibile»». Lo afferma Sergio Abrignani, immunologo della Statale di Milano e membro del Comitato tecnico-scientifico intervistato da Niccolò Carratelli per La Stampa che ricorre a una metafora a proposito del vaccino Astrazeneca. E ora AstraZeneca potrebbe diventare il vaccino degli anziani, mentre era partito come vaccino dei giovani... «Sì, ma le decisioni vengono prese sulla base delle informazioni che si hanno in un preciso momento. Quando è arrivata l’autorizzazione per AstraZeneca, prima in Gran Bretagna e poi nell’Unione europea, i dati mostravano un’efficacia certa fino a 65anni. Poi, con ulteriori dati, si è andati anche oltre i 65. A un certo punto sono comparsi questi casi di trombosi, solo in soggetti giovani, e lo scenario è cambiato. Si è generata confusione, ma è stato seguito lo sviluppo dei dati». Quindi AstraZeneca va dato solo a chi ha più di 60 anni, come deciso in Germania? «Questo lo deciderà l’Ema nelle prossime ore, io credo che arriverà un’indicazione di questo tipo e che sia ragionevole, visto che Paesi autorevoli come Francia e Germania si sono già mossi in questo senso. È un modo per evidenziare un rischio, seppure molto raro: parliamo di 15-20 casi di trombosi in Europa su 10 milioni di vaccinati, un evento avverso ogni 500 mila iniezioni, sempre sotto i 65 anni. La verità è che sono cose imprevedibili, che puoi riscontrare solo con la campagna di massa, somministrando il vaccino a decine di milioni di persone, non nelle fasi di sperimentazione». È una spiegazione sufficiente per rassicurare chi deve vaccinarsi con AstraZeneca? In tanti stanno rinunciando... «Reazione comprensibile, sicuramente serve una comunicazione chiara per aiutare la valutazione tra rischi e benefici della vaccinazione. Non dobbiamo puntare l’attenzione sui rari casi di trombosi invece di spiegare bene, soprattutto agli anziani, che l’alternativa al vaccino può essere la morte. Basta guardare in Gran Bretagna, hanno vaccinato più con AstraZeneca che con Pfizer, la protezione è la stessa: a gennaio avevano 1200 morti al giorno, ora 40. Chi è più vulnerabile deve proteggersi, con qualsiasi vaccino disponibile. È un farmaco salvavita, non è una caramella».
 
Gophinat: L’Italia si rilancia se farà le riforme strutturali
“L’Italia si rilancia se farà riforme strutturali per favorire la produttività”. Lo afferma il capo economista dell’Fmi, Gita Gophinat, intervistata da Roberto Petrini per la Repubblica. Come immagina un mondo post Covid? «Sebbene molte cose siano ancora incerte, mi aspetto che ci saranno cambiamenti duraturi nel modo in cui lavoriamo, viviamo, facciamo acquisti e viaggiamo. Probabilmente vedremo un modello di lavoro ibrido in cui le persone continueranno a lavorare da casa alcuni giorni della settimana e andranno a lavorare fisicamente gli altri giorni». Quali effetti negativi della crisi Covid ci porteremo dietro per più anni? «La storia suggerisce che le recessioni profonde spesso lasciano cicatrici di lunga durata, in particolare per la produttività. Prevediamo che le perdite di produzione a medio termine dovute alla pandemia saranno significative, con la produzione mondiale nel 2024 inferiore di circa il 3% rispetto a quanto stimato prima della pandemia. Questa crisi potrebbe inoltre ampliare i divari negli standard di vita in tutto il mondo e invertire i progressi decennali nella riduzione della povertà». L’ Fmi prevede una buona ripresa del Pil per l’Italia al 4,2 per cento. A che punto è il nostro paese? «Nel 2021, l’economia italiana dovrebbe riprendersi parzialmente e in modo non uniforme, con un tasso di crescita annuo del 4,2 per cento, poiché la terza ondata di contagi e le successive restrizioni hanno soffocato i consumi e colpito il turismo e il settore alberghiero. La velocità e l’entità della ripresa dipenderanno dalla capacità di ricollocare la capacità produttiva in settori con una domanda in più rapida crescita. La spesa guidata dal Next Generation Eu compenserà parte della produzione persa a causa della pandemia. Tuttavia, le prospettive di crescita a lungo termine dipenderanno dall’attuazione di riforme strutturali per migliorare la produttività». Conosce il presidente Mario Draghi? «Sì, conosco il presidente Draghi. Ha la rara combinazione di essere un pensatore profondo e allo stesso tempo pratico, e mi aspetto che le sue intuizioni e le sue azioni gioveranno notevolmente al Paese. A nostro avviso, l’Italia dovrebbe utilizzare le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza in modo efficiente. Altrettanto importante: il piano dovrebbe essere accompagnato da un pacchetto completo di riforme strutturali per aumentare la produttività e collocare saldamente il debito pubblico su una traiettoria discendente».
 
