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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 06/04/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fedriga: Servono decisioni attuabili e rivedere i parametri
«Le decisioni vanno prese insieme ai cittadini, non sopra ai cittadini. Perché la differenza tra oggi e un anno fa, dobbiamo dircelo, è che tutte le misure funzionano molto meno». Lo afferma il governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, intervistato da Marco Cremonesi per il Corriere della Sera. Perché dice che le misure anti covid funzionano meno? «Allora le decisioni erano condivise, le persone sentivano che certe regole erano importanti per contrastare la pandemia. Oggi, dopo oltre un anno di stress, difficoltà e sacrifici, la gente più che a proteggersi pensa a eludere le norme». E dunque, che si fa? «Oggi non serve la decisione perfetta, serve la decisione attuabile. Altrimenti, ci laviamo la coscienza con un decreto che poi resta lettera morta». Se lei potesse decidere una misura da attuare subito a livello nazionale, che cosa farebbe? «Disporrei che i dati siano immediatamente disponibili per tutti, in modo da fornire una base utile per le decisioni. Si è delegato alla componente scientifica la decisione, mentre io penso che la scienza debba fornire i dati e la politica scegliere. La politica deve prendersi la responsabilità delle decisioni, altrimenti non servono più né governo né Parlamento». Può fare un esempio? «Pensi ai ristoranti: i presidenti delle Regioni continuano a chiedere una valutazione del rischio connesso con la riapertura dei locali. Io oggi non lo so, ma se i dati venissero forniti, uno poi potrebbe fare scelte consapevoli. Ci potremmo prendere il rischio per una categoria rispetto a un’altra. Così, come si fa? E poi, da tempo chiediamo una revisione di alcuni parametri, l’Rt e la soglia dei 250 positivi ogni 100 mila abitanti». Perché? «L’Rt è molto preciso ma molto tardivo. Di fatto, fotografa la situazione di due settimane prima. Il che ha un doppio svantaggio: si rischia di entrare in ritardo nelle misure di contenimento, e si rischia pure di uscirne tardi, con gravi danni per l’economia e anche per l’opinione pubblica: il discorso è “non mi fanno uscire anche adesso che si potrebbe uscire”».
 
Mannucci (Aifa): Sotto esame le trombosi. Le sospensioni sono discutibili
La decisione di alcuni paesi di sospendere la somministrazione di Astrazeneca sotto i 55 anni è discutibile. Lo afferma l’ematologo Pier Mannuccio Mannucci, 81 anni, del Policlinico di Milano e consulente Aifa intervistato da Margherita De Bac per il Corriere della Sera. C’è un legame tra queste trombosi rare e il vaccino? «Colpisce il fatto che una forma di trombosi già rara di per sé, segnalata in persone che avevano ricevuto il vaccino, sia associata a emorragie causate dalla diminuzione di piastrine. È una circostanza che in tanti anni non avevo mai osservato. Proprio la diminuzione delle piastrine ha generato il sospetto di un possibile legame con la vaccinazione in Germania, 31 casi su 2,7 milioni. È un fenomeno nuovo da investigare. In Gran Bretagna ci sono stati 30 casi su 18 milioni di vaccinati con AstraZeneca: l’incidenza delle trombosi rare non è aumentata». Quanti sono i casi italiani? «Meno di una decina». Perché questi eventi possono avvenire dopo giorni dall’inoculo e non subito? «I casi italiani di cui mi sono occupato direttamente si sono verificati tra il terzo e il quindicesimo giorno dalla vaccinazione. L’ipotesi — ma, sottolineo, è soltanto un’ipotesi — è che all’origine ci sia un meccanismo immunologico. Le piastrine vengono colpite ed eliminate dagli anticorpi prodotti dal vaccino. A questo punto si attivano delle sostanze che stimolano la trombogenesi, vale a dire la formazione di coaguli del sangue che finiscono nelle vene cerebrali e dell’addome. Il vaccino potrebbe stimolare una reazione immunologica contro antigeni diversi dalla proteina Spike, bersaglio degli anti-Covid». È d’accordo con la scelta di Olanda, Canada, Francia e Germania di sospendere le vaccinazioni con AstraZeneca sotto i 55- 60 anni? «È una scelta molto discutibile. Le trombosi venose cerebrali post vaccino sono state osservate anche in persone sopra i 60 anni, non capisco la ragione per cui bisognerebbe prevedere un limite».
 
Zaia: Sulle regole decidono i tecnici. Aspetto l’ok per Sputnik
Sulle regole decidono i tecnici non i politici. Sto aspettando l’ok per acquistare il vaccino russo Sputnik. Lo afferma il governatore veneto, Luca Zaia, intervistato da Alberto Mattioli per La Stampa. Zaia, vuole ancora comprare lo Sputnik? «Se fosse autorizzato dall’Ema, sì. Del resto, sono stato il primo a proporlo. Tutti i vaccini in giro per il mondo hanno pari dignità: basta che funzionino. Invece siamo vittime di un retaggio culturale per cui se qualcosa arriva da Est e non da Ovest è una fregatura. Ma i cinesi hanno già inoculato 140 milioni di dosi e non sono alla preistoria. Beninteso, parlo solo di vaccini autorizzati». Intanto De Luca l’accordo per lo Sputnik l’ha fatto. E lei ha polemizzato. «Io non polemizzo. De Luca ha fatto un pre-accordo: quando lo Sputnik sarà validato, lui lo comprerà. Lo Sputnik è stato offerto anche a noi, ma in assenza di autorizzazione non l’abbiamo preso. Il via libera dell’Aifa o no ci vuole o no? E poi De Luca ha pubblicamente ringraziato l’ambasciatore italiano a Mosca. Qui il Governo deve chiarire, perché se il suo rappresentante a Mosca ha dato una mano a una regione, allora prendo atto del ‘liberi tutti’ e ognuno si organizza per conto suo». Il suo, Matteo Salvini, insiste a dire che bisogna aprire prima possibile. «Basta giocare ai guelfi e ai ghibellini. Con responsabilità, Matteo ha spiegato che si riapre solo se ci sono le condizioni sanitarie. In pratica, se gli ospedali sono più vuoti che pieni. Nell’ultimo Dpcm di Draghi è scritto che saremo in zona rossa fino al 30 aprile, salvo la verifica dei parametri. Esattamente quel che dice Salvini». La prossima settimana si riunirà forse la cabina di regia. Potesse scegliere, cosa riaprirebbe per primo? «Questo devono dirlo i tecnici. Dobbiamo usare il buonsenso fra aperture e regole evitando che passi il concetto che il virus non esista più. Però ora i vaccini ci sono, il che vuole dire che prima combattevamo all’arma bianca, adesso con le armi intelligenti. C’è una bella differenza». Cosa non sta funzionando? «Ovvio: ci vorrebbero più vaccini. In Israele, nel Regno Unito e in Usa ne sono arrivati abbastanza, da noi no». Di chi è la colpa? «Dell'Europa. Mi sembra chiaro che chi ha preso gli accordi con i produttori non è mai andato a comprare il pane e il latte. Bisognava mandare a trattare qualcuno come Marchionne, non dei burocrati. Attenzione: io sono d’accordo che debba esserci una regia europea negli acquisti, altrimenti si scatena la guerra fra poveri. Ma la regia ha funzionato male».
 
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