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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 15/01/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Tabacci: Non è trasformismo, è nobiltà
A «Non sono un responsabile perché sto nel centrosinistra da prima e il lavoro che sto facendo è cercare di dare nobiltà a questa iniziativa». Lo afferma il deputato e politico di lungo corso Bruno Tabacci, intervistato da Giuseppe Alberto Falci per il Corriere della Sera. Ecco, onorevole Tabacci: come si fa a dare nobiltà ad un’operazione che agli occhi dei più viene derubricata come mero trasformismo? «Per esempio, il passaggio di queste ore che ha portato il gruppo ad avere una decina di parlamentari è una cosa che va in questa direzione». Lei parla dalla Camera ma il vero problema di Giuseppe Conte è il Senato. «Se il presidente del Consiglio fa quello che gli ho suggerito supera anche lo scoglio di Palazzo Madama». Cosa ha suggerito? «Dovrà fare un discorso del tipo: “Mi assumo la responsabilità della guida del governo, delle cose che abbiamo fatto per il Paese in un momento tragico e difficile. Mi considero fortunato di essere stato a capo di un esecutivo politico che ha riaperto i canali con l’Europa. Quindi desidero che questa cosa sia valutata dal Parlamento ma anche dagli elettori”». Sta dicendo che Conte dovrà annunciare la sua discesa in campo? «Esatto. E sa perché?». Perché? «Per dare una prospettiva. Molti dei senatori o dei deputati che ho interpellato mi domandano: “Dove ci volete portare? E Conte cosa fa?”». Insomma, il partito di Conte? «No, questo mi sembra più un esercizio giornalistico. Se fosse il partito di Conte io non ci starei». E allora cosa sarà: un contenitore centrista ancorato nel centrosinistra? «Certamente. Di impostazione popolare, europeista, in grado di intercettare anche il voto dei moderati». È una mossa per convincere chi soffre in Forza Italia? «Certamente, i movimenti vanno in quella direzione». Ci sarà anche l’Udc? «E perché l’Udc cosa dovrebbe fare? Vuole ancora stare assieme alla destra di Salvini e Meloni?». Scommette sull’esito positivo della sfida parlamentare? «Prevedo che i numeri ci saranno certamente alla Camera e potrebbero esserci al Senato».
 
Marcucci (Pd): Noi a Palazzo Chigi? Mai dire mai
“Noi a Palazzo Chigi? Mai dire mai. Lealtà a Conte, ma ha fatto errori, non ci possiamo immolare a lui”. Lo afferma il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci, punto di congiunzione tra i Dem e Renzi, cui il senatore fiorentino è assai legato, intervistato da Carlo Bertini per La Stampa. Senatore Marcucci, mettiamola così, che magari i lettori gradiscono: che possibilità ha un governo Conte ter con nuovi ministri? «Fino all’altroieri, io sono stato uno dei più accesi fautori di questa soluzione. Una soluzione che Renzi ha fatto svanire, in modo incomprensibile. Detto questo, io sono un “romantico”, spero ancora che Italia Viva si ravveda. Le possibilità sono poche, ma in politica la parola mai non si deve pronunciare». Il suo partito ha davvero mollato Matteo Renzi? «Mi sembra esattamente il contrario. Renzi aveva contribuito come il Pd, a dettare una svolta ed un cambiamento del Governo, di una certa importanza. Mi riferisco al Recovery Plan ed anche al patto di legislatura, che finalmente, con un qualche ritardo, Conte è tornato a cavalcare giovedì. Poi nel tardo pomeriggio, Matteo ha deciso lucidamente di azzerare tutti i risultati raggiunti. Anche quelli che aveva ottenuto lui, con la solita caparbietà». Quindi poco lucidamente, intende dire. C’è però davvero nel Pd questa voglia di immolarsi sull’altare dell’avvocato del popolo