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La scelta pragmatica del premier

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 03/03/2021

La scelta pragmatica del premier La scelta pragmatica del premier Raffaele Marmo, Quotidiano Nazionale
“Nessuno, nemmeno il nuovo premier Draghi, si aspettava di dover fronteggiare uno scenario ancora incerto e cupo come l’attuale”. Per Raffaele Marmo, che firma l'editoriale in prima pagina sul Quotidiano Nazionale, “la comparsa delle «varianti» ha imposto un rapido cambio di programma a quanto ipotizzato dallo stesso Draghi solo due settimane fa e il primo a dare la sterzata rigorista è stato proprio il premier con il suo Dpcm d’esordio. E’ verosimile immaginare – scrive Marmo - che il presidente del Consiglio puntasse a mettere in atto da subito una significativa discontinuità non solo, come ha fatto, nella gestione della campagna vaccinale, ma anche per quello che riguarda la natura e la tipologia delle misure da adottare per contenere i contagi, nell’intento di conciliare maggiormente e più efficacemente il contrasto della pandemia con il ritorno alla normalità. E, però, da pragmatico realista quale è, ha dato priorità alla sostanza sulla forma, all’etica della responsabilità rispetto all’estetica delle enunciazioni di principio. E così il primo provvedimento dell’era Draghi è modellato sulla realtà rapidamente cambiata in pochi giorni e non sul programma originariamente fissato. Dietro la sua prima mossa sul fronte delle regole anti-pandemia c’è, del resto, la stessa logica delle priorità emergenziali che lo ha ispirato quando, da numero uno della Bce, lanciò nel luglio del 2012 l’ormai notissimo «Whatever it takes». Allora si trattava di salvare l’Euro «costi quel che costi», oggi di salvare la comunità nazionale dalla nuova morsa delle «varianti» del virus «facendo tutto ciò che è necessario». E, dunque, allora come oggi è il principio di realtà a far premio su tutto. Insomma - conclude -, la rivoluzione Draghi non è tanto nello stile di comunicazione ma, innanzitutto, nel metodo decisionale, che indulge poco, anzi per niente, alle esigenze dei ritorni immediati o di corto respiro, rivolta solo a tentare di centrare gli obiettivi che si pone. A ogni costo”.
 
Gianna Fregonara e Monica Guerzoni, Corriere della Sera
“Adesso che la decisione di richiudere le scuole è stata presa, chi si occuperà di ristorare i ragazzi e le famiglie?” Sul Corriere della Sera Gianna Fregonara e Monica Guerzoni partono da questa domanda per ricordare che “da lunedì ci sarà un problema imminente che attende una risposta dal governo: come se la caveranno le famiglie alle prese di nuovo con la Dad, con i bambini confinati al computer e i genitori al lavoro o in smart working? La ministra Gelmini ha promesso che aiuti e interventi per 200 milioni arriveranno con il Decreto sostegno. Ma le misure servono da subito per permettere alle mamme e ai papà di riorganizzare le proprie vite familiari e lavorative. Ed è giusto aspettarsi la stessa attenzione che c’è stata peri ristori stanziati a beneficio delle attività economiche. La pandemia ci ha insegnato che le scuole è più facile chiuderle che riaprirle, discorso specularmente valido anche per i bar, i ristoranti, i negozi, le piscine o le palestre. Ma se questi ultimi vengono ristorati, alle famiglie viene chiesto di arrangiarsi. Nei partiti e al vertice degli enti locali c’è anche chi spinge per tenere chiuse le scuole e aperte le attività, tanto che nella cabina di regia di lunedì con il premier alcuni ministri hanno dato battaglia perché lo stop alla didattica in presenza fosse vincolato alla serrata dei negozi. Fallito il lodevole tentativo, il problema resta, anche perché i comportamenti virtuosi che a scuola si rispettano nei momenti di svago si allentano. E certo non basta chiudere medie o superiori per evitare che i ragazzi nel pomeriggio si incontrino e si assembrino. Per chiedere a genitori e studenti un altro miglio di resistenza è dunque auspicabile che il governo spieghi il percorso, i tempi delle misure e quelli delle riaperture. Non basterà promettere che anche questo giugno saranno tutti promossi”.
 
Paolo Garimberti, Repubblica
“La decisione americana di sanzionare la Russia per il caso Navalnyj, in coordinamento con l’Unione europea, contiene tre messaggi ricchi di simbolismo politico”. Lo scrive su Repubblica Paolo Garimberti. “Il primo – spiega - è che la linea di Biden verso Mosca è ben diversa da quella dei suoi predecessori. Non soltanto rispetto all’approccio condiscendente, al limite della complicità, di Trump, ma divergente anche dall’indirizzo di Obama. Il team di politica estera di Biden, formatosi nell’era della guerra fredda e con forti radici nell’atlantismo, ha affinato la dottrina del «containment» verso la Russia e vi ha aggiunto il concetto di «engagement»: con Mosca si può trattare, ma deve essere chiaro che non si può essere condiscendenti quando viola certi principi. Il secondo messaggio è che gli Usa non vogliono più muoversi da soli, ma concertare la linea della politica estera con gli alleati europei. Difatti le sanzioni ricalcano quelle già prese dalla Ue e per l’Europa questa è indubbiamente un’occasione di riscatto. Il terzo messaggio è che le sanzioni non sono generiche come accadeva in passato quando colpivano un po’ alla cieca la cerchia degli amici di Putin, gli oligarchi della cleptocrazia orbitante intorno al Cremlino e i boiardi di Stato. Bensì sono mirate negli obiettivi e fondate su motivazioni ben chiare: il rispetto dei diritti civili e il totale asservimento del sistema giudiziario e carcerario russo agli scopi politici di Putin. Navalnyj, in modo diretto o indiretto, è stato una vittima di quegli uomini e del sistema che incarnano. E’ stato avvelenato da sicari del regime, è stato condannato una volta tornato a casa in un processo farsa, è stato inghiottito dal sistema concentrazionario russo, che ricorda il famigerato Gulag sovietico. E’ bene che tutto l’Occidente si unisca per ricordare a Putin che l’Unione Sovietica è morta e non gli è consentito risuscitarla”.
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