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Ora un premier per tirarci fuori dalla palude

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 26/01/2021

Ora un premier per tirarci fuori dalla palude Ora un premier per tirarci fuori dalla palude Raffaele Marmo, Quotidiano Nazionale
“Le attese dimissioni di Giuseppe Conte sono il primo atto di chiarezza e di onestà intellettuale e politica in questa controversa e per molti versi grottesca crisi di governo”. Sul Quotidiano Nazionale Raffaele Marmo commenta con durezza gli ultimi sviluppi della crisi di governo. “Finalmente l’avvocato del popolo, senza più numeri in Parlamento, ha deciso di rimettere il pallino nelle mani del presidente della Repubblica. Toccherà a Mattarella rimettere insieme il puzzle scomposto della politica e far emergere la figura giusta per traghettare il Paese quantomeno fuori dal caos e dalla palude degli ultimi mesi. Dall’inizio dell’autunno - sostiene Marmo - l’Italia è stata governata più o meno alla giornata. Le convulsioni, i conflitti, le contraddizioni della maggioranza giallo-rossa hanno pesato sulla definizione delle più delicate e vitali decisioni. Dai vaccini alla scuola, dalle chiusure ai ristori, fino al cuore di ogni possibile futuro, affidato al Recovery Plan, non c’è stato giorno in cui non abbiano fatto premio, sulle certezze, lo stallo, il rinvio e il compromesso al ribasso. Renzi, in questo senso, ha avuto il merito o, più asetticamente, la funzione di fare da detonatore dentro una polveriera pronta a esplodere. E solo il politicismo esasperato di quel Pd a trazione romana e ministeriale, lontano dai territori, ha determinato un lungo ed estenuante arroccamento del premier e della maggioranza residua dentro il fortino di Palazzo Chigi. In attesa dell’arrivo dei rinforzi pronti ad avere la meglio sugli assedianti. Ora, però, la fallace illusione dei «responsabili» è caduta, almeno nella versione non edificante della raccolta dei voti di singoli parlamentari in cambio di incarichi e poltrone. Perché si è compreso, forse, che la somma delle insoddisfazioni non fa una politica. E può essere, allora, che lo stesso Conte esca dalla Fortezza Bastiani nella quale si è rinchiuso”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
“Fino a ieri il problema del governo è stato lo strappo maldestro di Renzi. Bisogna sperare che da oggi non diventi anche la voglia di sopravvivenza di Conte”. Secondo Massimo Franco, che ne parla sul Corriere della Sera, “la crisi apertasi il 13 gennaio e tuttora sospesa in un limbo surreale è nata dalla forzatura, ai più incomprensibile, di Iv. Ma si è nutrita della miopia con la quale il premier ha pensato di gestire i 209 miliardi di aiuti europei. Adesso Conte ha la possibilità di rinascere dalle proprie ceneri, dando vita alla terza maggioranza diversa in due anni e mezzo al potere. Sarebbe un miracolo di abilità e spregiudicatezza degne di quella che con un eufemismo viene definita «cultura postideologica» del grillismo. Se è utile a salvare la legislatura e a non perdere altro tempo, può essere accettata perfino dopo parole e gesti di rottura in apparenza definitivi. Sarebbe irresponsabile, invece, se servisse solo a fare prevalere gli interessi del M5S e del suo premier su quelli dell’Italia. Scambiare la maggioranza relativa alle Camere con un potere di veto sulle sorti della legislatura finirebbe per apparire un atteggiamento simmetrico a quello renziano, giustamente criticato. Con l’aggravante che, proprio in quanto baricentro del governo, Conte e il M5S hanno il diritto e insieme il dovere di mostrare un supplemento di senso di responsabilità. In democrazia non esistono governi né uomini e donne insostituibili. Dare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica a questo punto è un gesto opportuno e inevitabile. Conte lo farà oggi, con un epilogo subìto e non voluto. Ma viene da chiedersi perché non abbia compiuto il passo prima. Inseguire surrogati di maggioranza e sfidare i rapporti di forza parlamentari non è stata una buona idea”.
 
Stefano Cappellini, Repubblica
“La crisi di governo è arrivata laddove Conte non avrebbe voluto: le dimissioni”. Per Stefano Cappellini di Repubblica “Conte ha ancora speranze di tornare a Palazzo Chigi. Ma rischia, perché questa non è una crisi pilotata. Anzi, è una vera e propria crisi al buio. Conte però – premette Cappellini - non aveva altre possibilità: le sfide che il governo ha di fronte, su tutte pandemia e Recovery Plan, non erano affrontabili con una raffazzonata prosecuzione del Conte bis, simulando la nascita di una nuova componente di maggioranza formata in realtà da una variopinta congrega di scappati di partito. Il passaggio formale dal Colle e le trattative per il nuovo governo devono servire soprattutto a colmare il grande vuoto di questa crisi: la politica. La disponibilità del Recovery Fund non è un piano d’azione se mancano certezze sulle finalità strategiche, i progetti concreti e la governance del piano. Manca un quadro condiviso sulle politiche industriali, fiscali, del lavoro. Non generiche linee di indirizzo, bensì proposte fattuali e realistiche, adeguate alle urgenze del momento. Latita una visione sulle riforme istituzionali rimaste vergognosamente ferme dopo le vuote promesse che hanno preceduto il referendum sul taglio dei parlamentari. La crisi non può risolversi senza lo sforzo di dare risposte su questi temi, inevasi o rimossi per paura delle divisioni interne alla maggioranza. Le perplessità del premier su un ritorno in maggioranza di Italia viva sono comprensibili. Molto meno il suo istinto ad affrontare la questione in chiave di risentimento personale. Le chance del Conte ter passano da idee chiare, una squadra rafforzata e un’offerta convincente per ripartire. Se Conte saprà metterle in campo, diventerà anche meno centrale il tormentone Renzi sì-Renzi no sul quale si è fin qui avvitata la vana ricerca di una soluzione in Parlamento”.
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