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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 26/02/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Georgieva: Draghi è un bene ma l’Italia tagli il debito
“Draghi è un bene ma l’Italia tagli il debito. Servono stimoli economici fino alla ripresa”. Lo afferma Kristalina Georgieva, direttrice dell’Fmi, intervistata da Paolo Mastrolilli per La Stampa. Quale messaggio lancerà oggi al G20 dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali? «Vorrei iniziare augurando a Mario Draghi e alla sua squadra un grande successo, non soltanto per portare l'Italia fuori dalla crisi, ma anche nell’assumere la presidenza del G20, guidando la ripresa economica in Europa e non solo. "Whatever it takes" è diventata una tendenza in tutto il mondo. Ed è giusto così. Ci stiamo riprendendo dalla peggiore recessione dalla Seconda guerra mondiale. Ma sarà un'ascesa lunga e incerta. La maggior parte del mondo sta affrontando una lenta distribuzione dei vaccini, e le prospettive di ripresa stanno divergendo pericolosamente tra i paesi. Il rischio è che mentre le economie avanzate e alcuni mercati emergenti si riprendono più rapidamente, la maggior parte dei paesi in via di sviluppo stagni. Anche all'interno dei paesi la disuguaglianza sta aumentando. Quindi la mia più profonda preoccupazione è che il "Great Lockdown" del 2020 potrebbe trasformarsi nella "Grande Divergenza" nel 2021eoltre». Cosa dovrebbe fare Draghi perché il Paese diventi più dinamico e competitivo? «Di fronte ad una crisi straordinaria, il governo italiano ha risposto con misure straordinarie per proteggere le vite umane, e sostenere famiglie e imprese. Ciò ha portato ad una ripresa dell'attività economica eccezionalmente forte la scorsa estate. E un miglior adattamento alle limitazioni della mobilità, durante la seconda ondata di infezioni, ha portato ad un calo della produzione inferiore al previsto alla fine del 2020. Sebbene le prospettive per l'economia italiana siano migliorate, è fondamentale mantenere un sostegno fiscale ben mirato fino a quando la ripresa non sarà saldamente ristabilita. Nel frattempo, il debito pubblico in proporzione al Pil è aumentato, a causa della risposta fiscale dell'Italia alla crisi, e delle significative perdite di produzione ed entrate. Lo stesso vale per la maggior parte delle altre economie avanzate del mondo, sebbene Roma sia entrata nella crisi con un livello di debito pubblico già elevato. È quindi essenziale che l'Italia metta in atto un piano di bilancio a medio termine credibile, per ancorare una strategia di riduzione del debito sostenuta da riforme economiche, che stimolino la produttività e la crescita a lungo termine e rendano il bilancio più efficiente. Ciò sarebbe particolarmente utile per i giovani, che trarrebbero vantaggio da una maggiore spesa pubblica per l'istruzione e da migliori opportunità di lavoro. Inoltre, cogliendo le opportunità fornite dai rendimenti obbligazionari storicamente bassi e dalle risorse della Next Generation EU, l'Italia può trasformare la sua economia e colmare le lacune esistenti nelle infrastrutture digitali, verdi e sociali».
 
