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La nuova stagione

Sintesi degli editoriali dei principali giornali

Redazione InPi¨ 02/03/2021

La nuova stagione La nuova stagione Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini commenta la nuova strategia di attacco alla pandemia delineata dal governo Draghi. Si apre una nuova stagione nella lotta al Covid, per affrontare l’emergenza come una battaglia che non si può e non si deve perdere. Sarà dunque necessario nell’immediato rendere davvero efficace quella campagna vaccinale che, per le inefficienze del governo Conte, gli errori gravi commessi dall’Ue e i ritardi pesanti delle aziende farmaceutiche, sta creando evidenti difficoltà. I tre uomini che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha scelto per fare squadra e vincere questa sfida, sono certamente all’altezza del compito, osserva Sarzanini. Il generale Francesco Paolo Figliuolo ha un curriculum che vanta, soltanto per giudicare l’ultimo periodo, competenze specifiche proprio nelle azioni di contrasto al Covid-19 grazie alla capacità di organizzare la logistica e gestire le situazioni di crisi. Fabrizio Curcio ha guidato la Protezione civile quando i terremoti e le catastrofi provocavano migliaia di morti e di sfollati. Franco Gabrielli è un investigatore di razza che è stato al vertice dei servizi segreti, della Protezione civile e poi della polizia sempre con il passo giusto, individuando la strategia adatta ad ogni contesto. Adesso l’importante è supportare la loro azione. Deve farlo il governo, la classe dirigente. Devono farlo i cittadini. La guerra contro il Covid-19 si vince soltanto tutti insieme. Le persone devono avere comportamenti responsabili, rispettare le regole. I politici non devono inseguire interessi di parte, consenso. I ministri devono pianificare il lavoro seguendo tempi stretti. È tempo di fare scelte anche impopolari se questo dovesse servire a far rallentare la curva. L’importante è che siano coerenti con la situazione reale.
 
Francesco Bei, la Repubblica
Anche Francesco Bei, su Repubblica, sottolinea come la nomina da parte di Draghi di un generale dell’esercito al posto del commissario Arcuri (il generale Figliuolo), rappresenti per l’Italia una novità assoluta, sia nel metodo che nel merito. Nelle emergenze nazionali — terremoti, incendi, inondazioni — spesso i governi sono ricorsi alle Forze Armate per tamponare situazioni di crisi improvvise. Chi ha una certa età si ricorda i ragazzi di leva che spalarono il fango a Firenze nel 1966. Mai finora era accaduto che l’intero sistema che ruota intorno all’emergenza fosse affidato in toto a un generale. L’unico esempio calzante, escludendo i casi particolari di Israele e della Cina, è la strategia messa in campo dal neo presidente Joe Biden negli Stati Uniti. Dopo gli annunci senza seguito concreto di Trump, appena insediatosi Biden ha capito che soltanto con l’efficienza e la prontezza operativa dell’Esercito sarebbe riuscito a mantenere la promessa di arrivare a 100 milioni di vaccinati in 100 giorni. È questo il modello che ha ispirato Mario Draghi, che si è trovato improvvisamente a far fronte in pochi giorni a una situazione di evidente affanno sia delle Regioni che della struttura commissariale. Eppure sarebbe sbagliato, come sta facendo la destra, agitare la testa tagliata di Arcuri come il segno di uno spostamento politico dell’asse di governo o come la volontà di cancellare anche l’ultimo residuo dell’era Conte. Anche perché, nonostante i forti malumori espressi da Lega e Forza Italia, oggi lo stesso Draghi che ha congedato il vecchio commissario straordinario — facendo felice Salvini, Tajani e Renzi — firmerà un Dpcm (proprio come Conte) e non un decreto legge. È la prova che il premier non si muove in un’ottica politica ma persegue una sua precisa strategia per il contenimento dell’epidemia e l’accelerazione del piano vaccinale.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Sulla Stampa, pure Marcello Sorgi osserva come il repentino avvicendamento di Arcuri con il generale Figliuolo rappresenti un segno di discontinuità significativo con il precedente governo Conte, e una chiara risposta a quanti accusavano il governo Draghi di essere un Conte ter travestito. Arcuri, infatti, giunto ormai a fine mandato e congedato con i ringraziamenti di rito, era stato l’uomo-simbolo dell’esecutivo guidato dall’«avvocato del popolo». Tal che a un certo punto sembrava che l’ex-premier ora in corsa per la guida dei 5 stelle non potesse far nulla senza consultarlo. Al dunque, forse è proprio questo che ha nociuto all’ex-commissario: l’aver assunto, anche al di là delle sue intenzioni, un ruolo politico o semi-politico improprio che non gli spettava ed era apertamente contestato (Renzi, Salvini), insieme alle numerose e parallele responsabilità che gli avevano alienato il sostegno di chi pure lo aveva stimato in passato. E tuttavia che Draghi, al di là delle scadenze, abbia deciso l’avvicendamento per dare in pasto la testa di Arcuri ai critici della prima ora, non è affatto detto. Bisognerebbe conoscere un po’ meglio il temperamento del presidente del Consiglio prima di pensare che possa farsi prendere dall’ansia della comunicazione che aveva contraddistinto dal primo all’ultimo giorno il suo predecessore. L’approccio di Draghi rispetto ai compiti che ha assolto, infatti è sempre stato graduale, per dispiegare le sue strategie con il tempo necessario, sapendo che la realizzazione degli obiettivi quasi mai è il risultato di una scommessa, come alla roulette, e più spesso, invece, di un’attenta progettazione e di un confronto con collaboratori e interlocutori qualificati. A ben guardare è esattamente quel che sta accadendo. L’uscita di Arcuri e l’arrivo di Figliuolo fanno capire che in cima ai suoi pensieri c’è la campagna di vaccinazione, fin qui a rilento e in un momento in cui cresce l’allarme per i contagi da varianti del virus. Ma il programma del governo è di affrontare insieme le tre emergenze – sanitaria, sociale ed economica – che si intrecciano, nel periodo più spaventoso che l’Italia abbia mai attraversato di recente.
 
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