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L'inerzia che paralizza il Paese

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 01/04/2021

L'inerzia che paralizza il Paese L'inerzia che paralizza il Paese Sabino Cassese, Corriere della Sera
Sabino Cassese sul Corriere della Sera cerca di fare luce oggi su quali siano oggi i soggetti a favore dello status quo, che bloccano ogni tentativo di riforma e semplificazione, paralizzando di fatto il Paese. Elencare i titolari del potere di interdizione, oggi, in Italia, sarebbe lungo, scrive Cassese. Ne fanno parte tra gli altri i sindacati; il potere giudiziario; la Corte dei conti, che scambia il ruolo di guardiano della legalità con quello di guardiano delle proprie prerogative; l’Autorità anticorruzione, che ingigantisce il pericolo della corruzione per allargare ambito e intensità della propria azione. Queste potenti forze della conservazione, in particolare quelle pubbliche, operano con metodi comuni. Crescono per addizioni successive, incrementali, espandendosi. Rifuggono dai compiti generali, sono interessate agli interventi decisione per decisione, in sostanza a cogestire, in funzione del «self-aggrandizement». Un esempio è la Corte dei conti. Quest’organo avrebbe un compito principale, quello di agire come «occhio del Parlamento» nella gestione dello Stato e degli enti da esso finanziati. Ma le principali risorse della Corte sono dedicate al controllo preventivo atto per atto e all’attività giurisdizionale. Mentre l’Autorità anticorruzione ha un compito che poteva esser svolto dalla stessa Corte dei conti e dai giudici penali. I paradossi di questa situazione sono tre. Il primo è che negli ordinamenti moderni l’azione di contrappesi sarebbe utile, ma a condizione che essi non agiscano da freno o impedimento, come nel nostro caso. Il secondo è che quelle forze che ora operano in funzione conservatrice hanno in passato svolto un ruolo ben diverso. Il terzo è che la storia avrebbe potuto essere diversa: l’Autorità anticorruzione, invece di aspirare a fare l’angelo custode, avrebbe potuto aiutare le amministrazioni a gestire meglio, così evitando la «maladministration».
 
Claudio Tito, la Repubblica
Su Repubblica, Claudio Tito commenta il Roma-gate: la vicenda dell’ufficiale della Marina italiana che vendeva i segreti Nato a uno 007 russo. Il caso, secondo Tito, mette in evidenza almeno due questioni fondamentali: che l’Italia è diventata un target dello spionaggio russo e che i detriti della risacca populista possono essere un pericolo per la sicurezza nazionale. Il nostro Paese è sempre stato un territorio di confine, ma la nostra collocazione atlantica in nessun momento è stata messa in discussione. Negli ultimi anni, e per la precisione dall’estate del 2018, qualcosa però è cambiato. Il primo governo Conte con la maggioranza gialloverde, sebbene non abbia mai messo in dubbio la scelta geostrategica tradizionale, ha modificato la postura nazionale nei confronti della Russia e della Cina. Quella correzione ha provocato la trasformazione dello scenario italiano in un campo di possibile conquista da parte di Mosca e Pechino. La penetrazione registrata ieri addirittura all’interno delle nostre Forze Armate ha suscitato ulteriore preoccupazione Oltreoceano. Maggiore rispetto al passato perché anche su questo terreno l’elezione di Biden alla Casa Bianca ha totalmente stravolto certi atteggiamenti e certe arrendevolezze verso il Cremlino. Si tratta di un allarme più sonoro perché nessuno, al momento, è consapevole di quanti e quali documenti Nato siano stati trasferiti all’Intelligence di Putin. È probabile poi che nell’operazione per l’arresto dell’ufficiale italiano ci sia stata la collaborazione anche dei servizi americani. Questo insieme di fattori segna dunque un punto di svolta. Verso una fase post-populista dei rapporti internazionali e delle relazioni tra 007 alleati. La nuova amministrazione Usa e l’approdo di Mario Draghi a Palazzo Chigi sono stati i prodromi di questa nuova stagione. Che non potrà non avere ulteriori effetti.
 
Antonella Viola, La Stampa
Sulla Stampa l’immunologa Antonella Viola spiega perché gli “aperturisti” sbagliano. La campagna di vaccinazioni – scrive – non decolla, un po’ per la mancanza di vaccini ma anche per alcune scelte sbagliate. Continuiamo ad avere un numero di morti troppo alto e i nostri ospedali sono sotto pressione. L’Italia ha vaccinato solo il 46% degli over 80, ma se guardiamo alla fascia dai 70 ai 79 anni, la situazione è drammatica: solo il 5% degli italiani che hanno questa età, e che sono a rischio Covid severo, sono stati vaccinati. La scelta di vaccinare per categorie lavorative piuttosto che per rischio clinico la stiamo pagando in termini di vite perse, di terapie intensive sovraffollate e, naturalmente, di restrizioni prolungate. Finché il conto dei morti sarà così pesante e i nostri ospedali così intasati, non c’è alcuna possibilità di allentare le misure di contenimento dell’infezione. Non possiamo permetterci di lasciar circolare il virus perché, così facendo, con la popolazione fragile non ancora protetta, assisteremmo a un ulteriore aumento di decessi e ricoveri. E non c’è scontro tra “rigoristi e aperturisti” che tenga: i dati scientifici e l’esperienza degli ultimi mesi ci dicono che le zone gialle non riescono a contenere l’epidemia, e invece, in questo momento, è necessario contenere. E, se l’argomento decessi e ricoveri non è sufficiente a convincere chi chiede riaperture subito, è necessario ricordare quanto gli esperti ricordano da tempo e cioè che è necessario tenere molto bassa la circolazione del virus mentre si procede con una vaccinazione di massa, pena lo sviluppo di varianti resistenti ai vaccini. Ecco da dove nasce la scelta di mantenere l’Italia in “rosso e arancione” fino al 30 aprile. Unica apertura sulla scuola: fino alla prima media sarà possibile riprendere le lezioni in presenza anche in zona rossa. E’ una scelta chiaramente dettata dalle esigenze dei genitori più che degli studenti, perché anche i ragazzini che hanno più di undici anni stanno soffrendo enormemente per la mancanza della socializzazione e della didattica in presenza. Nelle prossime settimane ci giocheremo una partita importante: arriveranno più vaccini e dovremo procedere con metodo e rapidità. L’accordo con i medici di famiglia e con i farmacisti è un’ottima notizia. Più semplice sarà l’accesso alla vaccinazione e più strutture saranno in grado di offrirla, tanto meglio sarà per tutti. Ma bisogna necessariamente ripartire dal metodo, perché il ritorno alla normalità in tempi rapidi passa necessariamente attraverso la vaccinazione delle persone più fragili. 
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