Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Le regole da rifare

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 22/01/2021

In edicola In edicola Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della Sera
“Che cosa altro deve succedere in Italia perché cambi il sistema politico, perché cambino le regole che lo governano?”. Sul Corriere della Sera, Ernesto Galli Della Loggia pone questa domanda, elenca una serie di aspetti e prova a dare delle risposte. “Non basta – scrive - avere da tre anni come presidente del Consiglio un signor nessuno mai presentatosi in alcuna competizione elettorale, privo di qualunque immagine pubblica precedente? Non basta ritrovarci con una rappresentanza parlamentare composta di uomini e donne in grandissima parte sconosciuti ai propri elettori? Non bastano i fasti di un sistema che consente a un partito che ha perso le elezioni di sedere pressoché in permanenza al governo e dominare da sempre l’assegnazione di centinaia di incarichi pubblici di vertice? Non basta ascoltare l’intero stuolo di coloro che vivono di politica dipingere di continuo l’eventualità di un ricorso alle urne come la massima sciagura possibile? Non è un caso, dal momento che ciò che caratterizza il sistema politico e di governo che vige in Italia — e che rappresenta il fattore forse più rilevante nel distruggere qualunque fiducia nella democrazia da parte dei cittadini —è l’irresponsabilità. Per qualunque errore od omissione del potere, anche i più gravi, in Italia infatti è rarissimo che qualcuno paghi. Senza contare la frequenza oramai parossistica con cui deputati e senatori cambiano partito, sicché alla fine nessuno risulta più responsabile di nulla. In questo caso il rimedio possibile mi sembra evidente: cambiare le regole. Innanzi tutto, dunque — non seguo alcun ordine logico— le regole riguardanti l’elezione dei parlamentari. Chi rappresenta i cittadini deve essere conosciuto il più possibile da questi. Dopo di ciò come non pensare che vadano una buona volta cambiati anche molti aspetti del nostro sistema di governo? Che vada accresciuto ad esempio il potere e la responsabilità di chi il governo lo guida nonché la stabilità del governo stesso, magari introducendo una regola come quella della «sfiducia costruttiva»? A destra come a sinistra nessuno se la sente di sollevare il problema delle regole che contribuiscono in misura decisiva alle numerose patologie delle nostre istituzioni e quindi al degrado del nostro Paese”.
 
Domenico Siniscalco, la Repubblica
Su Repubblica Domenico Siniscalco commenta le parole del presidente Bce, Christine Lagarde a proposito della necessaria accelerazione dei paesi sul Recovery plan: “Il motivo principale riguarda probabilmente il coordinamento internazionale delle politiche economiche in un mondo sempre piu interconnesso e interdipendente. Negli ultimi dodici mesi, il mondo è profondamente cambiato e alcuni elementi strutturali stanno mettendo in fuorigioco il pensiero politico degli ultimi anni. L’idea di fare da soli nella politica economica, fondando la ripresa su sovranismo e protezionismo si va mostrando del tutto inadeguata a gestire una pandemia diffusa dall’interdipendenza. Per paradosso, una pandemia che ha provocato risposte basate su varie forme di isolamento e distanziamento, ha generato legami sanitari, economici e finanziari nuovi e molto stretti tra Paesi. Da questi fenomeni, che gli economisti chiamano esternalità, sta emergendo infatti un mondo più interconnesso che a sua volta richiede nuove politiche economiche nel segno di un più forte coordinamento internazionale. Tra i nuovi legami non-monetari, la pandemia, i cambiamenti climatici e le migrazioni. Tra i nuovi fenomeni di natura monetaria i vaccini, la crescita dei debiti pubblici e privati, i nuovi flussi di commercio internazionale. Flussi nuovi e intensi, che stanno disegnando un nuovo sistema in cui nessun Paese può isolarsi e fare da solo. In questo nuovo clima politico, provocato da aspetti strutturali dell’economia post-Covid, appare dunque imperdonabile l’inadeguatezza e il ritardo di alcuni Paesi europei nel sottoporre a Bruxelles i piani nazionali. Ma l’uscita dalla crisi sanitaria e economica dipenderà dall’azione collettiva e coordinata dei vari Paesi, dal debito, alle vaccinazioni alla crescita. Per chiarezza, esistono molte aree dell’economia in cui la competizione rimane fondamentale. Tra queste l’innovazione tecnologica, le aziende, persino il fisco. E le imprese in questi mesi si sono riorganizzate. Ma in un quadro che deve restare competitivo serve un forte coordinamento macro. Fare da soli è stato un messaggio propagandistico, ma è un’illusione costosa e pericolosa”.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
“Puntuale come la morte nei momenti di svolta la magistratura entra a piedi pari sugli stinchi della politica”. Alessandro Sallusti sul Giornale commenta così l’ultima inchiesta sulla ‘ndrangheta: “Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, in bilico tra il salvare e affossare il governo Conte è stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa per aver frequentato un imprenditore finito nei guai. I fatti risalgono al 2017 ma il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha scelto proprio queste delicate ore per recapitargli un avviso di garanzia. Gratteri è lo stesso magistrato che nel 2019 chiese l’arresto del governatore pd della Calabria Mario Oliverio, costringendolo alle dimissioni che portarono a nuove elezioni. L’arresto non fu poi concesso dal gip per «manifesta infondatezza dell’impianto accusatorio» e Oliverio, per intenderci, pochi giorni fa è stato prosciolto «per non avere commesso il fatto». Così vanno le cose in questo Paese anche se, a tutela personale, aggiungiamo che la contemporaneità dell’avviso di garanzia a Cesa e la crisi politica che vede lo stesso Cesa ago della bilancia è soltanto e ovviamente una banale coincidenza. Immagino che il dottor Gratteri abbia avuto i suoi buoni motivi per intervenire sulla scena oggi e non una settimana fa o tra quindici giorni, quando si presume il quadro politico si sarà chiarito. Semplicemente ci auguriamo che questi motivi si rivelino nel tempo più solidi di quelli che portarono a indagare inutilmente il governatore Oliverio. Che la giustizia abbia guardato con grande interesse non solo agli affari e agli intrallazzi della politica – ci mancherebbe il contrario - ma anche alle sue dinamiche e agli snodi che nulla hanno a che fare con ipotesi di reato, non è una leggenda né una malizia. È purtroppo la storia recente di questo Paese che non può essere archiviata né minimizzata. Mercoledì andrà al voto del Senato la relazione sulla giustizia firmata Bonafede, una riforma che concede ancora più poteri alla casta dei magistrati tanto cara ai grillini e a buona parte della sinistra. Renzi si è sfilato e ha annunciato il suo voto contrario. Vedremo se il Centrodestra saprà cogliere l’occasione”.
Altre sull'argomento
La fiction del sub-premier Salvini, il tarantolato
La fiction del sub-premier Salvini, il tarantolato
Da quando Ŕ entrato al governo il leader della Lega ha moltiplicato ...
Conte in campo cannibalizza il Pd
Conte in campo cannibalizza il Pd
I primi sondaggi sul M5S guidato dall'ex premier
Il commissario sfiorito con le primule
Il commissario sfiorito con le primule
La sostituzione di Arcuri, capro espiatorio di tutti gli scontenti
Altro parere
Altro parere
Meno chiacchiere pi¨ fatti. Il nuovo stile di Draghi
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.