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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 04/03/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Dombrovskis: Patto sospeso fino al 2022 ma i paesi indebitati prestino attenzione
Il Patto di stabilità è sospeso fino a tutto il 2022 ma i paesi indebitati devono prestare attenzione. Lo afferma il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, intervistato da Federico Fubini per il Corriere della Sera. La Commissione pensa a un’uscita dallo stato di sospensione delle regole di bilancio differenziando da Paese a Paese, secondo la situazione dei conti pubblici? «Siamo chiari. La clausola di fuga dal Patto di stabilità è generale, non specifica per alcuni Paesi. Riguarda tutti. Quel che delineiamo è che questa clausola di sospensione dalle regole resti attiva anche nel 2022, per essere disattivata nel 2023. E riguarda l’intera Unione europea». Allora in che consiste l’approccio differenziato? «Già nelle raccomandazioni specifiche indirizzate a ciascun Paese prevediamo per il bilancio del 2022, benché sempre in sospensione del Patto, che i governi con un basso livello di rischio di sostenibilità dei conti continuino nel sostegno di bilancio». E i Paesi invece con un debito elevato? «Per questi, mentre continuano anche loro politiche di bilancio che sono di sostegno all’economia, diciamo nelle raccomandazioni specifiche, riguardo alle leggi di bilancio del 2022, che siano attenti e abbiano comunque cura della sostenibilità di bilancio nel medio periodo. Questo è un elemento di differenziazione che indichiamo». Italia e Grecia hanno il debito pubblico più alto nell’Unione europea, ma il peso del turismo fa sì che siano fra le più colpite dal Covid. Cosa chiedete a questi Paesi? Devono contenere il debito usando i trasferimenti diretti del Recovery plan come stimolo all’economia? «L’idea della differenziazione nelle raccomandazioni Paese riguarda anche i Paesi a alto debito e sì, è qui che Next Generation Eu entra in gioco: è disegnato soprattutto per aiutare Paesi in questa situazione. È per questo che l’Italia è nettamente il maggiore percettore dei trasferimenti diretti e anche la Grecia lo è, in proporzione alla sua economia. Questi trasferimenti permettono di dare stimoli senza far salire il debito».
 
Gorsky (J&J): il nostro vaccino è il più efficace. Negli Usa vaccino per tutti
Negli Usa è ora possibile offrire il vaccino a tutti. E il nostro vaccino è il più efficace. Lo afferma il ceo di Johnson&Johnson, Alex Gorsky, intervistato da Federico Rampini per la Repubblica. Fine maggio anziché fine luglio, secondo quanto annunciato da Biden, è il nuovo traguardo per una disponibilità di vaccini per tutta la popolazione adulta degli Stati Uniti. «Condivido l’ottimismo. Stiamo uscendo dalla fase in cui dovevamo riservare i vaccini a categorie prioritarie, entriamo in quella in cui ci saranno dosi disponibili per tutti coloro che lo vogliono. All’aumento della produzione, condizione fondamentale, si accompagna la moltiplicazione dei centri per le vaccinazioni di massa: stadi, catene di farmacie, centri drive-thru accessibili in automobile. Migliora anche la capacità di raggiungere ceti sociali meno abbienti e minoranze etniche perché tutti siano inclusi». Il vaccino della J&J parte con un dato meno favorevole dei concorrenti. Secondo la Fda l’efficacia è del 72% contro il 90% circa di Pfizer e Moderna. L’efficacia del vaccino J&J sale all’86% nel prevenire ricoveri ospedalieri e decessi. Resta la possibilità che il pubblico preferisca gli altri. «Bisogna studiare con cura i dati e non paragonarli quando non sono omogenei. I nostri test clinici sono avvenuti da settembre a gennaio, in una fase di drammatica recrudescenza dei contagi, e quando già si diffondevano delle varianti. I nostri test hanno coinvolto per il 45% pazienti negli Stati Uniti, per il 40% in America latina, per il 15% in Sudafrica. Tra coloro che hanno partecipato ai test, in America latina era già dominante la variante brasiliana e in Sudafrica quella locale addirittura colpiva il 90% dei pazienti. In questo contesto, il vaccino ha dato un’efficacia praticamente al 100% nell’impedire morti o ricoveri ospedalieri. Questa è la statistica che conta di più. Quando ci vacciniamo, vogliamo evitare soprattutto la forma grave della malattia che impone il ricovero, e ovviamente vogliamo proteggerci contro il rischio di morire. In questa fase la missione prioritaria è bloccare il contagio, prima che il virus abbia il tempo di evolversi in altre varianti potenzialmente più contagiose o più pericolose. In questa funzione il nostro prodotto è perfino più efficace dei concorrenti. È l’unico ad essere stato sottoposto a dei test di massa, nel mondo reale, in situazioni di larga diffusione delle varianti più perniciose».
 
