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Altro parere

Dire e non dire

Redazione InPiù 18/02/2021

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, Il Fatto
Il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, dà la pagella al discorso di Mario Draghi al Senato. “Il discorso è stato ottimo sull’ambiente (poi vedremo se si tradurrà in pratica) e sull’euro (vero, Salvini?). Doveroso nel grazie a Conte e al suo governo (9 ministri ora stanno con Draghi). Buono su pandemia e Recovery Plan (sostanziale continuità col governo uscente: altro che fallimento e disastro). Interessante sulla governance accentrata dal Tesoro per controllare e non sprecare i 209 miliardi (ma Conte, che ne proponeva una presso Tesoro, Mise e Affari Ue, non era un dittatore-accentratore?). Generico sulle eventuali modifiche al piano Ue e sulla riforma della Pa. Opportuno nello smentire il fallimento della politica. Vago sul Reddito e il blocco dei licenziamenti. Saggio sulla progressività del fisco (altro che Flat tax). Propagandistico sulla scuola in presenza e non in Dad (con le varianti Covid vedremo se Bianchi farà meglio dell’Azzolina). Perdonabile per le gaffe ‘da emozione’ sui numeri delle terapie intensive e della cig (ma se fosse stato il predecessore l’avrebbero massacrato). Ma più di quelle che ha detto - sottolinea Travaglio - contano le cose che Draghi non ha detto. Niente Mes (benissimo: avevano ragione Conte, M5S, Gualtieri, i sovranisti e torto il Pd, FI, Iv, Calenda, Bonino e tutti i giornaloni). Niente Costituzione e mafia solo in replica (malissimo). Zero conflitto d’interessi (male per noi, bene per certi ministri ‘tecnici’, FI e Iv). Un cenno di circostanza alla corruzione (male). Non una sillaba sulla blocca-prescrizione di Bonafede (chiesta dalla Ue), che finora tutti tranne i 5S volevano cancellare, provocando le dimissioni del Conte-2. Scelta comprensibile per chi vuol governare un mese e vincere facile. Ma chi vuol governare due anni deve sciogliere anche i nodi divisivi: prima o poi la politica, anche se è commissariata, presenta il conto”.
 
Raffaele Marmo, Quotidiano Nazionale
“Mario Draghi potrà contare su linee carsiche di intesa tra i due principali partiti contrapposti che lo sostengono (Lega e Pd) che solo la narrazione giallo-rossa di questo anno e mezzo ha finora spinto nelle viscere della politica”. Lo sostiene sul Quotidiano Nazionale Raffaele Marmo, secondo il quale “è bastato che Salvini e Zingaretti si incontrassero come alleati, per quanto forzati, per trovarsi d’accordo su un terreno decisivo, come quello della protezione dei lavoratori del privato a rischio licenziamento o dei piccoli e medi imprenditori devastati dalla pandemia. E, possiamo stare certi fin da ora, che gli stessi dem faranno fatica a mandare al macero Quota 100 senza aver trovato un meccanismo analogo. E, del resto, non è dissimile tra le due forze la base elettorale degli operai e degli impiegati lombardi, emiliani, toscani o piemontesi. Ma sono meno lontane di quello che si può immaginare anche le ricette per garantire vecchie e nuove reti di protezione: per Pd e Lega, per capirci, il reddito di cittadinanza va resettato adeguatamente e collegato strettamente al lavoro, ma non va abolito o cancellato come misura di contrasto della povertà. Non è da meno il comune sentire di leghisti e piddini su un altro terreno decisivo per la ripresa del Paese: quello delle grandi infrastrutture. Sarebbe sufficiente richiamare alla memoria un dato: il governo giallo-verde cadde formalmente nell’agosto del 2019 sul voto congiunto di Lega e Pd per salvare la Tav Torino-Lione. Liberi dai vincoli di coalizione, e anzi alleati per forza, è agevole immaginare che quella che una volta si chiamava spinta sviluppista tornerà ad avere peso proprio grazie alle due forze all’apparenza più contrapposte della maggioranza Draghi”.
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