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Il treno inatteso per l'Occidente

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 07/04/2021

In edicola In edicola Franco Venturini, Corriere della Sera
“Talvolta la diplomazia è pura testimonianza, ma esistono casi in cui è molto di più: recupero di interessi svaniti, scelta di campo, affermazione di un progetto strategico. La visita che Mario Draghi ha compiuto ieri in Libia rientra nella seconda categoria”. Lo scrive Franco Venturini sul Corriere della Sera sottolineando che “non dev’essere stato facile per un capo del governo italiano andare nella Libia di oggi. La nostra influenza in Tripolitania – spiega - è diventata influenza turca, anche militare ed economica. E in Cirenaica sono i mercenari russi ad occupare il campo. Una brutta Libia. Una sconfitta umiliante e pericolosa per l’Europa, Italia e Francia in testa. Ma, ed è qui che entra in gioco la missione di Draghi, in fondo al tunnel del dramma libico si è accesa all’improvviso una debole, una fragile luce. Per furbizia o per sfinimento, o forse perché questa volta la mediazione dell’Onu ha funzionato, la Libia si è dotata il 10 marzo scorso del suo primo governo unitario dalla guerra del 2011. Un governo con il compito di consolidare la tregua d’armi esistente da ottobre (che è poi una tregua tra milizie turche e milizie russe) e di portare il Paese a elezioni generali nel prossimo dicembre. Ma dietro un bollettino tanto scontato c’è molto di più. C’è l’Italia che si propone come punto di riferimento per una azione strategica dell’Europa basata su quattro punti: il mantenimento della tregua d’armi, l’appoggio fattivo al processo politico che si è aperto con il governo unitario, il ritiro delle forze straniere dalla Libia (soltanto auspicato, almeno per ora) e un maggior interessamento dell’amministrazione Biden, in collaborazione con gli europei, alla Libia e al Mediterraneo. Quattro punti che vogliono portare da parte italiana a una concreta partnership con la nuova Libia, termine assai impegnativo che Draghi ha usato non a caso. Non sarà facile, e questo Draghi e Di Maio che l’ha accompagnato lo sanno. Da est a ovest la stabilità mediterranea resta minacciata in Siria, in Libano, a Cipro e poi, soprattutto, in Libia. L’esplorazione che Draghi ha svolto ieri deve essere considerata un primo passo, per noi, per tutta l’Europa e per tutto l’Occidente. Altrimenti il Mediterraneo rischierà di diventare un mare russo-turco, con un bel quartier generale proprio davanti ai nostri occhi”.
 
Tito Boeri, la Repubblica
“Un milione di lavoratori in meno. Tra questi circa 250 mila cassintegrati a zero ore da più di tre mesi o persone in congedo parzialmente retribuito in passato contate fra gli occupati. Questo non toglie nulla alla gravità della crisi occupazionale e al disagio sociale che coinvolge milioni di famiglie e che non può che preoccupare il governo”. Lo sottolinea Tito Boeri su Repubblica in un editoriale in cui suggerisce come creare nuovo lavoro. “Il lavoro  - scrive - è cambiato in maniera irreversibile. Ci sarà anche dopo più lavoro in remoto, dato che molte imprese fortemente indebitate cercheranno di ridurre i costi fissi spingendo a lavorare da casa per almeno parte della settimana. Inoltre ci sarà meno lavoro dove le norme sul distanziamento hanno accelerato investimenti in automazione e più lavoro altrove, ad esempio nella filiera della salute. Tre cose appaiono particolarmente importanti per gestire il nuovo lavoro. Primo, solo la contrattazione decentrata, azienda per azienda, può oggi garantire più lavoro in sicurezza e domani regolare il lavoro in remoto. Secondo, l’inevitabile ricollocazione di lavoro da imprese in declino a imprese in espansione richiede un servizio pubblico dell’impiego funzionante e un capo dell’Anpal (l’Agenzia per le politiche attive) che, lui sì, non lavori nel remoto più estremo. Terzo, occorre affrontare il problema del dualismo contrattuale del nostro mercato del lavoro, che coinvolge anche una parte di lavoro formalmente autonomo, alla luce dell’esperienza accumulata di questi anni. Il Jobs Act ha dimostrato di sapere ridurre il dualismo stimolando soprattutto la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, grazie anche a incentivi fiscali poderosi. Il decreto dignità ha, invece, agito sul dualismo soprattutto riducendo le assunzioni con contratti a tempo determinato. La prima strada per ridurre il dualismo sembra preferibile. Bisogna ora ripristinare gli incentivi del Jobs Act trovando gradualmente un modo meno fiscalmente costoso di rendere il lavoro temporaneo una stazione di ingresso nel mercato del lavoro anziché un vicolo cieco. Gioverà grandemente in questo senso anche la fine del blocco dei licenziamenti, che poteva essere attuata prima e più gradualmente di quanto deciso dal governo, scegliendo dove mantenere il blocco in base ai numeri della cassa integrazione”.
 
Chiara Saraceno, La Stampa
La Pandemia dovrà essere “un’occasione per creare una scuola nuova”. Lo auspica Chiara Saraceno sulla Stampa: “Oggi – scrive - i più piccoli torneranno al nido, alla scuola per l’infanzia, alla primaria e in prima media. I bambini potranno ora tornare a incontrarsi tra loro e con le loro insegnanti, ad essere visibili gli uni agli altri con i loro corpi, sguardi, senza avere paura di sparire dall’attenzione nel ‘troppo pieno’ dello schermo. Potranno anche, specie i più piccoli, riprendere il percorso verso l’autonomia, la capacità di instaurare relazioni di fiducia con altri che i genitori, la curiosità e interesse per nuove esperienze. Speriamo che trovino una scuola che li accoglie amorevolmente, con interesse e attenzione per il loro vissuto di questi mesi, per i loro timori, ma anche curiosità, senza la pretesa di ‘terminare il programma’ o di ‘fare le verifiche’. Non si può fare finta che non sia successo nulla, che questa esperienza sia stata attraversata dai bambini/e senza lasciare tracce. Restrizioni ed esperienze che per i bambini/e in condizione di svantaggio hanno avuto un impatto peggiore, perché sperimentate in spazi ristretti e con poche risorse a compensazione. Sono i bambini che rischiano di avere deficit di apprendimento che non possono essere recuperati semplicemente facendoli studiare o esercitare di più, o peggio umiliandoli con verifiche destinate a produrre brutti voti. Hanno già sperimentato la difficoltà a seguire le lezioni a distanza e spesso l’umiliazione di risorse digitali inadeguate o assenti, di aver reso pubblici spazi domestici modestissimi quando non inadeguati. Hanno bisogno di un accoglimento paziente, che li valorizzi e restituisca loro fiducia. E se i bambini/e del primo anno della primaria non hanno avuto quasi tempo di conoscere i compagni e la maestra, e farsi conoscere da lei, non va tanto meglio per gli alunni/ della prima media. Tutto questo non può essere ignorato da una scuola davvero accogliente. Aiutare le bambine/i ad elaborarlo e a farne materia di crescita e apprendimento è un importante compito educativo che la scuola deve assumere come proprio. Anzi, dovrebbe utilizzare l’eccezionale esperienza di questo anno per immaginare una didattica diversa, che parta dalle esperienze dei bambini e delle bambine, per coinvolgerli in processi di apprendimento che mobilitino tutte le loro capacità, ma anche le loro emozioni”.
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