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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 02/04/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Speranza: non posso dare una data per le riaperture
«Nessuno dovrebbe soffiare sul fuoco dell’inquietudine. Di fronte alla difesa della salute dobbiamo unire il Paese e non dividerlo». Lo afferma il ministro della Salute Roberto Speranza il quale, intervistato da Monica Guerzoni sul Corriere della Sera, schiva lo scontro politico con Salvini e va avanti sulla linea del rigore. I cittadini sono stremati. «Sono consapevole che ogni mia scelta provoca un sacrificio e che ci sono settori in grande difficoltà, per cui ritengo che sostegni economici mirati siano fondamentali. Ma la maggior parte degli italiani capisce che queste misure, per quanto costose e dolorose, sono necessarie e io le assumo con animo sereno». Il decreto che chiude l’Italia fino al 30 aprile è una vittoria sua o di Salvini? «Sono scettico su questi derby tra rigoristi e aperturisti, il quadro è ancora molto serio e il punto è adeguare le misure alla situazione epidemiologica. La principale preoccupazione sono le varianti. Le misure rigorose sono una risposta necessaria». Perché si è battuto per chiudere i ristoranti, visto che la situazione è diversa tra una regione e un’altra? «I nostri scienziati ritengono che con queste varianti le zone gialle non siano in grado di piegare la curva. Potranno tornare solo quando avremo raggiunto un livello sufficiente di vaccinazioni». Lega e FI vogliono un «tagliando» a metà aprile e faranno leva sulla mediazione di Draghi per riaprire i ristoranti. Lei si opporrà? «Nel decreto non c’è nessun automatismo, c’è l’impegno a valutare costantemente i dati, come facciamo ogni settimana. Il presidente Draghi sta tenendo una posizione di grande realismo e pragmatismo, vuole programmare con fiducia il futuro, ma fronteggiando duramente l’epidemia». Perché non fissate una data per le riaperture? «Dobbiamo dire la verità, non possiamo suscitare illusioni che finiscono per rivelarsi un boomerang. Non c’è una data in cui tutto magicamente finisce, ci vorrà molta gradualità».
 
Gelmini: da maggio progressivo ritorno alla vita
«Aprile sarà il mese del ritorno a scuola, almeno per buona parte degli studenti. Maggio però segnerà il progressivo ritorno alla vita. Non facciamo promesse campate in aria, ma stavolta siamo davvero all’ultimo miglio, bisogna tenere duro». Lo afferma la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini, intervistata su Repubblica da Carmelo Lopapa. Ha vinto la linea dura dei chiusuristi? «No, il punto di sintesi trovato è la conferma che non esistono due partiti contrapposti. Siamo tutti impegnati per evitare altre vittime. Le decisioni le prendiamo sulla base dei numeri. E i quasi 24 mila contagi e i 501 morti di ieri dimostrano che non possiamo ancora aprire come avremmo voluto». Il nuovo stock di 2,8 milioni di vaccini era atteso per marzo, poi si è detto entro Pasqua. Arriveranno? «Le 500 mila dosi di Moderna sono già a Pratica di Mare, il milione e 300 mila di AstraZeneca arrivano oggi e il milione di Pfizer è già arrivato. Il generale Figliuolo come il capo della Protezione civile Curcio stanno facendo un gran lavoro. Ma quel che conta è che ai sette milioni di vaccini arrivati a marzo si sommeranno nelle prime settimane di aprile altri 8 milioni. La svolta nel secondo trimestre con 50 milioni di dosi». Ma perché le regioni sono così indietro? E qual è il problema della sua Lombardia? Si è fatta un’idea? «Attenzione. In Italia sono state inoculate 10 milioni di dosi. E la media delle regioni è del 90,7 per cento rispetto alle dosi consegnate. Stanno correndo. La stessa Lombardia con 1,6 milioni è prima per numero di vaccini». Il Veneto ha alzato bandiera bianca. Ha somministrato tutte le dosi. Come è possibile? «Il problema è a monte: nei contratti europei e nel mancato rispetto dei termini da parte di Big Pharma. Il presidente Draghi si è fatto sentire in Europa, i risultati arriveranno».
 
Brunetta: per preparare il Pnrr assunzioni a termine di 5 anni
«Abbiamo oggi la concreta possibilità non solo di metterci alle spalle la pandemia, ma di uscirne meglio rispetto a come ci eravamo entrati. Cioè più forti, più coesi, più attrezzati ad affrontare il futuro». Lo afferma il ministro della Pa Renato Brunetta, intervistato sulla Stampa da Ugo Magri. Non teme che ciò possa suonare retorico alle orecchie di un Paese stremato? «No, perché aprile può essere il mese della svolta. Se riusciremo a vaccinare 500 mila persone al giorno, entro l’estate saremo sostanzialmente fuori dalla pandemia. E non è tutto». Che altro vede di positivo? «C’è un forte rimbalzo del Pil, che ha ripreso a crescere del 4-5%, un cambio di passo che non si vedeva dai tempi del ‘boom’. Certo, veniamo da un anno tragico per l’economia, ma questa impennata di cui poco si parla è il segnale che cambiano le aspettative. Lo prova anche l’aumento record dell’Indice Pmi della manifattura: a marzo è salito al massimo livello degli ultimi 21 anni. Stiamo ritrovando fiducia in noi stessi». Quanta gente pensate di assumere per dare corso al Recovery? Ha fatto una stima? «Dare numeri adesso non sarebbe serio. Prenderemo tutti quelli che saranno necessari, né di più né di meno». Con contratti a termine? «Sì, ma di cinque anni e finanziati dagli stessi progetti che si andranno a realizzare. Per il reclutamento sto allestendo un portale fortemente innovativo, procederemo con grande velocità e trasparenza. Parallelamente è in preparazione un decreto di accompagnamento e anticipazione del Pnrr. Ne stiamo ragionando col presidente Draghi». Di che si tratta? «L’idea è di mettere in campo il prima possibile alcune riforme necessarie per accompagnare e implementare i progetti finanziati dall’Europa. Non puoi puntare alla transizione digitale e ambientale se non intervieni prima su semplificazione, reclutamento e governance. E’ ciò che intendiamo fare a strettissimo giro rilanciando la macchina pubblica».
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