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Altro parere

Ascoltare i disperati per battere i violenti

Redazione InPi¨ 07/04/2021

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
“Roma, Napoli, Milano e anche altrove. La rabbia di commercianti ed esercenti per le chiusure forzate scende in piazza e per la prima volta finisce a botte con le Forze dell’Ordine. È un campanello di allarme da non sottovalutare, al netto del fatto che c’è chi soffia sul fuoco per cercare un po’ di visibilità politica”. Alessandro Sallusti sul Giornale invita ad ascoltare la disperazione per poter battere la violenza: “Ma il fatto che non si tratti di proteste esattamente spontanee, bensì organizzate a tavolino – osserva - non vuole dire che il problema non esista. Sbaglia chi aizza e gioca sulla disperazione altrui, ma sbaglia anche chi immagina di tenere l’Italia chiusa fino a fine pandemia o giù di lì. Al più presto bisogna provare ad allentare la morsa delle restrizioni e preparare una cronotabella che vada in parallelo con il numero delle vaccinazioni. Quindi bisogna vaccinare, vaccinare e ancora vaccinare, giorno e notte, festivi e festività comprese (il crollo registrato nel weekend pasquale è incomprensibile e vergognoso). Inghilterra e America insegnano. Entrambi i Paesi, leader nella vaccinazione di massa, stanno già ripartendo, l’America addirittura alla grande con una crescita stimata proprio ieri a oltre il sei per cento. Non si tratta di cedere al ricatto di gruppi violenti che incendiano le piazze, né di inseguire stupidi tesi negazioniste. Occorre calcolare bene i rischi e confrontarli con i benefici economici (e psicologici) di riaperture controllate. È l’unico modo per disinnescare sul nascere questi focolai di protesta, perché sono in tanti pronti a fare casino nascondendosi dietro le sottane di commercianti e imprenditori davvero e legittimamente disperati. Il governo ascolti pure i virologi, ma ascolti anche questa gente, altrimenti la frattura tra il Palazzo e il Paese reale diventerà profonda e insanabile. Chi sostiene il contrario è stolto e chi sostiene che allentare la morsa vuole dire fare un favore a Matteo Salvini – che nella maggioranza è quello che più preme in questa direzione – è pure stupido. Semmai è vero il contrario: ogni passo verso la riapertura sarà una freccia in meno all’arco del leader della Lega, ma il problema è che non c’è nessuno più sordo di chi non vuole sentire”.
 
Stefano Gioli, il Resto del Carlino
Sergio Gioli sul Resto del Carlino chiede coraggio e visione alla classe politica per uscire dalla Pandemia: “Serve un cambio di passo nella lotta al Covid. Non solo quello ovvio dell’accelerazione della campagna vaccinale. No, serve qualcosa di più rapido e coraggioso. Ma - sottolinea - il dibattito italiano è in stallo, sospeso tra due sentimenti che non trovano una sintesi. Da un lato la paura, dall’altro la disperazione. La paura di sbagliare e di perdere voti è il sentimento che paralizza un potere politico miope, che getta fumo negli occhi dei cittadini-elettori ma che è incapace da oltre un anno di trovare soluzioni. Diciamolo francamente, ministri e governatori non hanno combinato granché. Hanno navigato a vista senza curarsi del futuro. Nonostante le promesse, i posti letto negli ospedali sono rimasti pochi, i trasporti non sono stati potenziati e i vaccini non sono arrivati perché nessuno ha investito su di essi quando era tempo di farlo (l’ha capito perfino il negazionista Trump, perché noi no?). L’unica strategia è stata quella del rubinetto: apri e chiudi sull’onda dei contagi. Quindi niente scuole, niente negozi né ristoranti, niente passeggiate, bar, palestre, teatri, cinema e via dicendo. La risposta della paura, appunto: chiudo tutto, nessuno potrà incolparmi di nulla. Altri paesi hanno tentato strade diversi. La disperazione è l’altro sentimento, quello che domina le categorie rovinate dalla pandemia. Hanno pazientato un mese, due, tre, sei. Hanno creduto un po’ ingenuamente alla retorica dell’«andrà tutto bene, ci fermiamo ora per ripartire più forti dopo». Ma l’economia non è un interruttore della luce, è un altoforno: se lo spegni non lo riaccendi più. E così l’Istat ci ha detto ieri che in un anno abbiamo perso un milione di posti di lavoro. Ecco quindi la rabbia, i tafferugli, le autostrade bloccate. E veniamo al cambio di passo. È possibile solo se accettiamo l’inevitabile: uscire dalla tana in cui ci siamo nascosti, rimettendoci in gioco e convivendo col virus. Il contagio zero non arriverà forse mai, il rischio zero non è dato in natura. Chi governa si assuma le sue responsabilità: lasci perdere la politica del rubinetto, decida una strategia e mantenga la rotta. Che significa ripartire, con prudenza ma ripartire, soprattutto senza fermarsi più. I cittadini non chiedano l’impossibile e rispettino le regole. Tutti gli altri, virologi e media in testa, la smettano di seminare il panico. Tanto ormai non serve a nulla”.
 
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