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Apriamo gli occhi sull'Africa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 23/02/2021

Apriamo gli occhi sull'Africa Apriamo gli occhi sull'Africa Gianni Vernetti, Repubblica
“Il migliore modo per onorare la memoria dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci è di non voltare lo sguardo di fronte alle guerre dimenticate, ma di tornare ad occuparci seriamente dell’Africa a tutto campo”. Lo scrive su Repubblica Gianni Vernetti, secondo il quale servono “più aiuti umanitari, più cooperazione allo sviluppo, più cooperazione nel settore della sicurezza da un lato, ma anche valorizzazione delle tante opportunità che possono emergere da un più solido rapporto con le economie emergenti del continente nero”. “Il nostro ambasciatore – ricorda Vernetti - è caduto in quella zona instabile fra Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Rwanda, che da quasi 30 anni non riesce a trovare pace. Nella RdCongo è presente una delle più grandi missioni di peacekeeping e di stabilizzazione delle Nazioni Unite, la Monusco, con oltre 15mila soldati di 47 nazioni diverse. Ma come ricorda Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, che in quindici anni ha curato oltre 40mila donne vittime di stupri di massa nelle guerre congolesi, «la missione delle Nazioni Unite ha ottenuto buoni risultati di contenimento, ma non ha risolto il problema alla radice. Le regole d’ingaggio delle missioni della Nazioni Unite hanno troppi vincoli di azione». E questo – secondo Vernetti - è uno dei punti chiave per poter affrontare le guerre dimenticate dell’Africa che purtroppo ci riguardano da vicino. Servono missioni internazionali capace di agire, sconfiggere in modo definitivo terrorismo e le milizie armate, dimostrando che non c’è impunità per i crimini compiuti. La ‘Responsabilità di proteggere’ può e deve diventare una vera priorità della comunità internazionale. I crimini di massa devono essere prevenuti con meccanismi che permettano azioni di ‘ingerenza umanitaria’ da parte della comunità internazionale. L’Africa è un continente che ci riguarda. Tornare ad occuparsene con serietà è una priorità per l’Italia e per l’Europa”.
 
Mario Arpino, Quotidiano Nazionale
Più disilluso e amaro il commento alla vicenda di Mario Arpino, il quale, sul Quotidiano Nazionale, scrive che “l’Africa profonda ha colpito ancora, e anche questa volta si è portata via due bravi servitori dello Stato”. “Gran parte dell’Africa è instabile per sua propria natura, cui si aggiungono motivi ormai ben noti e discussi – spiega l’ex capo di stato maggiore della Difesa -. Sembra brutto, ma questa realtà va guardata in faccia senza buonismi o ipocrisie. L’instabilità di molte aree dell’Africa è uno degli elementi costitutivi della società. Di ciò, la situazione del Congo è emblematica. Nel nord del Kivu la guerra intestina della prima decade di questo secolo si era interrotta con un trattato di pace subito calpestato dai ribelli di Laurent Nikunda, e a tutt’oggi è ancora in atto. L’Onu è attivo, ma è costretto a lavorare interponendosi tra i contendenti e questa tecnica finisce per creare divisioni permanenti, a loro volta continua origine di nuovi guai. Noi italiani ne sappiamo qualcosa: l’eccidio di Kindu, nel 1961, è accaduto in circostanze ancora non del tutto chiarite mentre operavamo, come stava facendo l’Ambasciatore Attanasio, nel quadro di una missione dell’Onu. E anche l’eccidio di Kolwesi, nello Shaba, durante il braccio di ferro del 1978 tra Tchombe e Mobutu, è accaduto non certo perché stessimo inseguendo oro e diamanti: cercavamo solo di creare industria, lavoro e migliori aspettative di vita. Questa è l’Africa, e questo è il Congo. Regioni che restano nel cuore di chi c’è stato, ma dalle quali è molto difficile sentire arrivare buone notizie. L’Africa ci riserva sempre nuove sorprese, scriveva duemila anni fa Plinio il Vecchio. Oggi modificherebbe l’aggettivo qualificativo: ci riserva sempre «brutte» sorprese”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
“Probabilmente sarà più laboriosa la scelta dei sottosegretari che quella dei ministri”. Lo scrive sul Corriere della Sera Massimo Franco, secondo il quale “nelle file di alcuni partiti il nervosismo e le divisioni rendono difficile non solo la scelta ma la stessa indicazione dei nomi. Il risultato è che il governo sarà completato solo tra oggi e domani; e che, comunque vada a finire, lascerà scie polemiche sia dentro il M5S, sempre più sull’orlo dell’esplosione, che dentro Forza Italia e, forse, nel Pd. Le forze politiche non sembrano in grado di trovare un accordo al proprio interno, prima che tra di loro. L’intenzione dell’esecutivo è di accettare un riequilibrio degli incarichi in senso «sudista». Regioni come la Sicilia non sono rappresentate nemmeno da un ministro. Il secondo obiettivo, che mette in tensione soprattutto il partito di Zingaretti, è di dare più spazio alle candidature femminili. Ma esiste un’ulteriore preoccupazione, non dichiarata. E’ quella di rafforzare il governo per evitare smarcamenti e crisi non appena si entrerà nell’ultimo semestre di presidenza della Repubblica. Non si tratta solo di alcune uscite di Salvini sulla moneta unica. La previsione è che dopo il voto in alcune grandi città, tra primavera e autunno, alleanze e identità si rimescoleranno. E bisognerà vedere se il governo subirà i contraccolpi di un’evoluzione della quale appare un acceleratore. D’altronde, già ieri si è visto con la prescrizione. Ma è la ricaduta dello sfaldamento grillino a tenere alta la tensione. Il timore dei vertici del M5S è che la nomina dei sottosegretari possa avere come conseguenza immediata nuovi abbandoni. E’ chiaro che il problema è politico, non si risolve con le espulsioni. Ma oggettivamente è un’incognita sulla solidità della coalizione. Ormai – conclude Franco -, i Cinque Stelle sono la formazione di maggioranza relativa solo virtualmente”.
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