Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 03/03/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Meloni: bene le nomine ma mi aspettavo discontinuità sui fatti
«La sostituzione di Arcuri è stata tra le prime cose che ho chiesto al capo del governo. Accolgo il segnale positivo, ma per ora nei contenuti quello che Draghi sta facendo mi sembra molto simile a quello che faceva Conte». Lo afferma la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, intervistata sul Corriere della Sera da Paola Di Caro. Il governo è in carica da poco, non crede sia un po’ presto per attendersi un cambio di marcia? «So che ci vuole tempo, e apprezzo che qualche passo si sia compiuto». Si riferisce alle nomine del nuovo capo della Protezione Civile Curcio e di quello per l’emergenza, di Gabrielli ai servizi, uomini dello Stato o delle forze armate? «La provenienza non è di per sé garanzia di successo per ruoli così delicati, ma le persone scelte sono certamente di assoluta rilevanza nel proprio campo e siamo a loro disposizione. Speriamo possano rompere finalmente i ponti col passato». Sono nomi che non sembrano suggeriti dai partiti ma pura emanazione di Draghi: è apprezzabile? «Non so se sia davvero così, ma se lo fosse sarebbe normale. Quando si assume una responsabilità gravosa come quella di guidare un governo, si deve lavorare con persone di propria fiducia. Qualunque premier fosse arrivato, come primo atto avrebbe rimosso Arcuri, anche per non mettere la propria faccia su un sistema che ha mostrato enormi falle». Insomma, almeno su Arcuri è stata ascoltata. «Sì, ma vedo ancora segnali preoccupanti». Quali? «Agire ancora con Dpcm come si è appena fatto anziché coinvolgere il Parlamento è il contrario di ciò che ci aspettavamo. Ormai l’emergenza dopo un anno è diventata quasi ‘normalità’. Bisogna tornare alle procedure ordinarie in democrazia». Ma nei contenuti vede un nuovo passo? «Direi di no. E’ presto, ma nei fatti per ora, domina la continuità con le politiche di Conte. D’altronde se si confermano ministri del precedente governo in posti chiave, come Speranza alla Salute, che scarto ci si può attendere?».
 
Breton: una dose di vaccino su tre non viene utilizzata
«La capacità di produzione di vaccini in Europa arriverà a 2-3 miliardi di dosi all’anno: questo è l’obiettivo che abbiamo per fine anno». Lo afferma Thierry Breton, commissario Ue al Mercato interno, intervistato sul Corriere della Sera da Francesca Basso. Qual è la situazione? «In Europa abbiamo cercato di fare in modo che i vaccini messi sul mercato avessero tutti l’autorizzazione dell’Ema. Tutti i Paesi hanno deciso di fare così per ragioni di sicurezza sanitaria, per essere sicuri che non ci fossero effetti secondari». Uno Stato membro è obbligato ad aspettare l’Ema? «Se un Paese per delle ragioni di urgenza vuole non aspettare l’autorizzazione dell’Ema può farlo ma a suo rischio e pericolo, e non ha la garanzia totale della sicurezza scientifica fornita dall’Ema. La Gran Bretagna ha scelto questa via e ha dato il via libera almeno un mese prima di noi, che abbiamo atteso di avere la documentazione completa: Pfizer-BioNTech è stato approvato il 22 dicembre, Moderna il 6 gennaio e AstraZeneca il 29 gennaio. Londra rispettivamente il 2 dicembre, l’8 gennaio e il 30 dicembre. Gli Usa invece per i primi due circa un mese prima di noi e AstraZeneca non ancora». L’Ue è in ritardo? «Le dosi negli Usa sono state consegnate circa cinque settimane prima che in Europa. A oggi sono stati consegnati in Europa circa 43 milioni di dosi, negli Usa circa 96 milioni. Quattro settimane fa gli Stati Uniti erano a 50 milioni. Ecco come nasce lo scarto con gli Usa. Alla fine di marzo il nostro obiettivo è arrivare a 95-100 milioni di dosi. Ma a fronte dei 43 milioni di dosi consegnate ne sono state somministrate 30 milioni 204 mila. All’Italia sono state consegnate 6.542.260 dosi e ne sono state somministrate 4.434.131. Gli Stati membri devono mettere in pratica velocemente la loro politica vaccinale perché la capacità di produzione di dosi aumenta di settimana in settimana».
 
Cartabellotta: ecco cosa abbiamo sbagliato
Tracciamento fallito, niente areazione a scuola, medicina territoriale in difficoltà. E’ a questi fattori che va imputato il nuovo allarme per la saturazione delle strutture ospedaliere per i malati Covid, secondo il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, intervistato sul Quotidiano Nazionale da Alessandro Belardetti. Come siamo arrivati fino qui? Dopo oltre un anno di pandemia, è stato fatto abbastanza per potenziare gli ospedali? Che cosa manca ancora? «Il potenziamento delle strutture ospedaliere, seppur in maniera non omogenea, è stato effettuato in tutte le Regioni. Ma è un collo di bottiglia che non si può espandere all’infinito, soprattutto per un problema di risorse umane». Che cosa si è sbagliato nella gestione della scuola? «Abbiamo puntato tutto su sanificazione, distanziamento e mascherine e quasi nulla su areazione e umidificazione dei locali, fattori determinante per la diffusione del contagio negli ambienti chiusi». Quanto incidono le varianti in questa risalita della curva? «Le varianti hanno impresso un’accelerazione, visto che l‘ultimo report dell’ISS documenta da metà gennaio un netto incremento dei casi negli under 20, fascia di età nella quale le varianti circolano di più». Come è possibile che gli ospedali rischiano nuovamente di collassare? «Quando i contagi risalgono, la scialuppa di salvataggio non sono i posti letto in area medica e in terapia intensiva, ma il sistema di tracciamento e isolamento dei contatti positivi, di fatto saltato all’inizio della seconda ondata. E quando crolla l’argine territoriale l’ondata si riversa negli ospedali». Che cosa si deve fare ora? «Se con le zone rosse locali non si riuscirà a contenere l’impennata della curva e il sovraccarico ospedaliero, non c’è alternativa a restrizioni più estese e più rigorose. In questo momento la tempestività è più importante del rigore delle misure».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Ippolito: Astrazeneca? Nessun vaccino Ŕ sicuro al 100%
Ippolito: Astrazeneca? Nessun vaccino Ŕ sicuro al 100%
Margherita De Bac, Corriere della Sera, 9 aprile
Ippolito: Astrazeneca? Nessun vaccino Ŕ sicuro al 100%
Ippolito: Astrazeneca? Nessun vaccino Ŕ sicuro al 100%
Margherita De Bac, Corriere della Sera, 9 aprile
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.