Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

Ora attenti alla variante della rabbia

Redazione InPi¨ 06/04/2021

Altro parere Altro parere Beppe Boni, il Giorno
“C’è una variante del virus, sconosciuta alla scienza e sottovalutata dalla politica, che affiora qua e là e che un anno fa alla prima aggressione del Covid, quando eravamo tutti disorientati, quasi alle corde come pugili suonati, non si manifestava. È la tensione sociale con cui oggi invece dobbiamo fare i conti”. Lo scrive Beppe Boni sul Giorno osservando che questa “si palesa con episodi più o meno gravi ma sono episodi inquietanti perché segnalano un brutto clima che non si può ignorare, un malessere diffuso che si sa dove comincia e non si sa mai dove può finire. I gesti singoli di cui sopra, ingiustificabili e da punire, fanno il paio con la rabbia collettiva che l’altro giorno è sfociata nel tentativo di blocco dell’autostrada A14 da parte di ristoratori e commercianti. Poi si aggiungono a creare ulteriore confusione i no mask, i no vax e negazionisti vari. Una tribù ingombrante e minacciosa da non sottovalutare. Nessuno avrebbe immaginato un anno fa quando tutti cantavano dai balconi che dodici mesi dopo, pur con la luce in fondo al tunnel, chef e baristi si sarebbero trasformati in «descamisados» italiani. Allora la paura univa, adesso divide. Due feste pasquali così vicine e in fondo così lontane. La campagna vaccinale ci dà una speranza concreta eppure la tensione cresce. L’ombra della recessione e della disoccupazione supera quella del Covid. Gli scienziati analizzano i numeri e la politica decide su aperture e chiusure di esercizi commerciali con continue fermate e ripartenze. C’è sensazione di incertezza e di disparità con scelte controverse. I ristoranti sono chiusi, gli alberghi sono vuoti e poi si consente di prendere un aereo e di volare alle Canarie per una vacanza breve mentre le Regioni su troppi fronti agiscono in ordine sparso. Così la mancanza di sicurezza devasta le coscienze e l’anima di chi pensa di non riuscire a rialzarsi in uno scenario di risposte che tardano ad arrivare, ristori che non risolvono, misure di protezione umana e sociale ancora avvolte nella nebbia del futuro. I virologi e gli scienziati possono permettersi di ignorare il disagio, la politica no. Questa deve agire in fretta e con equilibrio, di pari passo con i vaccini del generale”.
 
Vladimiro Zagrebelsky, La Stampa
“In attesa di saperne di più sulla intercettazione delle comunicazioni di diversi giornalisti disposta nel 2017 dalla Procura della Repubblica di Trapani con l’autorizzazione dal giudice delle indagini preliminari, la vicenda pare già ora tanto grave da dover protestare e pretendere chiarimenti sul ruolo svolto dai magistrati e dagli organi di polizia”. Vladimiro Zagrebelsky sulla Stampa interviene così su una vicenda che sta alimentando il dibattito a più livelli: "Secondo la legge - scrive - diverse categorie di persone non possono essere obbligate a deporre davanti ai giudici poiché ne è riconosciuto il segreto professionale (sacerdoti, avvocati, medici, ecc.). I giornalisti non sono tra questi, ma essi hanno diritto di non rivelare le fonti da cui hanno ottenuto le notizie. La protezione di cui gode il lavoro del giornalista è apparentemente ridotta, poiché il segreto riguarda la fonte, non la notizia che questa gli ha dato. La libertà della stampa di informare sui fatti d’interesse pubblico è essenziale per la democrazia. La libertà dal controllo da parte delle autorità pubbliche è indispensabile ai giornalisti e alla stampa in generale. Quando si dice che nei paesi democratici i media sono ‘cani da guardia della democrazia’ si intende che essi devono poter cercare e rivelare anche le notizie che il governo o in genere i poteri pubblici e privati vorrebbero far rimanere segrete: di più, il giornalista deve poter indagare senza che si sappia cosa e come sta cercando. Nel caso delle intercettazioni di Trapani si è letto che uno dei giornalisti intercettati stava cercando e stava per ottenere informazioni e prove sui campi di detenzione in Libia. L’emergere della prova del loro orrore aveva interesse politico, per l’incidenza ovvia che la rivelazione era destinata ad avere sulla opinione pubblica e quindi sulla politica governativa. Condizione essenziale del lavoro dei giornalisti è la protezione delle loro fonti; non è un privilegio, ma un dovere professionale. Esso riguarda le fonti lecite come quelle illecite. Se la confidenzialità del rapporto tra la fonte e il giornalista non fosse garantita, le fonti si esaurirebbero e con esse la stessa possibilità della stampa di svolgere il suo ruolo. Se la tutela delle fonti è negata -in modo clamoroso, in questo caso- si verifica un vero disastro per la libertà di espressione dei giornalisti, poiché viene meno la generale fiducia delle fonti sul mantenimento della loro segretezza”.
 
Altre sull'argomento
Le incertezze della campagna vaccinale
Le incertezze della campagna vaccinale
ů candidiamoci per l'Authority europea
Altro parere
Altro parere
Chi soffia sul fuoco e chi ignora il fuoco
Risalire la china (senza liti)
Risalire la china (senza liti)
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Contundente
Contundente
Autodromo
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.