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Le alleanze alla prova coesione

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 04/03/2021

In edicola In edicola Paolo Mieli, Corriere della Sera
Nella situazione politica italiana si apre ora la fase del test della coesione tra le varie alleanze. Lo scrive Paolo Mieli sul Corriere della Sera: “La nascita del governo presieduto da Mario Draghi – osserva - ha già avuto conseguenze non irrilevanti sul sistema politico italiano. Il centrodestra ha trovato la via per restare unito nonostante due partiti (Lega e FI) siano entrati in maggioranza, mentre uno (Fratelli d’Italia) è rimasto all’opposizione. E, almeno per il momento, l’alleanza regge. Il centrosinistra, nelle rilevazioni demoscopiche, è addirittura cresciuto come conseguenza della designazione di Giuseppe Conte alla guida del M5S. E non è che l’inizio. D’ora in poi destra e sinistra dovranno, se vorranno, contendersi il centro popolato da formazioni (quelle di Matteo Renzi, di Carlo Calenda, di Emma Bonino) tra loro non concordi ma dimostratesi nella recente crisi di governo dinamiche. E, in aggiunta, ad esse collocheremmo anche Forza Italia che ha ritrovato un imprevedibile ruolo di un qualche rilievo. Verrà il tempo in cui sarà possibile ricostruire la storia del disarcionamento di Conte e della nascita del governo Draghi. Una storia con alcuni protagonisti che si sono mossi alla luce del sole (Renzi, le destre, i centristi) e altri che hanno dato una mano dall’interno dello schieramento votato alla sconfitta. Qualcuno tra i perdenti mormora — anche in pubblico — parole come «complotto», «ordito», «congiura». Ma regolarmente questo qualcuno si ritrae al momento di indicare i nomi dei cospiratori che avrebbero agito in campo contiano. Anche perché probabilmente dispone solo di prove indiziarie o induttive. Gustavo Zagrebelsky in un’intervista a Silvia Truzzi per Il Fatto Quotidiano ha acutamente osservato che «la forza di un governo dipende dalla coesione», in assenza della quale un esecutivo «nasce tarlato fin dall’inizio». Giustissimo. L’ex presidente della Corte Costituzionale ha però poi definito «piuttosto stupefacente» che nella formazione dell’attuale maggioranza «nessuno abbia detto a qualcuno, in nome della coesione: no, tu no». Dopodiché adesso c’è tutto il tempo per trovare—a destra, al centro e a sinistra — la coesione di cui saggiamente parla Zagrebelsky. E per sottoporla, quando sarà, al giudizio degli elettori così da farsi da loro assegnare un insieme di parlamentari congruo a governare il Paese”.
 
Carlo Galli, la Repubblica
“È in atto un rafforzamento della politica. O quanto meno una sempre più forte consapevolezza della necessità della politica. Non tanto della politica dei partiti, che hanno le loro dinamiche, le loro difficoltà, i loro tempi, ma della politica intesa come capacità di indirizzo e di organizzazione su un territorio specifico. Una politica che si rivela essere quella dello Stato”. Carlo Galli su Repubblica parla del ruolo a cui l’istituzione statale ha in gran parte abdicato: “È questo infatti – sottolinea l’editorialista - che si propone come lo spazio politico determinante. Sono le gravi difficoltà incontrate dalla Commissione di Bruxelles nel reperire i vaccini e nel far rispettare i contratti con Big Pharma a far sì che lo Stato sia sul punto di dover riprendere l’iniziativa. Dall’Austria alla Danimarca si profila la tendenza a fare da soli, sull’esempio di Stati non appartenenti alla Ue come il Regno Unito e Israele (solo per rimanere in ambiti non troppo remoti). A livello interno, poi, per quanto riguarda l’Italia, la nuova linea è quella della uniformazione delle politiche, a opera dello Stato, e del superamento della tendenza delle regioni ad andare in ordine sparso. Permane, com’è ovvio, l’attenzione alle esigenze locali, ma l’obiettivo è chiaramente la maggiore efficienza nella somministrazione dei vaccini e nella centralizzazione del sistema informatico. Il nuovo protagonismo dello Stato – di cui è simbolo il ruolo che le Forze Armate assumono, a livello logistico – nasce dall’esigenza di affrontare il doppio problema di reperire i vaccini e di utilizzarli secondo criteri ragionevoli. Un compito sempre più pressante, che fa emergere la missione originaria dello Stato: la salvezza delle vite dei cittadini; un compito che in questo momento potrebbe perfino essere prevalente su quello di garantire la ripresa economica e di favorire l’agognato ritorno alla normalità. Nell’emergenza la politica parla con la voce del suo principale soggetto moderno, appunto lo Stato. Sotto la spinta della pandemia e del confronto fra Usa e Cina è quindi venuto il momento che allo Stato si guardi come a un bene comune, a una risorsa indispensabile. E che ci si metta all’opera per dargli quell’efficienza che è garanzia di una decente vita associata”.
 
Massimo Cacciari, La Stampa
Draghi e l’atavica voglia di uomo forte in Italia. Ne parla Massimo Cacciari sulla Stampa in un editoriale in cui mette a nudo le principali debolezze del nostro sistema: “Cresce la voglia di miracoli, dilagano le cieche speranze. Intramontabile carattere del genio italico: l’arte del compromesso al ribasso, del trasformismo, del nascondersi o rimandare i problemi, fa tutt’uno con gli esercizi retorici sulle rinascite, sui rinascimenti o sulle ricostruzioni. A ogni cambio di governo da 30 anni a questa parte - scrive - ascoltiamo il ritornello sulle irrinunciabili riforme e sulla certa promessa del loro imminente realizzarsi. Ora abbiamo un premier che sembra almeno non ripetere il gioco ed essere ben consapevole dei concretissimi fini che sono a sua portata, e tuttavia i suoi soci di maggioranza, così come le varie organizzazioni di categoria, vanno a gara nell’illudere che un governo di questa natura possa seriamente affrontare questioni su cui tutte le forze politiche, pur combinandosi e ricombinandosi nei più svariati modi, son naufragate – e per ragioni culturali, strategiche, ben prima che per fragilità organizzativa o per errori tattici. Si sa, infatti, che questa situazione dipende anche e soprattutto dal modo in cui è organizzata la sanità, e cioè dal rapporto irrazionale tra poteri centrali e Regioni, ma, per carità, lasciamo perdere l’idea che un nodo di tale portata possa essere anche solo pensato da un ‘governo di guerra’ come l’attuale. Il ‘principio di realtà’ non è mai stato uno di quelli più frequentati dalle nostre parti, ma l’uomo che viene da Bruxelles e Francoforte dovrebbe averlo saldamente nelle sue corde. Certo egli non potrà contrastare l’ondata sempre meno arrestabile che emerge da sempre più vasti settori dell’opinione pubblica. Non si tratta ancora dell’appello all’Uomo Forte di fronte alla impotenza delle forze politiche in campo, appello che, nelle condizioni storiche attuali, sarebbe comunque destinato a cadere nel vuoto. Si tratta, piuttosto, di un ingenuo “decisionismo” tutto ideologico, velleitario, ampiamente diffuso, peraltro, in settori significativi delle cosiddette élites dirigenti. Ideologia che sottovaluta o ignora, da un lato, il ruolo fondamentale che la struttura amministrativa, tecnica, burocratica svolge negli assetti istituzionali e politici del mondo contemporaneo, e, dall’altro, la funzione dei corpi intermedi nella costituzione di una democrazia progressiva (‘idea regolativa’ della nostra Costituzione)”.
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