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Altro parere

Movimento 5 Sedie

Redazione InPiù 19/02/2021

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, “il Fatto Quotidiano”
Sul “Fatto Quotidiano” Marco Travaglio critica Beppe Grillo offrendogli sarcasticamente spunti per un nuovo spettacolo, “Belìn”. C’era una volta un comico – scrive Travaglio – che capiva tutto prima degli altri. Tipo che la politica era marcia, la finanza anche peggio e la stampa teneva il sacco a entrambe. Così cominciò a informare la gente nei suoi show e fondò il Movimento 5 Stelle. Gli “scappati di casa”, in tre anni, trovarono un premier più che degno e portarono a casa quasi tutte le loro bandiere prima che il Matteo ma i or e il Matteo minor buttassero giù i loro due governi per liberarsi di loro. Nel momento del massimo trionfo, anziché rendersi prezioso e vendere cara la pelle, Grillo sbarellò. Scambiò per “grillino” Draghi, e spinse i grillini quelli veri ad arrenderglisi senza condizioni, in nome di un superministero-supercazzola alla Transizione Ecologica. Su quella promessa fece votare gli iscritti con un quesito che diceva mirabilie del Sì, nulla del No e non prevedeva l’astensione. Quelli si fidarono di lui, unico ammesso al cospetto di SuperMario, e dissero Sì al 60%. Poi scoprirono che era una battuta (quella di Draghi): il superministero era mini, per giunta diretto da un renziano per giunta indicato da Grillo; e il Mise, lungi dallo scomparire, passava semplicemente da Patuanelli a Giorgetti, noto ambientalista padano (vedi trivelle, Tav, Terzo Valico e altre colate di cemento). Molti iscritti gabbati chiesero di rivotare, ma furono narcotizzati con altre supercazzole. I parlamentari coerenti col giuramento fatto agli elettori “mai con B.” votarono contro o si astennero, ma, anziché essere rispettati come minoranza interna, furono espulsi da chi era andato al governo con B., col Matteo maior e col Matteo minor. “Belìn”, ridacchiò il comico, “è il mondo alla rovescia! È come se Ario, Lutero e fra ’Dolcino avessero scomunicato il Papa! Lo dicevo io che ne resterà uno solo: io!”.
 
Pierfrancesco De Robertis, “Quotidiano Nazionale”
La scissione grillina più volte evocata stavolta c’è sul serio – commenta Pierfrancesco De Robertis sul “Quotidiano Nazionale” – e porta un elemento di chiarezza nel quadro politico in rapidissima evoluzione. Inutile ormai ironizzare sulle giravolte di un partito nato come antisistema e che invece si è fatto esso stesso sistema. Concentriamoci invece sulle conseguenze di questo piccolo terremoto, che fa scomparire l’anomalia di un partito post-ideologico al 33 per cento, così forte da scardinare lo stesso impianto bipolarista del nostro assetto istituzionale. Per Draghi la scissione è un bene perché non avendo problemi di numeri è meglio per lui poter disporre di una truppa parlamentare meno folta ma più coesa. I problemi sono invece per i Cinquestelle stessi e a cascata anche per il Pd, questo Pd. L’ala scissionista di Di Battista andrà infatti a ricoprire lo spazio elettorale del «vaffa» da sempre presente nel nostro paese anche se in forme diverse. Usciti però i neo-vaffanculotti, i grillini di governo si ritrovano emarginati in un limbo politico estremamente esiguo: non sono di lotta, perché chi ormai lotta è Di Battista, non sono di governo semplicemente perché hanno dimostrato di non esserne capaci. L’unico brandello di riferimento politico che resta loro è quello di un partito verde alla tedesca, un po’ movimentista nelle forme, una cosa non di sinistra ma sinistroide. Non un granché. L’impasse Cinquestelle riguarda però a cascata anche il Pd. Con raro tempismo Zingaretti si è legato a una forza che si sta allegramente votando all’autoestinzione. Una scelta dovuta all’incapacità dell’attuale gruppo dirigente Pd di elaborare una propria proposta politica. E quando non si hanno idee ci si rifugia nelle formule politiciste. Vecchio vizio di scuola comunista. Il punto è capire se le difficoltà di due dei soci di maggioranza del governo avranno una qualche conseguenza sull’esecutivo appena nato.
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