Bianchi: Le varianti ci hanno costretto a chiudere. La dad resterà anche dopo il Covid
La variante ci ha costretti a chiudere. Comunque la dad resterà anche dopo il covid. Lo afferma il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervistato da Flavia Amabile per La Stampa. Nel presente i ragazzi vogliono andare a scuola. Invece dalla settimana prossima molti di loro saranno a casa. «Ci siamo trovati di fronte a un rapidissimo cambiamento della situazione epidemiologica. La variante inglese ha modificato radicalmente il quadro precedente: colpisce anche i ragazzi e non solo quelli tra i 10 e i 19 anni, ma anche più piccoli. Abbiamo chiesto un parametro chiaro. Il Cts ce lo ha dato:250casi ogni 100 mila abitanti. Abbiamo fatto delle scelte. La scuola sarà a distanza in situazioni eccezionali e comunque nelle aree in cui servono forti restrizioni legate all’andamento dell’epidemia. Dobbiamo tutelare la salute pubblica, in particolare quella dei nostri bambini, e preservare la piena funzionalità del sistema sanitario». Le scuole chiuse e l’asporto di alcol possibile dopo le 18, accusa il presidente dell’Anci Antonio Decaro. «Scuole chiuse è un termine sbagliato. Si farà didattica a distanza nelle zone rosse o in quelle con situazioni epidemiologiche che richiedono maggiori restrizioni. Ma la scuola ha sempre lavorato e continuerà a farlo. Abbiamo parlato con Decaro e con gli enti locali. È chiaro che serve responsabilità da parte di tutti in questo momento». Non è una beffa essere l’autore del documento che la scorsa estate sottolineava la necessità di tornare a svolgere attività in presenza a settembre e trovarsi in un governo che nelle zone rosse per la prima volta riporta dentro casa i bambini? «Non ci sono beffe o contraddizioni. Siamo davanti a un oggettivo cambiamento delle condizioni. In estate nessuno immaginava che saremmo stati soggetti a una trasformazione del virus di questa portata. Bisogna tener conto della realtà, prendere atto che le varianti vanno combattute. Non ci sono dissennati da una parte e difensori dei bambini dall’altra. Speriamo di uscirne quanto prima e speriamo che sia l’ultima battaglia». Gli studenti non ne possono più della Dad. «Stiamo lavorando al suo miglioramento, con un gruppo composto da persone sia interne al ministero che provenienti dai territori, dirigenti scolastici, docenti, maestri di strada. Abbiamo già raccolto quasi 200 esperienze su come si è evoluta la didattica a distanza: le diffonderemo. Faremo formazione mirata per i nostri docenti sulle nuove forme di didattica. Investiremo risorse per affrontare questa fase. Attiveremo la rete del volontariato a supporto della scuola, favoriremo i patti di comunità con il territorio, guardando anche oltre l’emergenza, considerando la dad non come ripiego ma come integrazione e arricchimento per costruire una scuola nuova».
 
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