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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 19/01/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Molinari: Conte non ha i numeri, giusto andare al voto
«Non ha numeri solidi Giusto andare al voto, l’immobilismo è peggio». Lo afferma il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, intervistato da Marco Cremonesi per il Corriere della Sera. Un risultato in linea con le sue attese? «Onestamente, mi aspettavo che Conte avesse numeri più solidi. Alla Camera, siamo soltanto6voti sopra la maggioranza assoluta». Perché dice che Giuseppe Conte incarna l’antipolitica? «Perché con il discorso di oggi Conte certifica di poter essere tutto, e il suo contrario. Ha fatto un discorso per rassicurare i potenziali responsabili, si è detto europeista e antisovranista… l’esatto contrario del governo che lo aveva sostenuto al suo primo mandato. Trovo divertente che questo avvenga con il M5S a supporto. Del resto, il gruppo dei suoi sostenitori si chiama Italia 23. Come dire che serve per arrivare alla data delle elezioni, nel 2023. Non un’idea, non una posizione politica. Persino su Usa e Cina, una democrazia e una dittatura, ha fatto l’equidistante. Vedremo se oggi al Senato avrà una maggioranza relativa o assoluta». Per voi, le cose come cambierebbero? «Beh, se non avesse la maggioranza assoluta, avrebbe gravi difficoltà nelle commissioni e sui passaggi importanti dovrebbe raggranellare i voti. Senza maggioranza assoluta, Conte si dovrebbe dimettere». Con il discorso di ieri Conte ha detto chiaramente che è «entrato in politica», anche se da antipolitico? «Guardi, lui si è posto come indispensabile: il passaggio sulla legge elettorale, sui suoi rapporti in Europa, sul fatto che nessuno potrebbe gestire la pandemia… Ma del resto, lui non ha mai detto di essere prestato alla politica. Aveva detto che non avrebbe mai fatto un partito, questo sì. Ma lo sta rinnegando». Però, una crisi o una campagna elettorale non sarebbero effettivamente fuori luogo in un momento così? «Molto peggio l’immobilismo e l’incapacità di gestire le cose. Del resto, tutto il mondo produttivo si lamenta di come è gestita l’epidemia. Peggio ancora, con un governo appeso a due voti. No, no… meglio due mesi di rallentamento che due anni di immobilità».
 
Misiani: I nostri progetti possono migliorare nel passaggio in Parlamento
“I nostri progetti per il Recovery Plan possono ancora migliorare nel passaggio in Parlamento”. Lo afferma il viceministro per l’Economia, Antonio Misiani, intervistato da Roberto Petrini per la Repubblica. discordia. Molte critiche e per alcuni è stato il detonatore della crisi. È così? «No, non è così. È un bene che si sia aperto nelle scorse settimane un dibattito franco sul Recovery Plan: da quel documento dipende buona parte del futuro del nostro Paese e le scelte che contiene vanno discusse, vagliate e se necessario modificate alla luce del sole. Il Piano è cambiato ed è cambiato in meglio, raccogliendo le proposte di tutte le forze della maggioranza, Italia Viva compresa. Non è questo il detonatore vero della crisi». Renzi presentò 62 proposte di modifica. I fondi sono stati aumentati, anche la sanità ha avuto di più, ma su altre partite come pubblica amministrazione e digitalizzazione non si è spostato molto. «Proposte di modifica sono state avanzate da tutte le forze di maggioranza. Italia Viva ne ha presentate molte. Il Pd meno da un punto di vista numerico, ma estremamente significative. La versione finale del Piano tiene molto conto di questo dibattito. Digitalizzazione e transizione ecologica facevano la parte del leone e continuano a farla, come del resto prescrive la Commissione Ue. Le risorse aumentano, e di molto, su tre missioni. La sanità: da 9 a 20 miliardi. Inclusione e coesione sociale: da 17 a 28 miliardi. Istruzione e ricerca: da 19 a 28 miliardi. Sono cambiamenti che dimostrano l’utilità della discussione politica che si è sviluppata». Conte ha annunciato due passaggi parlamentari per il Piano. La partita delle modifiche è aperta? «Il dibattito sul Piano non può certo esaurirsi nel confronto interno alla maggioranza e quella varata dal Consiglio dei ministri è una bozza, che deve raccogliere le proposte derivanti dal dibattito parlamentare e dalla discussione con le forze economiche e sociali e le istituzioni territoriali. L’orizzonte del Piano va oltre la durata della legislatura».
 
Tajani: In caso di consultazioni saliremo al Colle da soli
«Non sono diventato salviniano, la mia storia parla da sola, sono sempre stato di Forza Italia: europeista, cattolico, liberale, garantista e vice presidente del Ppe dal 2002. Non occhieggio né da una parte né dall’altra, non ci possono essere dubbi sulla mia posizione culturale e storica». Lo afferma il vice presidente di Forza Italia, Antonio Tajani intervistato da Luca Monticelli per La Stampa. Intanto Forza Italia è sull’Aventino con Salvini e Meloni. «Su scostamento, ristori e Recovery plan ci siamo. Cosa dobbiamo proporre finché c’è un governo in carica? Noi siamo l’opposizione, vedremo se Conte avrà i numeri al Senato, poi valuteremo. Se non li ha deve andare al Colle a dimettersi e chissà come va a finire. Noi abbiamo avanzato l’ipotesi di un governo di centrodestra». Che però partirebbe con una maggioranza inferiore a quella di Conte con i “volenterosi”. È convinto che in alternativa ci siano solo le urne? «Berlusconi ha detto chele elezioni sono la via maestra, ma è l’ultima via visto che c’è la pandemia. Vediamo che altre strade si possono percorrere, le urne mi sembrano l’ultima ipotesi, ma è importante che il centrodestra sia coeso». Renata Polverini però ha votato la fiducia... «Polverini è fuori da Forza Italia, chi vota la fiducia esce da Forza Italia». Alle eventuali consultazioni al Quirinale Forza Italia, Lega e Fdi si presenterebbero con un’unica delegazione? «No, ogni forza andrà da sola. C’è una linea condivisa, ma non siamo un partito unico. Noi abbiamo la nostra identità e la rivendichiamo. Siamo convinti che Forza Italia sia l’anima di un centrodestra europeista, indispensabile per governare, per l’immagine e la credibilità internazionale». Un esecutivo di unità nazionale può essere una soluzione? «Tutti i partiti di sinistra hanno detto no a un governo istituzionale. La partita si sta svolgendo nel loro campo, noi dobbiamo aspettare e poi essere pragmatici». C’è un veto su Conte? «Non c’è nessun pregiudizio personale su Conte, ma lui in questo momento è il presidente del Consiglio di un governo di sinistra. Io ho un buon rapporto con lui, ma questo non ha nulla a che vedere con la nostra posizione politica». Il premier ha fatto un appello a popolari, liberali ed europeisti. Non si sente chiamato in causa? «Non siamo di fronte a un referendum sull’Europa: essere europeisti non vuol dire che bisogna sostenere un governo di sinistra. Di liberali vorrei sapere quanti ce ne sono al governo, fare un appello ai liberali quando non ci sono è un po’strano».
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