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Resistere ancora tre mesi

Redazione InPi¨ 04/03/2021

Altro parere Altro parere Michele Brambilla, il Giorno
Sul Giorno il direttore Michele Brambilla auspica una capacità di resistenza degli italiani per ancora tre mesi per superare l’emergenza: “Ma com’è possibile? Com’è possibile che gli Stati Uniti abbiano già vaccinato settanta milioni di persone, che saranno centocinquanta a fine mese? E che a fine maggio gli americani saranno tutti vaccinati? E che in Texas ormai non serva più nemmeno la mascherina? E che in Inghilterra tra poco avranno l’immunità di gregge? E che il Marocco che noi così tanto sottovalutiamo ci abbia stracciato come percentuale di vaccinati? Insomma – sottolinea - com’è possibile che l’Europa sia così clamorosamente indietro? E che in Italia ciascuna Regione faccia a modo suo? E che la tanto sottovalutata Sicilia sia molto più avanti rispetto alle regioni del Nord, che tragicomicamente arrancano. Prendiamo atto che il mondo è diviso in due: da una parte quello già Covid-free o prossimo a diventare Covid-free; dall’altra quello ancora costretto a chiudere i bambini in casa, a far fallire baristi e ristoratori per non parlare di chi lavora nel mondo dello spettacolo eccetera. Siamo indietro: noi europei e noi italiani siamo forse inaspettatamente indietro. Fin quando c’era da affrontare la pandemia, tutto il mondo era in difficoltà. Ma da quando sono arrivati i vaccini, si è visto chi si sa organizzare e chi no. Il caos, l’anarchia che regna in Italia a causa di uno sciagurato (in questo caso sì, sciagurato) ‘federalismo sanitario’ è una vergogna. Eppure saremmo vicinissimi alla liberazione. Basta tenere botta tre-mesi-tre. Perché da qui a fine maggio succederanno tre cose: arriveranno molte altre fiale, aumenterà il numero di coloro che sono entrati in contatto con il virus e hanno sviluppato una qualche immunità (sono molti milioni, secondo i cosiddetti esperti) e alla fine arriverà l’estate, che già l’anno scorso fece crollare i contagi. Il combinato disposto di questi tre fattori ci permetterà, si spera, di arrivare a settembre-ottobre, quando - sempre si spera - i vaccini saranno diventati numerosi e accessibili come i tamponi e le mascherine. Tre mesi insomma, teniamo duro tre mesi e dovremmo farcela. Ma è indispensabile un cambio di passo, perché finora l’Europa e l’Italia (leggasi anche Regioni) hanno sbagliato troppo sui vaccini, forse tutto. Fate presto: ieri ho letto che secondo uno studio giapponese tra un miliardo di anni la vita sulla Terra potrebbe finire”.
 
Andrea Lavazza, Avvenire
Su Avvenire, Andrea Lavazza prende in esame le intrinseche debolezze e difficoltà dell’Europa evidenziate dalla vicenda vaccini. “I governi di Austria e Danimarca – scrive - convinti che l’Unione Europea non si stia muovendo con efficacia sul fronte dell’approvvigionamento dei vaccini anti-Covid, si rivolgeranno a Israele e al suo "modello" per provare a incrementare il tasso di immunizzazione. Al risorgente euroscetticismo sul fronte sanitario non è forse estraneo il deciso cambio di passo negli Usa della campagna di somministrazione dell’antidoto impresso dalla presidenza Biden, in quanto esso sembra segnalare che la determinazione politica può fare la differenza. Al di là del merito della questione, sulla quale è prematuro dare un giudizio definitivo (il ritmo del rifornimento di dosi andrà aumentando e le penali non avrebbero accresciuto la produzione), il tema che si riaffaccia con forza e vale la pena affrontare è quello della reale capacità della Ue di agire nel modo più efficiente a favore di tutti i cittadini. Suonerebbe meglio dire "i suoi cittadini", ma il punto è proprio questo. Il capo della Casa Bianca, pur in un Paese federale, ha i poteri per agire in maniera urgente e diretta affinché decine di milioni di persone ricevano il vaccino nel tempo più breve possibile, sia precettando l’industria sia mobilitando l’apparato logistico dello Stato. La Commissione europea, istituzione sovranazionale di un’entità (l’Unione) non pienamente federale (o forse assai poco federale), non dispone invece di questa capacità. Avere condotto le trattative di acquisto per i 27 Paesi in blocco ha consentito di evitare dolorose sperequazioni e ulteriori lacerazioni nel fragile tessuto europeo. Eppure, sembra che di fronte alla pandemia che non ha facili né rapide vie di uscita l’attuale ‘potere’ di Bruxelles sia troppo e troppo poco insieme. Il metodo intergovernativo è stato nel tempo affiancato e (solo) in parte superato dal ‘metodo comunitario’, che vede Commissione (come organo i cui membri non sono rappresentanti degli Stati), Parlamento (unica istituzione eletta direttamente e con funzione di controllo) e Corte di Giustizia interagire nella loro autonomia senza rispondere ai singoli Paesi, avendo come obiettivo l’intera Unione. Ora, per essere più federali all’americana, occorre dare ulteriore spazio al metodo comunitario, che non prevede veti, bensì cessioni di sovranità, e maggioranze qualificate al posto della spesso paralizzante ricerca del consenso generale. La domanda è allora se e come cedere altra sovranità all’Europa”.
 
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