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Le ragioni nascoste della crisi

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 25/01/2021

In edicola In edicola Federico Fubini, Corriere della Sera
“Il tratto più rivelatore di questa strana crisi di governo non riguarda ciò di cui i politici parlano. Non ha niente a che fare con le formule di alleanze possibili, i giochi di posizione e la caccia ai voti in Parlamento. Riguarda ciò che i politici tacciono. Quello che non dicono in questa crisi di governo”. Lo scrive Federico Fubini nell’editoriale pubblicato dal Corriere della Sera. “Perché – scrive - resta sepolta sotto quei sette materassi, nel complesso, l’intera agenda economica dell’Italia e non solo quella dei prossimi mesi. Il silenzio più rumoroso riguarda la questione stessa sulla quale la crisi si è innescata. In termini formali, riguarda il capitolo tre della bozza del piano nazionale su Next Generation EU: quello sulla cosiddetta «governance» o, più brutalmente, il luogo in cui risiede il potere di distribuire e controllare i 209 miliardi del Recovery fund. Quel capitolo tre del piano italiano resta vuoto. Lo stesso Giuseppe Conte ha continuato a osservare in proposito uno scrupoloso silenzio, quando la scorsa settimana ha chiesto alle Camere la fiducia per il suo governo cercando di delinearne un orizzonte. L’omissione non poteva passare inosservata né a Bruxelles, né al Quirinale. Il silenzio di Conte ora fa sospettare che su questo snodo nevralgico non esista alcun accordo – neanche in una maggioranza in qualche modo ristrutturata – e che il presidente del Consiglio continui a pensare di poter gestire il Recovery fund in prima persona. Ma, se vuole i soldi del Recovery, ora il governo dovrà spiegare come pensa di far scendere il debito nei prossimi anni. E qui veniamo all’altro grande silenzio di questa strana crisi. Oggi i ministri Roberto Gualtieri (Economia, Pd), Nunzia Catalfo (Lavoro, M5S) e Stefano Patuanelli (Sviluppo, M5S) dovrebbero incontrarsi riservatamente per provare a sbrogliare un altro nodo: il blocco dei licenziamenti va prolungato oltre il 31 marzo? La risposta razionale sarebbe riservare il blocco dei licenziamenti eisussidi straordinari solo alla parte davvero sofferente dell’economia. Ma c’è ben poco di razionale in questa strana crisi in cui – lontano dai riflettori – l’assalto alla diligenza di quei 32 miliardi di denaro pubblico da spendere continua anche con il governo sull’orlo del precipizio”.
 
Ezio Mauro, la Repubblica
“In politica come in natura il vuoto non si forma mai per caso, ma ha sempre una causa precisa. La crisi che sta rotolando senza una guida è la conferma”. Ezio Mauro su Repubblica descrive così la crisi politica italiana e i possibile contraccolpi in Europa: “Uscito Renzi dalla maggioranza, mancano i numeri. Il presidente del Consiglio li sta cercando nella fragilità di organizzazioni politiche decadute o provvisorie, comunque instabili, offrendo ai parlamentari tentati dal nomadismo una cornice di riferimento, per costruire un piccolo gruppo di centro all’insegna dell’europeismo e del riformismo. Per ora la risposta è stata deludente, perché non si è mossa verso il governo un’area politica, ma singoli personaggi senza fissa dimora. Nessuna cultura è egemone, ogni fede è fredda, il tabernacolo repubblicano è vuoto. È così che si genera il buio della crisi. Incrociando la portata di questo intervento (il Recovery fund ndr) e il suo significato politico con l’incognita che una crisi di governo apre inevitabilmente, si ricava la formula con cui oggi la Ue guarda al nostro Paese: poiché noi impiegheremo il 30 per cento del Recovery, il piano per avere successo in Europa deve riuscire in Italia, in quanto un fallimento clamoroso della parte italiana - vista la sua rilevanza - sarebbe un’amputazione mortale per l’intera operazione. C’è a questo punto una questione che riguarda direttamente la crisi di governo. La Commissione chiede infatti procedure straordinarie in deroga per semplificare le autorizzazioni agli interventi, senza perdere la capacità di controllo sui rischi di corruzione. Il rischio che abbiamo davanti non è tanto la carica antisistema del populismo nazionalista, che oggi si trova stretto nella tenaglia occidentale, tra la resurrezione atlantica dell’America di Biden e la resurrezione politica dell’Europa con il Recovery Fund, una gabbia che può proteggere il campo, riducendo la destra estrema ad un sovranismo a sovranità limitata. Il vero rischio è il vuoto di egemonia politica, di presenza culturale, nell’altra metà del campo, cui tocca la responsabilità di governare questa fase. È la partita della responsabilità, non della forza e tanto meno della furbizia, che designerà il vincitore”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Le prospettive della crisi e il dilemma del premier. Ne parla Marcello Sorgi sulla Stampa: “Prima o poi – scrive - arriva sempre la notte più lunga. E per Conte comincerà stasera, alla vigilia del dibattito e del voto sulla relazione del ministro Bonafede sullo stato della giustizia, da cui il governo, al Senato, ha più probabilità della settimana scorsa di uscire battuto o prevalere per uno o due voti, ciò che comunque porterebbe il premier alle dimissioni. Lo spostamento di pesi a Palazzo Madama sarebbe determinato dal passaggio di Matteo Renzi e Italia Viva dall’astensione, che ha consentito martedì scorso all’esecutivo di passare per sedici voti sulla questione di fiducia, all’opposizione, così che, con le stesse presenze, il risultato finale sarebbe, o un pareggio (comunque negativo perché non ci sarebbe maggioranza) o, peggio ancora, una sconfitta. Il timore è che i voti allineati sul pallottoliere, già scarsi, possano ulteriormente calare perché anche tra i democrat il ministro Guardasigilli non è affatto ben visto, avendo varato frettolosamente la riforma della prescrizione senza termini e contemporaneamente ritardato l’altra riforma del processo penale, che doveva accorciarne i tempi bilanciandone gli effetti. Per una di quelle strane coincidenze temporali che la politica italiana sovente suole riproporre, Conte, prima ancora di riuscire a consolidare la propria maggioranza dopo l’uscita dei renziani, si ritrova in un imbuto molto rischioso, dal quale è impossibile uscire vincenti. La piega che hanno preso le cose nel dibattito sulla fiducia che il premier ha voluto a ogni costo per “parlamentarizzare” la crisi non ha portato a una soluzione. E neppure la successiva “caccia ai responsabili” ha dato risultati migliori. Di qui un inizio di ripensamento, sempre nei due maggiori partiti della coalizione, rispetto al riottoso alleato di Italia Viva, forse troppo rapidamente definito “inaffidabile”. E una scommessa sulle vere intenzioni di Berlusconi, che sabato ha rilanciato l’ipotesi di un governo a larga maggioranza, per arrivare a fine legislatura. In questo senso, se Conte domani si dimette, la crisi sarà senz’altro “pilotata”. Verso dove, però, non si sa”.
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