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La tregua di aprile per i partiti

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 06/04/2021

In edicola In edicola Paolo Mieli, Corriere della Sera
“Non è necessario essere immunologi o virologi per comprendere come l’arco di tempo che andrà dalla Pasqua appena trascorsa al primo maggio sarà il più delicato sul fronte della guerra al Covid”. Lo scrive Paolo Mieli sul Corriere della Sera auspicando per questo periodo una tregua tra i partiti. “Adesso – sottolinea - aprile dovrebbe essere il mese decisivo per rimetterci in carreggiata, per vaccinare ogni giorno le previste quattro o cinquecentomila persone e, di conseguenza, per veder diminuire di giorno in giorno il numero dei ricoverati nei reparti di terapia intensiva nonché quello dei morti. Poi, soltanto dopo, verrà il tempo della ripresa di una vita quasi normale. Questa premessa ci induce a rivolgere un appello a tutti i partiti — in particolare alla Lega di Matteo Salvini — perché sospendano per i prossimi venti, massimo trenta giorni, ogni disputa riferita direttamente o indirettamente al coronavirus. La menzione specifica di Salvini si deve al fatto che negli ultimi tempi il capo della Lega è parso credere che ci sia tra i suoi avversari qualcuno disposto, per ragioni ideologiche, a tenere l’Italia chiusa ad ogni costo. È probabile che, come il leader della Lega ha dichiarato su queste pagine a Marco Cremonesi, ci siano suoi nemici politici ammalati di «salvinite», cioè antagonisti che cercano una propria identità distinguendosi sempre e comunque da lui. Ma non ci sembra che questo riguardi la lotta al virus. Non è plausibile che qualcuno voglia tener serrata l’Italia intera per fargli dispetto. Ragion per cui, dovesse esserci una «Waterloo» di Mario Draghi, la responsabilità sarebbe riconducibile anche a lui. È anche per questo che, pur non essendo Salvini il primo nella storia a guidare un partito che vorrebbe essere «di lotta e di governo», dovrebbe—a nostro avviso — accantonare, limitatamente alle questioni sanitarie e per un periodo limitato, ogni vocazione polemica. Discorso identico, lo ripetiamo, dovrebbe valere per i suoi avversari”.
 
Stefano Cappellini, la Repubblica
“Arriva sempre il momento in cui un governo smette di essere giudicato con l’attenuante dei problemi ereditati e comincia a essere valutato per la sua capacità di risolverli. Per il governo Draghi il momento è arrivato”. Lo evidenzia Stefano Cappellini su Repubblica che aggiunge: “Aprile è un mese decisivo su entrambe le questioni fondative dell’esecutivo più anomalo della storia repubblicana, «privo di formula politica», secondo la definizione che ne ha dato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la campagna vaccinale e la definizione del piano italiano di ricostruzione per accedere ai fondi Ue.  Di Recovery Plan si è parlato poco in queste settimane, molto meno di quanto si fece al tramonto del governo Conte. C’è da sperare che il calo delle polemiche e degli scontri sui contenuti del piano sia una spia dell’efficacia e della risolutezza di idee con la quale sarà presentato a Bruxelles. Quanto ai vaccini, parlano i numeri della campagna e i primi dati del mese non sono incoraggianti. Il governo, però, non può permettersi passi falsi. È insediato da più di un mese, sono stati cambiati i vertici delle strutture commissariali ed emergenziali, è ora di raccogliere i risultati dell’investimento. Siamo in ritardo sul numero ideale di vaccinazioni quotidiane, realisticamente l’obiettivo strategico delle 500 mila dosi quotidiane non sarà raggiunto prima di maggio, e il weekend pasquale è stato un disastro che avremmo dovuto risparmiarci. Senza una complessiva e decisa accelerazione l’Italia continuerà a perdere terreno rispetto ai suoi naturali concorrenti nell’Unione e non, con le ovvie conseguenze sulla ripresa economica che sarà agganciata da chi si presenterà prima e meglio a prenderne le redini. Il rischio è anche quello di consegnare a nazioni più virtuose i milioni di turisti che sono pronti a tornare a viaggiare questa estate e che sceglieranno le destinazioni anche e soprattutto in base all’indice di immunità raggiunto dalle mete più ambite. Si è fatto tanto fin qui, ma chiaramente non abbastanza. Dalla seconda metà del mese le forniture complessive di vaccini dovrebbero finalmente raggiungere quote importanti e la penuria dei primi mesi diventare solo un brutto ricordo. Lo scatto nei numeri delle somministrazioni è obbligatorio: un altro rinvio nella tabella di marcia sarebbe una macchia difficile da cancellare nel curriculum del governo”.
 
Francesco Grillo, il Messaggero
“Non si può ristrutturare la forma di uno Stato usando la sola categoria della razionalità economica. Contano anche le abitudini e le identità. E, tuttavia, il messaggio ineludibile che arriva dalla Pandemia è che le democrazie liberali sopravvivono alle emergenze che il ventunesimo secolo sta moltiplicando, solo se riescono a recuperare efficienza e velocità. E che un’inadeguata distribuzione di competenze tra Stato, Regioni ed Enti locali, ci sta ormai costando non soltanto punti di Pil persi, ma decine di migliaia di vite che il buon senso avrebbe salvato”. Lo scrive Francesco Grillo sul Messaggero invitando a rivedere l’attuale sistema delle Regioni: “Non è con la razionalità, ma con la ragione e con la flessibilità che dobbiamo cercare una riorganizzazione – a partire dalla sanità - che consenta all’Italia di adattarsi ad un contesto completamente nuovo. Oggi - osserva l'editorialista - questo livello istituzionale sembra in fortissima crisi, non solo perché la pandemia ha reso evidente la sua inadeguatezza, ma sbagliato sembra anche il metodo – fatto di faticosissime revisioni costituzionali – seguito per modificare i livelli di federalismo in un Paese che non riesce a trovare una sua stabilità. Oggi le Regioni sono quasi completamente la loro sanità. Nel mondo “nuovo e coraggioso” nel quale la pandemia ci sta scaraventando, ai servizi sanitari – certamente quelli di prevenzione e, progressivamente, quelli di cura – ci si accede a distanza e ciò modifica radicalmente il principio sulla base del quale i servizi sanitari nazionali furono costruiti nel Novecento. Non ha più senso razionale avere ventuno sistemi regionali per le finanze dello Stato (mentre ciò continua, ovviamente, ad essere conveniente per quei fornitori che hanno pascolato per decenni in praterie di inefficienza). E ancora meno si comprende la frammentazione di informazioni vitali in ventuno sistemi informativi che renderanno, peraltro, difficile immaginare di poter avere quell’unico certificato vaccinale che l’Europa già promette. Rispetto ad una modernità così rapida dobbiamo riuscire a concepire Stati in grado di adattarsi alla mutazione tecnologica, rinunciando all’illusione di costituzioni fatte per durare per sempre”.
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