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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 22/01/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fraccaro: Mai un governo senza Conte. L’alternativa è il voto
Il M5S non è disponibile a un governo senza Conte, l’alternativa è il voto. Lo afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Massimo Fraccaro, intervistato da Emanuele Buzzi per il Corriere della Sera. Sottosegretario Fraccaro, il governo ha superato la prova dell’Aula ma la maggioranza sembra fragile. Quanto può durare così? «Il governo ha ottenuto la maggioranza, ma non è solo una questione di numeri: in questo passaggio cruciale la vera sfida del governo è quella degli obiettivi concreti, e per realizzarli serve quella prospettiva che il presidente Conte ha portato in Aula. Solo con una visione politica a lungo termine il governo potrà durare, ma soprattutto costruire il rilancio del Paese». Si parla molto dei responsabili. Avete ancora pochi giorni prima di tornare in Senato. Ci sono passi avanti? «Questo non è il momento delle contrapposizioni ma dell’unità. Molti parlamentari hanno colto il senso politico di questa fase e confido che ulteriori passi in avanti si concretizzeranno nei prossimi giorni». A chi state guardando ora? Anche ad alcuni ex che hanno votato contro? «L’appello del presidente Conte in Aula è stato trasparente: ci rivolgiamo alle forze moderate e popolari che vogliono contribuire per portare a termine i compiti che ci attendono. Siamo post-ideologici, guardiamo ai temi e ovviamente al rispetto dei nostri valori». In caso di ingresso di una nuova componente di governo, lei è favorevole a un rimpasto? «Non è un tema di cui mi occupo. Posso però dire che tutta l’attuale squadra di governo ha svolto un lavoro eccezionale in un momento inedito nella storia del Paese». Ma se non doveste farcela sareste disponibili a fare un governo con un altro premier? «No, il presidente Conte sta facendo un lavoro egregio e ha tutto il nostro sostegno». L’altra possibilità è un governo di unità nazionale o si andrebbe alle elezioni? «Non spetta a me stabilire quale sarebbe il percorso, ma credo che si andrebbe al voto: uno scenario che non auguro per il Paese in un momento così delicato, in cui dobbiamo gestire la pandemia e le risorse del Recovery».
 
Gratteri: Le cosche bussano e la politica risponde
«È quello che avevamo visto arrivare venti anni fa: la ‘ndrangheta che si traveste da imprenditore. E bussa alla politica. E la politica, per lo meno un pezzo importante di essa, risponde. Aprendo la porta». In un’intervista a Giuliano Foschini per la Repubblica, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, commenta così l’ultima maxi inchiesta sulla ‘ndrangheta.  Questa sua ultima inchiesta rischia di creare non pochi problemi alla nascita del nuovo governo Conte. Lorenzo Cesa è uno dei principali «costruttori». «L’altra notte avevo capito che era all’opposizione, ma questo non interessa. Dovrei dire che la magistratura ha i suoi tempi che non possono essere quelli della politica. Ma in realtà in questo caso ci siamo posti i problemi dei tempi. Che era quello delle elezioni regionali calabresi, però. Che si dovevano tenere a febbraio, poi ad aprile, ora non so quando. Avevo questa ordinanza da eseguire da una settimana, non era possibile aspettare oltre». Dice: «Questa indagine è la sintesi di quello che vediamo da anni». Perché? «Perché ci troviamo di fronte la ‘ndrangheta che spara di meno e corrompe di più. La storia di questo imprenditore, Gallo, è emblematica: ha contatti diretti con gli uomini del clan, forze dell’ordine, politica, e grazie all’intesa di queste tre forze riesce ad arrivare ovunque, dalla Calabria a Roma. E a fare, in questo momento, soldi su soldi». Cosa fare per bloccare questa saldatura? «Una rivoluzione del codice di procedura penale e del regolamento penitenziario che inasprisca le pene. Le nostre indagini dimostrano che delinquere è ancora troppo conveniente». Lei è stato tra i primi a lanciare l’allarme che i clan potessero essere i grandi azionisti dell’emergenza Covid. Ha avuto riscontri ai suoi timori? «Lo dissi a febbraio dello scorso anno. E, purtroppo, sì. Ci sono le prove che sono stato facile profeta. Anzi, è peggio rispetto a quello che immaginavo: imprenditori, commercianti, ristoratori svenderanno le loro attività per quattro soldi ai riciclatori mafiosi. Perché per loro non c’è crisi. L’obiettivo non è arricchirsi con quelle attività: ma usarle per poter pulire il denaro che arriva dagli altri traffici illeciti».
 
Brunetta: Serve un patto bipartisan per salvare l'Italia
Serve con urgenza un patto di riconciliazione nazionale. Tra il popolo e la politica, innanzi tutto. Sto vivendo con sofferenza questo distanziamento tra ciò che chiede la gente e quanto viene offerto da entrambi gli schieramenti». Lo afferma il parlamentare di Forza Italia Renato Brunetta intervistato da Ugo Magri per La Stampa. Riconciliazione tra chi? Cosa vogliono gli italiani? «Ricominciare a vivere. A lavorare. A studiare. A divertirsi. A muoversi. A sposarsi. Non ne possono più. E invece, che risposte ottengono? Il centrodestra chiede, legittimamente ma in modo sterile nuove elezioni. Il centrosinistra prova a resistere sempre più debole e impotente. Nessuno che sappia indicare una rapida via d’uscita. Eppure le risposte ci sarebbero, anche immediate». Quali? «Abbiamo i vaccini. La scienza ci ha messo a disposizione l’arma decisiva per raggiungere o avvicinarsi sensibilmente all’immunità di gregge. Basterebbero 100 giorni e il Paese sarebbe finalmente al sicuro». Pfizer ci ha ridotto le dosi… «I vaccini ci sono. Oltre a Pfizer, in giro per il mondo ne vengono prodotti altri validissimi che non mi farei il minimo scrupolo ad utilizzare: negli Usa e in Europa Moderna, in Russia Sputnik V, in Cina CNBG, Sinovac. E sta per arrivare anche l’anglo-italiano AstraZeneca». Si farebbe iniettare lo Sputnik di Putin? «Anche subito. Ci vorrebbe un grande piano di somministrazione pubblico e anche privato, che coinvolga farmacie, scuole, luoghi di lavoro, gazebo, con due funzioni obiettivo: vaccinare i più fragili subito e, parallelamente, tutti gli altri, secondo l’orizzonte temporale dei 100giorni». E se si insisterà col piano Arcuri? «Torneremo a vivere chissà quando. La crisi economica si avviterà su sé stessa. Bruceremo colpevolmente altri miliardi, compresi i 32 appena stanziati con l’ultimo scostamento di bilancio: senza un’imminente e credibile immunità di gregge, verranno utilizzati per ristorare malamente e tenere chiusa l’Italia quando al contrario bisognerebbe aprirla. Invece di trasformarsi in investimenti, quei 32 miliardi diventeranno altro debito a carico dei nostri figli. E senza vere riforme del fisco, della giustizia, del lavoro, della Pubblica amministrazione non saremo nemmeno in grado di spendere i miliardi del Recovery Fund. Insisto: 100 giorni di tempo. Tutto si tiene». È un appello a Conte? «A lui come al centrodestra, al centrosinistra e a chiunque abbia a cuore il bene comune. Serve un patriottismo bipartisan, occorre una riconciliazione nazionale. Dopodiché, insieme con la rinnovata fiducia dei cittadini, potrà tornare il momento di contarsi».
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