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A cosa serve la missione Onu in Congo?

Redazione InPi¨ 23/02/2021

Altro parere Altro parere Daniele Raineri, il Foglio
Daniele Raineri sul Foglio mette a nudo le criticità e le mancanze della missione Onu in Congo: “L’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci - ricorda - sono morti durante uno spostamento organizzato dalle Nazioni Unite in un’area che vede schierata la forza internazionale Monusco, che è il contingente militare più grande e più costoso mai messo in piedi dalle Nazioni Unite. Monusco ha garantito all’ambasciata italiana che la strada da Goma a Rutshuru era ‘sicura’ e quindi percorribile con misure di sicurezza minime e invece dopo soltanto venticinque chilometri una banda armata ha bloccato le jeep delle Nazioni Unite, ha ucciso tre persone e ne ha rapite altre tre. C’è una responsabilità, e se non è nella mancata protezione è nelle informazioni sbagliate che a volte in quei teatri così caotici e pericolosi fanno danni irrimediabili. Eppure la missione militare dovrebbe avere informazioni solide perché va avanti in quella fascia di confine del Congo da più di vent’anni – è cominciata nel 1999 sotto un altro nome e poi ha preso il nome attuale, Monusco nel 2010 (era un tentativo di dimenticare i primi dieci anni con le loro inefficienze e di ripartire). A questo punto c’è da farsi domande che in pochi si ponevano con discrezione prima che la notizia della morte di un ambasciatore finisse sulle prime pagine dei giornali. Questa forza internazionale creata dall’Onu e che in teoria si occupa ‘di stabilizzazione’ è riuscita a stabilizzare qualcosa al costo di più di un miliardo di dollari all’anno? I suoi soldati hanno qualche idea di cosa stanno facendo? Stanno cambiando le cose in meglio in quella zona del Congo? Monusco ha anche un potere di iniziativa in più e molto importante rispetto agli altri contingenti di peacekeeping sparsi per il mondo: può lanciare operazioni offensive. Ci si trova di fronte a una creatura controsenso e sponsorizzata in modo svogliato dalla comunità internazionale e poco amata dagli abitanti del Congo, che secondo sondaggi del 2017 pensano al quaranta per cento che sia una missione “corrotta” e al trenta per cento “che se ne dovrebbe andare”, percentuale che sale al cinquanta per cento nelle zone, come il Nord Kivu dove sono stati uccisi Attanasio e Iacovacci, dove Monusco è schierata. E’ un malcontento giustificato”.
 
Giuliana Sgrena, il Manifesto
“La verità. Tutti si impegnano a cercarla, come sempre, di fronte all’assassinio di «servitori dello stato» diventati «eroi». I giornali «aprono gli occhi» sull’Africa ma li chiuderanno subito dopo la sepoltura delle salme. Difficilmente si scoprirà cosa si nasconde veramente dietro l’agguato teso al convoglio del World Food Programme”. Lo scrive Giuliana Sgrena sul Manifesto parlando dell’Africa come del “continente dimenticato”: “La politica, i media non si occupano di un continente grande e soprattutto ricchissimo, ma le sue ricchezze sono fonte di sfruttamento, affari, speculazioni che si realizzano meglio senza testimoni. Nelle zone dove i conflitti sono endemici e le risorse naturali enormi sono in molti i contendenti che per combattere la propria guerra usano qualsiasi mezzo. E la regione del Kivu è una di queste: minerali tra i più preziosi (come il coltan, il cobalto e i diamanti), una zona estremamente fertile, il parco nazionale dei Virunga, il più grande dell’Africa e patrimonio dell’Unesco, paradiso dei gorilla di montagna, il lago Kivu che copre un giacimento di metano. Lunedì mattina quando l’ambasciatore italiano è stato colpito si trovava su un’auto della missione Onu Monusco. Questo fatto suscita molti dubbi sulla capacità della Monusco di proteggere civili e personale umanitario, di valutare la pericolosità della situazione e di mettere in campo le azioni di peacekeeping. L’imboscata mirava a sequestrare o a uccidere i componenti del convoglio? La dinamica dei fatti sembra accreditare il tentativo di sequestro, anche perché di rapimenti ce ne sono spesso nella zona anche se soprattutto di locali, per estorcere denaro. Ma al di là di tutte le supposizioni un dato è certo: in queste situazioni di conflitti esasperati a rimetterci sono le persone che si mettono in gioco, che non si accontentano di condannare o di stare a guardare, che scelgono da che parte collocarsi, quella della popolazione che soffre, anche per colpa nostra. Ancora più grave quando affrontando una pandemia dagli esiti incerti in tutto il mondo ci si preoccupa solo di suddividere i vaccini tra europei o occidentali lasciando gli scarti ai popoli del sud del mondo. Dove solo la Cina è arrivata, sicuramente non per altruismo, ma per un tornaconto che si traduce in una penetrazione capillare nel continente africano ricco di materie prime. La Cina è diventata un nemico per l’occidente difficile da combattere con l’egoismo dei privilegiati”.
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