Renzi: In un’alleanza con i 5 Stelle non potremmo entrare
Italia Viva non entrerà mai in un’alleanza con il M5S. Lo afferma Matteo Renzi intervistato da Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera. Senatore Renzi, ha incontrato Letta: da uno a dieci quanto eravate imbarazzati? «Zero. Ci conosciamo da anni, da ben prima di Palazzo Chigi. Ciascuno rimane della sua opinione su quanto accaduto nel 2014. Ma ormai questo è il passato. Leggo tante ricostruzioni fasulle ma voglio che ci faccia compagnia solo il futuro. E credo che per Letta sia la stessa cosa. Del resto Palazzo Chigi è il servizio più grande che puoi fare al tuo Paese. Ma fuori da quel palazzo c’è comunque una vita da vivere. Noi la stiamo vivendo con molta libertà e pace». Non entrerà nell’alleanza con i 5 Stelle? «Se il Pd si allea con i grillini, no, non entreremo in questa alleanza. Siamo distanti dalla destra antieuropeista di Salvini e Meloni ma anche dal becero populismo di Di Battista e Beppe Grillo. Non con i sovranisti, non con i populisti. Ma tutto mi sembra in divenire: guardi che succede a Roma. Letta non può appoggiare la Raggi, Conte non può scaricarla: mi sembra che questa alleanza sia lontana dal nascere. Se a questo aggiunge che i grillini sono preoccupati soprattutto dal “No” al terzo mandato il quadro è ulteriormente confuso. Pensiamo ai vaccini, alle graduali riaperture di scuole, teatri, ristoranti, bar. Sono temi più seri del futuro di Conte o di Di Maio». Che cosa ha proposto per le Amministrative a Letta? «Di ascoltare ciò che ha detto lui stesso. La cosa più incisiva che il segretario ha fatto, ad oggi, è stata cambiare capigruppo imponendo la questione femminile. Ma allora bisogna continuare. Si vota a Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli e per il seggio parlamentare di Siena penso sia doveroso scegliere anche candidature femminili. Noi a Bologna abbiamo la candidatura più forte, quella dell’avvocato Isabella Conti. Donna, di sinistra, riformista, sindaco capace, in prima linea contro gli scempi urbanistici e prima in Italia a dare asili nido gratis. Decideranno i bolognesi, non io. Ma se siamo coerenti con ciò che diciamo, Pd e Italia viva, dobbiamo andare a bussare alla porta di Isabella pregandola di candidarsi». Sta per dire addio alla politica? «È il sogno dei miei avversari. Molti di loro ci sperano, li capisco. Mi spiace deluderli: io non smetterò di fare politica. Nel frattempo invece loro potrebbero iniziare a farla, magari senza pensare a me in modo ossessivo e preoccupandosi dei problemi del Paese. Tutte le volte che mi dipingono fuori dalla politica accade qualcosa. All’inizio fu quando Di Maio e Martina volevano fare un governo nel 2018, poi quando Salvini e Zingaretti volevano le elezioni nel 2019, poi quando Conte e Casalino sognavano di asfaltarmi e sono andati a casa loro. Ma noi siamo ancora qua e rivendico la battaglia per far nascere il governo Draghi come quella per mandare a casa Salvini nel 2019».
 
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