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Altro parere

Unica certezza, governo pi¨ debole

Redazione InPi¨ 19/01/2021

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
C’è un’unica certezza in questa crisi: che il governo Conte ora e se dovesse proseguire, è senz’altro più debole. Lo scrive Alessandro Sallusti, direttore del Giornale che aggiunge: “Per la terza volta in due anni e mezzo Giuseppe Conte si è presentato in Parlamento a cercare la fiducia. Ogni volta lo ha fatto con una maggioranza diversa, stile Prima Repubblica, promettendo cose mirabolanti per l’Italia e gli italiani senza riuscire fino ad ora ad onorare l’impegno. A ogni giro di giostra ha perso pezzi e questa volta rischia di non farcela a ottenere il controllo assoluto del Senato. Conte, comunque vada, si è indebolito e un uomo debole – dicono i saggi - non può essere sincero. Dice infatti di volere governare con la sinistra, i comunisti e i Cinque Stelle, ma per farlo chiede i voti dei liberali e dei moderati; strizza l’occhio alla Cina e, contemporaneamente, corteggia europeisti ed atlantisti. Insomma, tanto per cambiare non si capisce che direzione voglia imboccare. Conte promette tutto a tutti, ma è nelle condizioni di colui che fatica a pagare le bollette a fine mese. Ieri ha alzato di nuovo l’asticella delle promesse: seguitemi – è stato il senso del suo discorso – e vi porterò nel giardino dell’Eden. A parte che ben sappiamo come è finita la storia di Adamo ed Eva, il premier si guarda bene dall’entrare nei dettagli di come, quando e con chi intende intraprendere il viaggio. Non vuole a bordo Renzi, questa è l’unica cosa che abbiamo capito, ma i posti occupati fino a ieri dai renziani sono vuoti, al massimo si accomoderanno viaggiatori clandestini – che lui chiama non più «costruttori» ma «volenterosi» - pagati per fare da comparse. «Conte vuole decollare con Air Mastella», ha ben riassunto la situazione Giorgia Meloni nel suo intervento di ieri alla Camera. Ma, nonostante l’intensa attività di reclutamento, l’esito della conta al Senato rimane incerta. A Conte restano poche ore per completare l’operazione «voto di scambio», con i senatori in libera uscita dai loro gruppi e partiti, e raggiungere oggi un consenso se non di improbabile maggioranza assoluta (161) almeno accettabile per il Quirinale (156). Ma anche se accadesse, la domanda è: e poi che succede? Succede che un minuto dopo ci troveremmo con un governo ancora più fragile, ricattabile e indeciso a tutto rispetto a quello che stiamo per lasciarci alle spalle. Sai che vittoria per il premier più trasformista e illusionista della nostra storia”.
 
Michele Brambilla, il Giorno
Il direttore del Giorno, Michele Brambilla evoca lo spirito democristiano (che sembra ben incarnare il premier Conte) per leggere l’attuale crisi. Dopo aver ricordato il cambio di maggioranza dell’estate 2019 Brambilla si chiede: “Riuscirà anche questa volta l’avvocato del popolo a restare al suo posto? Rispetto al primo Matteo (Salvini) il secondo (Renzi) ha molta meno capacità di raccogliere voti, almeno adesso, ma molta più di far politica, per «far politica» intendendo - e sia detto senza disprezzo - anche la tessitura di manovre di Palazzo. Il secondo nemico di Conte non gode ora di grande popolarità: ma è intelligente, abile, astuto, al punto che fu lui a far nascere questo governo, contro la volontà della maggioranza del suo stesso partito di allora, il Pd, il quale con i Cinque Stelle non voleva saper d’allearsi. E ora Renzi rinnega la sua creatura e vorrebbe alla guida del Paese un governo capace di mostrare ben altro piglio. Rispetto alla prima disfida con un Matteo, Conte ora deve insomma fare i conti con un avversario più scafato, e per questo forse più insidioso. Vedremo chi vincerà. Conte e Renzi si amano ancor meno di quanto si amassero Conte e Salvini. Un anno e mezzo fa, il premier fu durissimo, nel suo discorso alle Camere, contro Salvini: ma glielo disse in faccia, lo trattò da rivale, rendendogli in fondo l’onore delle armi. Ieri invece Conte non l’ha neppure nominato, Renzi. Ha citato Italia Viva, ma non il suo leader. Non ti nomino quindi tu per me non esisti, ha voluto dunque comunicare Conte, in segno di supremo disprezzo. E a una manovra da vecchia politica, Conte ha risposto con la più vecchia politica possibile: quella della chiamata alle armi del trasformismo. Ha fatto appello «al solco della migliore tradizione europeista»: lui che è un premier espresso da un movimento nato fortemente anti-europeo. Ha chiesto i voti ai «popolari, ai liberali e ai socialisti», cioè coloro che i grillini hanno sempre considerato la feccia della politica. Infine ha blandito i centristi offrendo loro il caro vecchio proporzionale. La Prima Repubblica, insomma. Il 23 giugno 1983 il quotidiano “il manifesto“, dopo il flop elettorale di De Mita, titolò festoso: «Non moriremo democristiani». Non potevano immaginare”.
 
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