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Un equilibrio precario

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 18/01/2021

In edicola In edicola Francesco Verderami, Corriere della Sera
“Il problema per Giuseppe Conte non sono i numeri, ma la debolezza politica del suo governo. Perché è vero che la storia d’Italia è piena anche di esecutivi di minoranza, ma nella sua storia l’Italia non si è mai trovata a dover affrontare una fase economica e sociale così drammatica”. Sul Corriere della Sera Francesco Verderami descrive così l’attuale congiuntura parlando di “equilibrio precario”: “Una simile fase – scrive - non potrebbe essere certo gestita da una maggioranza che si affida a un gruppo di «volenterosi» in Parlamento, e difficilmente potrebbe essere superata da un governo carente nella sua compagine e soprattutto privo di visione. Ieri il presidente del Consiglio, provando a confutare questa tesi, ha finito per confermarla. Rivendicando lo «storico accordo» in Europa sul Recovery fund, infatti, senza volerlo ha riconosciuto le criticità del progetto italiano, quando ha annunciato di voler avviare l’ennesimo confronto con le parti sociali. Il ritardo nella gestione dei dossier è stata finora la cifra di questo governo. Ecco cosa provocava da mesi le tensioni nella coalizione, utilizzate da Matteo Renzi per innescare la crisi. Ora che il premier l’ha subìta, prova a servirsene per tentare di costruire una nuova maggioranza, a propria immagine e somiglianza, in modo da resistere a palazzo Chigi e proporsi come il perno insostituibile degli equilibri politici futuri. L’ambizione del premier è conquistare quell’area che viene da sempre considerata determinante per governare: il centro. Perciò sta provando a dividere il centro dalla destra e i renziani da Renzi, che è suo diretto competitore e con il quale si è deciso a regolare definitivamente i conti. In questo gioco politicista si perde di vista una visione complessiva del governo del Paese e si palesa l’obiettivo del premier di tirare a campare. L’esecutivo è oggi più fragile, la maggioranza se possibile ancor più friabile, e l’orizzonte della legislatura — traguardato all’elezione del prossimo capo dello Stato—appare lontanissimo. Andare avanti così potrebbe rivelarsi pericoloso. E se al momento si assiste a una fase di stallo è anche perché l’opposizione non ha saputo offrire una credibile e visibile alternativa di governo, limitandosi formalmente a chiedere solo le urne. Ma non è detto che questo precario equilibrio sia destinato a reggere, specie quando in estate si arriverà al semestre bianco e sarà impossibile andare a votare”.
 
Claudio Tito, la Repubblica
“In questa crisi di governo, aperta probabilmente nel momento più sbagliato possibile, un solo elemento spicca: tutti ne escono perdenti. E l’intero sistema politico si offre all’opinione pubblica nel suo impazzimento”. Lo scrive Claudio Tito su Repubblica sottolineando come questo quadro mostri cioè “una maggioranza vocata al suicidio e una opposizione incapace non solo di essere una valida alternativa ma anche di capire come il mondo sia cambiato negli ultimi mesi. La coalizione che sostiene Conte, infatti, è indubbiamente più debole. I suoi numeri in Parlamento rendono sostanzialmente impossibile governare. A meno che non si intenda per governo la gestione delle emergenze. Il pantano è davanti ai piedi del premier. L’immobilismo rischia di essere il tratto di questa fase. Soprattutto se al Senato oggi la fiducia verrà concessa senza la maggioranza assoluta. I precedenti analoghi sono diversi, ben undici. Ma quasi tutti hanno rivelato una debolezza strutturale: da Fanfani a Leone, da Cossiga a D’Alema sono durati meno di un anno. Conte ha due mesi per provare a evitare di finire in quel mare indistinto del galleggiamento e poi dell’affondamento. Un passaggio cruciale per sé e per l’alleanza che lo appoggia. In questo lasso, infatti, deve capire se riesce ad allargare la base fiduciaria e contestualmente ad indicare ai suoi sostenitori un programma in grado di condurre alle prossime elezioni con qualche risultato da spendere in campagna elettorale. Deve tracciare, per cominciare, un percorso che tranquillizzi l’Unione europea, niente affatto rassicurata da come viene preparato il Recovery Plan, dai tempi con cui viene elaborato e dalla possibilità che questo esecutivo lo sappia realizzare. Deve introdurre dei progetti capaci di cambiare il Paese. Deve sostanzialmente dimostrarsi efficiente. Ma ecco un altro tassello di un quadro impazzito. Perché questo è in parte anche il motivo che agita uno dei suoi principali alleati, il Pd. I Democratici di certo non si possono permettere di arrivare alle urne con la leadership ‘contiana’”. Secondo Tito, infatti, “gli effetti sui loro consensi sarebbero imponenti: il bacino elettorale è comune. che il suo ruolo in politica è determinato dalla permanenza a Palazzo Chigi. Se non riesce ad imprimere una svolta, la sua unica carta è quella di rivolgersi agli elettori entro il prossimo giugno. Perché da quel momento ogni passo falso si risolverà con un altro premier e un altro gabinetto. E fuori dal Palazzo anche la popolarità di Conte decrescerà rapidamente”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“’Aiutateci!’: il grido disperato del premier Giuseppe Conte ha segnato la giornata di ieri. E ha ottenuto un primo risultato: la netta maggioranza con cui i deputati hanno dato la fiducia al governo. La crisi dovrebbe chiudersi stasera, al Senato, vedremo con quanti voti”. Marcello Sorgi sulla Stampa fa il punto della crisi di governo: “Una chiusura provvisoria – osserva - dato che il premier ha promesso di rimettersi subito a trattare con i partiti della sua maggioranza e con i cosiddetti “volenterosi”, i singoli parlamentari che volessero unirsi al governo. Assistendo ieri al confuso andamento del dibattito a Montecitorio veniva in mente ciò che il Capo dello Stato, dall’alto della sua saggezza e della sua lunga esperienza parlamentare, aveva spiegato a Conte, quando era andato a comunicargli che intendeva lanciarsi nell’avventura della caccia ai responsabili, per dimostrare che il governo poteva benissimo fare a meno dei renziani. Mattarella lo aveva ammonito sulla necessità di spingere, chi eventualmente fosse disposto ad appoggiarlo, a formare nuovi gruppi parlamentari, che rendessero chiaro il cambiamento della maggioranza. In mancanza di questi, Conte si sarebbe trovato con un sostegno parlamentare “a fisarmonica”, cosa che si è puntualmente verificata nei tre giorni di inutile, o quasi, ricerca di nuovi alleati, il “mercimonio” denunciato dalla Meloni, e con una serie infinita di richieste di singoli da accontentare. Emblematico a questo proposito è il caso della querelle Mastella-Calenda. premier. Malgrado la conclusione più che soddisfacente alla Camera, nessuno può dire come finirà oggi al Senato. L’ipotesi più probabile, che correva nei corridoi di Palazzo Madama, è che il governo racimoli una maggioranza relativa, tra i 151 e i 157 voti, ma non i 161 di quella piena, che pur non essendo richiesta dalla Costituzione è la soglia minima per assicurarsi il controllo delle commissioni parlamentari e non dover negoziare di volta in volta l’approvazione dei vari provvedimenti. Non ci vuol molto a capire che avviarsi così nel percorso di realizzazione del “piano di resilienza”, la ricostruzione progettata per il dopo-Covid, è quanto meno imprudente e rischia di esporre l’Italia a magre figure di fronte all’Europa, che ha generosamente destinato 209 miliardi all’Italia, riconoscendole il triste primato di Paese più colpito dalla pandemia”.
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