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Altro parere

Un «whatever it takes» per i vaccini

Redazione InPiù 23/02/2021

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
“Non sappiamo difendere i nostri ambasciatori mandati in zone di guerra, ma non sappiamo neppure vaccinare gli italiani in tempo di pace”. Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, mette in relazione l’attacco nella Repubblica democratica del Congo costato la vita a due nostri connazionali con la lentezza con cui si sta attuando la campagna di vaccinazione contro il Covid. “A noi comuni mortali – spiega Sallusti nel suo editoriale - non interessa tanto il perché un ambasciatore in Congo non avesse un’auto blindata né una scorta adeguata, le spiegazioni abbonderanno. A noi non importa il motivo per cui non abbiamo abbastanza vaccini, l’Europa inadeguata o le multinazionali del farmaco fameliche. Io sogno che il nuovo governo non ci spieghi perché non si può fare una certa cosa, ma che la faccia «costi quel costi», per rubare la celebre frase «whatever it takes» con cui Draghi sconfisse la speculazione sull’euro. «Whatever it takes», l’Italia deve proteggere la vita dei suoi rappresentanti nel mondo e risolvere il problema della scarsità di vaccini, che è la mamma di tutti i problemi, perché ormai è chiaro che senza una sufficiente immunità l’economia e il commercio non potranno ripartire a pieno regime, al di là delle legittime rimostranze delle categorie interessate alla stretta. Compratele, arriverei a dire, per paradosso, anche rubatele, ma portate a casa queste benedette fiale. Lo dovete anche a chi, come l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, credeva di rappresentare nel mondo un Paese serio e autorevole, capace di affrontare e risolvere le situazioni più difficili. Io mi auguro che in Congo nulla resti impunito. Ma anche in Italia abbiamo bisogno, se non di punizioni, almeno di un repulisti di incapaci. Ci hanno fatto credere che il momento è arrivato, forse parliamo dell’ultimo treno. La prego presidente Draghi: whatever it takes”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“La crisi dei 5 stelle si attorciglia su sé stessa e rende sempre più difficile la ricerca di una soluzione”. Ne parla nel suo “Taccuino” sulla Stampa Marcello Sorgi, secondo il quale “al di là del direttorio e dei rischi di aprire una nuova votazione sulla Piattaforma Rousseau in un clima di tale tensione, quel che fin con troppa evidenza manca, nella crisi apertasi nel Movimento con la spaccatura sull’appoggio al governo Draghi, è un luogo e un tempo di seria riflessione sulle prospettive. Se il problema fosse davvero solo la divisione tra ‘governisti’ e ‘vaffa’, per dire delle due anime che l’ondata di espulsioni decise da Grillo e adottate con procedure lampo dal reggente Crimi ha messo in luce, paradossalmente la scissione potrebbe risolverlo. Ma in un partito che non ha organi dirigenti e sedi di dibattito è difficile affrontare una discussione del genere e trarne le conseguenze. Nel senso che i governisti, al di là del loro ritorno al governo, non sono in grado di darsi un programma e riconoscere che la pandemia ha cambiato tutta la sintassi politica del consenso: la gente vuol sapere come salvarsi la vita, come vaccinarsi, come ritrovare il lavoro perduto, e così via. Ed è su questo che misura le capacità di governo prima di dare il proprio voto. Allo stesso modo un’opposizione puramente antipolitica, il famoso ritorno al ‘vaffa’ delle origini, potrebbe rivelarsi una delusione per coloro che lo vagheggiano. Basta guardare con quale attenzione la Meloni, pur dicendo ‘no’ al governo, ha ridefinito la sua collocazione. Grillo è stato il primo a capirlo: ma non tutti, tra i suoi, dimostrano di avere le stesse capacità”.
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