Conte? «Avrei sempre una qualche difficoltà ad immolarmi sull’altare di qualcuno. La politica non deve mai portare ad atti di fede o a atteggiamenti più appropriati negli stadi, che non nelle aule parlamentari. Quindi, no, non mi immolerei neanche per Conte». Dove ha sbagliato Conte? «L’errore più rilevante credo che sia quello di aver avviato una verifica all’inizio della legislatura, incontrando anche per la prima volta i leader tutti insieme, e poi di non averla chiusa. Ha lasciato troppo a lungo la situazione a decantare, ed invece serviva un cambio di passo rapido». Sbaglierebbe dunque il Pd a rifiutare una premiership del governo se Conte dovesse cadere in aula? «Anche qui, mai dire mai. Non faccio previsioni sul futuro e non mi immolo sull’altare di nessuno, ma garantisco sempre lealtà». Lei che li conosce, quanti senatori di Iv accetteranno l’invito di Franceschini a votare la fiducia al governo? «I senatori di Italia Viva, a cui sono legato da un rapporto di sincera amicizia per le tante esperienze politiche comuni del passato, sanno benissimo da chi sono stati candidati per arrivare qui. Per questo sanno benissimo che qui possono tornare in qualsiasi momento. Ma non lo dico per l’oggi, lo dico in assoluto, e lo dico davvero a tutti, a Renzi per primo. Sì ricorderà poi che io sono rimasto fedele all’idea di un Pd largo e maggioritario».
 
Sandra Mastella: il premier venga in Aula, i numeri li trova
Il pokerista Renzi ha sbagliato, Conte venga in Aula, i numeri li trova. Lo afferma Sandra Lonardo Mastella, intervistata da Niccolò Carratelli per La Stampa. «Arrivano tante chiamate – racconta la senatrice, ex Forza Italia, ora nel gruppo Misto – a me e a Clemente, c’è chi chiede un parere, un consiglio». Parliamo della dignità di Renzi e di Conte? «Renzi ha fatto una grande cavolata, aprire una crisi così non ha senso. Lui pensa di essere un grande giocatore di poker, ma ha fatto male i conti. Hanno tirato fuori il Mes, il ponte sullo Stretto, tutti pretesti per rompere. Io vengo dalla prima Repubblica, certi giochini di palazzo non mi impressionano, di certo non mi frega. E poi le posso dire una cosa?» Prego… «Non mi pare si sia comportato da gentleman, ha fatto dimettere le due ministre e non le ha fatte parlare. Le ha trattate come due bamboline, non si fa così. Dovevano essere loro a spiegare le loro ragioni dell’uscita dal governo». Conte è più gentleman? «Conosce la favola di Fedro, “Il lupo e l’agnello”? Renzi è il lupo e Conte l’agnello. Conte ha dimostrato di essere molto più di un avvocato, merita di andare avanti. Secondo me c’è solo questo governo e questo premier. Ora venga in Parlamento e verificare la maggioranza, i numeri li trova». Lo dice perché lo sa? Molti la ritengono la regista dell’operazione responsabili… «Io non sono regista di niente e responsabile solo di me stessa. Conte non mi ha mai chiamato, né qualcuno del suo staff». Però non può negare di avere un po’ il polso della situazione a palazzo Madama. Chi viene a costruire? «Nelle sale e nei corridoi si parla tra colleghi, si fanno battute. C’è molto smarrimento, se non addirittura paura di cosa potrà succedere. Il 50% degli attuali parlamentari sa che rischia di essere fatto fuori alle prossime elezioni. Proprio ieri (mercoledì, ndr) ho chiacchierato con alcune senatrici di Italia Viva e le posso dire che non erano affatto serene». Dice che molleranno Renzi? «Non mi stupirei se succedesse. Del resto, seguire Renzi su questa strada sarebbe un suicidio per chiunque. Restare in mano a lui è pericoloso per i singoli parlamentari e, soprattutto, per il Paese».
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