Molteni: Ero critico con Lamorgese ma ora prima l’Italia
«I falchi sono animali straordinari e protetti. Ma io non mi considero affatto un falco». Lo afferma il neo sottosegretario all’Interno, il leghista Nicola Molteni, intervistato da Marco Cremonesi per il Corriere della Sera. L’ha definita così, giusto ieri, Luca Casarini. Mentre tra Pd e M5S la sua possibile nomina era vista con preoccupazione. Sbagliavano? «Io mi confronto sul piano politico, non con le offese da bestiario. Guardi, ho il telefonino pieno di messaggi di congratulazioni da parte di parlamentari del Pd e dei 5 stelle: penso di essere tutto tranne che divisivo, credo di essere una persona di dialogo e di buon senso, e devo dire che questo mi viene anche riconosciuto. Il racconto del Molteni che divide è stata un’operazione giornalistica». Forse per i decreti sicurezza di cui lei è stato uno dei più importanti artefici? «Guardi però che i decreti sicurezza, che io condivido al 100%, sono ancora del tutto in vigore per l’80%. È stata modificata la parte sull’immigrazione, ma il fatto che tutto il resto non sia stato toccato credo sia la prova che siano degli strumenti utilissimi. Ricorda? La legittima difesa, la sicurezza urbana, la videosorveglianza nei Comuni, nelle case di riposo e negli asili, il contrasto alla criminalità organizzata anche attraverso sequestri e confische, l’ammodernamento della Polizia…». Lei si trova sul crinale più delicato del governo Draghi. Luciana Lamorgese è proprio il ministro che ha corretto i decreti Salvini. Lei aveva ritwittato un sondaggio con la parola «Bocciata». E ora? «Ma guardi che io sono convinto che il confronto e il dialogo siano davvero un valore. Peraltro, in questo momento il bene del paese viene prima di qualsiasi interesse di parte. Per questo Salvini ha scelto di portare la Lega, il primo partito italiano, a dare un grande contributo a questo governo». Questo farà sì che il governo Draghi adotterà politiche sull’immigrazione che potrebbero piacere alla Lega? «Io ho molto apprezzato il premier Draghi quando ha parlato di immigrazione. Ha rilanciato una maggior partecipazione dell’Ue ricordando che i confini italiani sono i confini dell’Ue. E ha anche definito ‘cruciale’ una politica europea sui rimpatri. Io credo davvero che per l’Italia vadano benissimo le politiche sull’immigrazione che adottano gli altri paesi europei, che hanno frontiere invalicabili».
 
Cuperlo: il Pd è rimasto fuori, ora la destra rilancerà la propaganda
Il Pd è rimasto fuori dal Viminale e ora la destra rilancerà la propaganda. Lo afferma Gianni Cuperlo intervistato da Giovanna Casadio per la Repubblica. Cuperlo, il Pd esce dal Viminale e la Lega dei decreti Salvini ci entra. Quale è il rischio? «Il rischio è che quella destra provi a resuscitare la miscela di propaganda e disumanità dei suoi vecchi decreti, gli stessi che noi abbiamo superato. Faremo di tutto per impedirlo dal governo, nel Parlamento e nel paese. Avremmo voluto certo presidiare il Viminale». Lei ha avvertito: no a una sinistra che rivendica i suoi principi a seconda delle stagioni. «Sì lo penso, ma è la ragione che mi porta a considerare questo un governo concentrato sulle priorità indicate dal premier Draghi alle Camere: il piano dei vaccini, l’uso corretto dei fondi europei, l’aiuto alle fasce più colpite dalla crisi, il bisogno di far ripartire l’economia e il lavoro. Non è che siccome siamo nella stessa maggioranza con Salvini le distanze di colpo svaniscono. A partire dalla prossima sfida nelle città loro erano e rimangono l’avversario da battere. La pandemia ha sdoganato l’imbroglio del sovranismo, non saremo certo noi a sdoganarlo dal governo». Il Pd perderà l’anima nel governo con la Lega? «Da Lega e Forza Italia ci separano valori e strategie. Rimuoverlo è assurdo ma proprio per questo quella che si apre è una sfida culturale e sociale sull’egemonia e nel legame con la società. L’anima non è come l’ombra di Peter Pan, che va e viene, per un partito è tutto». Immigrati, accoglienza, diritti sono le battaglie da salvaguardare? E di ius soli non si parlerà più? «Lo ius soli rimane una battaglia fondamentale, ma senza ipocrisie riconosco che non l’abbiamo vinta nemmeno quando al governo ci siamo stati senza la Lega. Detto ciò non rinuncio a un principio: credo giusto battersi per ottenerlo, so anche che saremo più forti se sapremo mobilitare le persone, movimenti, associazioni in una campagna fuori dalle istituzioni. Perché puoi perdere una singola battaglia sui tuoi valori. Quello che non può mai accadere è perdere i tuoi valori».
 
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