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Nel segno della fragilitÓ

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 20/01/2021

Nel segno della fragilitÓ Nel segno della fragilitÓ Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
“L’alleanza che sostiene l’esecutivo è oggettivamente più fragile. Affrontare un’emergenza come questa senza poter contare su una solida base a Palazzo Madama e nelle commissioni non sarà facile”. Così, sul Corriere della Sera, Aldo Cazzullo commenta il voto di fiducia di ieri al Senato. “Il primo tentativo di dividere il centrodestra non è riuscito. E’ possibile che nei prossimi giorni il fantasma del nuovo soggetto centrista, ieri evocato più volte, prenda forma. E’ possibile persino che Renzi torni in maggioranza. Ma quel che non è possibile è tirare a campare, dare una risposta non all’altezza della gravità del momento, delle sofferenze degli italiani. Sofferenze che non si sono quasi mai affacciate nei 51 verbosissimi interventi in aula. Lo scontro con Renzi non deve scandalizzare. E’ la dialettica della democrazia, che deve restare viva anche nei momenti di crisi. L’importante è trovare poi un punto di unione. Quello di ieri è sembrato invece un dialogo tra sordi, maldisposti a riconoscere all’altro anche solo l’onestà intellettuale. E se la frattura tra Conte e il leader di Iv appare quasi impossibile da ricomporre, non per questo si vede all’orizzonte un diverso modo di allargare la maggioranza. Almeno, non si vede ora: troppo grande la paura dei senatori di dover affrontare elezioni anticipate. Se ne riparlerà forse tra sei mesi, quando il capo dello Stato non potrà più sciogliere le Camere. Il Paese, però, non può attendere tanto. I cittadini attendono di conoscere altri numeri: il calo dei contagi, l’aumento delle vaccinazioni, il rimbalzo del Pil e dei posti di lavoro, la collocazione delle risorse europee. Da questo sarà misurato il governo. Se si avrà la sensazione di un cambio di passo, trovare qualche voto in più non sarà un problema. Altrimenti la distanza tra il Palazzo e la piazza, apparsa ieri mai così ampia, non potrà che aumentare ancora”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“Certe volte il gusto della vendetta diventa tale da non calcolarne il prezzo. Ieri al Senato è accaduto esattamente questo: mentre si vendicava di Renzi, assaporando le immagini dell’isolamento dei senatori di Italia viva, Conte non immaginava che di lì a tarda sera avrebbe dovuto fare i conti con i numeri avari di Palazzo Madama”. E’ la lettura che sulla Stampa Marcello Sorgi dà del voto di fiducia di ieri al Senato. “Dopo lo scrutinio finito in tarda serata con 156 voti al governo, sotto la soglia di sicurezza dei 161, l’agibilità reale del governo è questa – spiega Sorgi -: nella conferenza dei capigruppo che decide l’andamento dei lavori parlamentari e nelle commissioni Giustizia, Esteri, Difesa, Bilancio e Industria, la maggioranza è alla pari (quindi perdente) con l’opposizione. Nelle commissioni Scuola, Lavori Pubblici, Sanità e Ambiente, con l’astensione di Renzi, le opposizioni saranno in vantaggio. Non sarà affatto facile per Conte far passare i provvedimenti, o evitare che si arenino nelle secche di un Senato paralizzato. Uscito vincitore dal duello con Renzi, Conte ha dovuto rendersi conto che la trattativa con i singoli non serve a costruire un nuovo assetto, se non è in grado di offrire una prospettiva politica ai parlamentari che intende arruolare. Al Senato ha provato a esporre il suo progetto in termini meno ambigui di come aveva fatto alla Camera: legge elettorale proporzionale per riaggregare un centro moderato composto di socialisti, popolari e liberali. E’ quel che Renzi si preparava a riproporre, pensando tuttavia che la legge elettorale sarebbe rimasta la stessa, con il suo terzo di collegi uninominali maggioritari. Invece la nuova legge elettorale è concepita come secondo atto della vendetta. Sono questi gli stati d’animo che accompagnano quel che accade in questi giorni. Nessuno si preoccupa di come farà il governo a governare nei prossimi mesi. Sono tutti pronti a scommettere che ce la farà, beata incoscienza”.
 
Claudio Tito, Repubblica
“Adesso è giunto il momento della verità per il governo giallorosso. Tra le tante incognite che questa crisi anomala lascia in dote, c’è infatti anche un elemento di chiarezza: gli alibi sono finiti e l’esecutivo deve dimostrare di saper fare il suo mestiere”. Su Repubblica Claudio Tito intravvede la possibilità di un riscatto per l’esecutivo dopo la risicata fiducia incassata al Senato. “Le lancette della storia impongono a questa compagine di provare ad essere all’altezza della situazione. Le scadenze e gli impegni che si stagliano davanti ad esso non concedono ritardi o dilazioni. Il confronto in Parlamento ha messo in mostra una vera povertà di argomenti. L’opposizione ha perso tutte le occasioni per mettere in difficoltà la maggioranza e incalzarla nel merito uscendo dall’armamentario dei luoghi comuni populisti e sovranisti. Ma, appunto, si è trattato di un confronto che alla fine ha avuto almeno il merito di inserire un elemento di svolta. Infatti, questo esecutivo fin dal suo insediamento si è giovato di una serie infinita di attenuanti. A settembre 2019, dopo il cataclisma della coalizione gialloverde, ha prima di tutto dovuto mettere i cerotti ai rapporti disastrosi tra Roma e Bruxelles. E poi si è immerso nell’iter, già avviato, della legge Finanziaria. Dopo due mesi è arrivata la pandemia e l’Italia è caduta nel lockdown. Tutte le energie, giustamente, erano concentrate sulla difesa rispetto a un nemico sconosciuto. Poi, da settembre scorso, è iniziato lo scontro con Renzi. Insomma, per l’intero periodo Conte è stato protetto da una sorta di ombrello emergenziale. Governo e maggioranza hanno vissuto fino ad ora in una specie di limbo dell’irresponsabilità rispetto all’opinione pubblica. Da oggi c’è inevitabilmente un cambio di fase. In cui, però, quell’ombrello viene chiuso. Italia Viva non sarà più un fattore di disturbo interno e il Covid non può più essere considerato un nemico sconosciuto. Le scusanti, insomma, sono finite. E il giudizio sul suo operato dipenderà esclusivamente dai risultati che riuscirà a conseguire”.
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