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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 14/01/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bonomi: mi auguro un governo che ascolti chi fa crescere il Paese
«E’ tempo che la politica esca dalla gabbia dei personalismi, è la vera emergenza. Nessuno parla più della realtà, ma la realtà bussa alla porta e presenta il conto». Lo afferma Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, commentando, in un’intervista a Federico Fubini del Corriere della Sera, la crisi di governo in atto. Ha trovato interlocutori adatti nel governo per recepire il suo messaggio? «Abbiamo buoni rapporti con singoli ministri, ma nel complesso questo è stato un governo molto chiuso su sé stesso. Non ci ha mai dato risposte: zero sul piano Italia 2030 che portammo agli Stati generali, zero sul piano 2030-2050 che abbiamo presentato all’assemblea generale». Non pretenderà che il governo faccia quel che dice Confindustria. «Ovviamente no, ma ci piacerebbe essere consultati. In fondo l’industria manifatturiera è quella che tiene in piedi il Paese, è il settore che genera indotto per i servizi ed è quello che va meglio: nel 2019, in piena crisi e nel silenzio generale, il manufatturiero italiano è persino salito di una posizione da ottavo a settimo nel mondo». Dunque che assetti di governo si augura per quel che resta della legislatura? «Mi auguro che ci sia un governo disponibile ad ascoltare chi ha dimostrato capacità di far crescere il Paese. Se vogliamo la decrescita felice, è un’altra storia. Ma se invece vogliamo aprire la strada della ripresa si può immaginare che l’industria tutta sia una delle voci ascoltate, e non solo nel nostro interesse».  Ora c’è un documento sul Recovery approvato l’altra sera in Cdm. E’ quello che serve al Paese? «Siamo molto critici. Si è arrivati ad approvarlo senza dibattito né confronto. Non ci hanno mai interpellati. Quanto alla sostanza, ho cercato di leggerlo più volte ma non ci ho trovato una visione. Non c’è il senso di quale Paese vogliamo costruire».
 
Calenda: crisi fatta di irresponsabili. Ora un governo europeista
«Tutta questa crisi è incomprensibile. Renzi ha parlato per un’ora della inadeguatezza di Conte, come se lui stesso non avesse mai fatto parte del governo, per poi dire che non ha nessuna preclusione su Conte premier. O è molto confuso o è molto ipocrita». Così Carlo Calenda, leader di Azione, giudica lo strappo di Renzi in un’intervista a Giovanna Casadio di Repubblica. «Dall’altro lato – aggiunge - Conte è passato dall’arroccamento alla passeggiata in piazza, con l’atteggiamento di chi pensa di essere il padre della Patria, anche perché il Pd gliel’ha fatto credere. Tra Renzi e Conte è stato lo scontro tra due irresponsabili». Matteo Richetti, senatore del suo partito, è all’opposizione del governo. Lei non dovrebbe quindi essere favorevole alla crisi? «Sono favorevole alla costruzione di un governo più largo, con la formula ‘Ursula’, come in Europa, e con un premier adeguato al momento drammatico che l’Italia sta vivendo». Non può essere questa l’occasione per un governo più largo? Magari con Draghi? «Penso sia difficile per il metodo adottato: la crisi è stata gestita estremizzando le posizioni. Molto dipende dal Pd, che ha il pallino in mano. Zingaretti deve capire che questa esperienza politica è finita. Va voltata pagina. Io non credo che Draghi né alcun altro dotato di senno si metterebbe nelle mani di questa classe dirigente politica». Cosa si aspetta che accada ora? «Di tutto. Perché non è escluso un Conte ter, né che ci si avviti in una crisi che porti a un governo di scopo per le elezioni a luglio, prima del semestre bianco. E’ tutto confuso e poco governato». E cosa si augura? «Mi auguro che tutte le forze politiche non anti europeiste, si rendano conto che siamo in una condizione gravissima e quindi si formi un governo di salvezza nazionale». Azione e +Europa al Senato lo appoggerebbero? «Dovrebbero appoggiarlo».
 
Cacciari: Renzi è come il Salvini del Papeete
«Aprire la crisi a pandemia in corso è folle. Peggio, è irresponsabile. Ma non penso che torneremo a votare perché Mattarella non lo permetterà. E non penso neppure che avremo un premier diverso da Conte». Intervistato sulla Stampa da Andrea Malaguti, il filosofo Massimo Cacciari commenta così la crisi di governo. Lei ha capito che cosa è successo? «Che Renzi ha ritirato i suoi ministri e ha sfiduciato Conte. A questo punto le conseguenze possono essere le più varie, perché Renzi ha come obiettivo quello di fare fuori Conte, ma Conte non ha nessuna intenzione di lasciarglielo fare». La crisi, mentre è in corso una pandemia che fa 500 morti al giorno, è una specialità tutta italiana. «Su questo neanche vale la pena di soffermarsi. E’ irresponsabilità totale. Il Paese annaspa e milioni di persone faticano ad arrivare alla fine del mese. Assistere a questa sceneggiata politicistica è semplicemente inaccettabile». Che giudizio dà di Renzi? «E’ un carattere così, lo sappiamo. Si è già fatto male in passato. Troppe volte questa sua velleità di voler afferrare tutto è stata pessima consigliera. Si è comportato come Salvini nell’estate del Papeete. Sono persone che agiscono in modalità o la va o la spacca». Qui rischiamo di spaccarci noi. «Sicuro. Ma Renzi spacca nuovamente anche sé stesso. Che scenari ha davanti? Che cosa può ottenere? Conte adesso recupera un po’di responsabili a destra e a manca e dopo aver aperto la crisi la ricompone assieme a Pd e Cinque Stelle. Renzi a quel punto pensa di guadagnare consensi stando all’opposizione?». Non sarebbe meglio il voto? «Forse. Ma non ci sarà». In questo disastro Conte non ha colpe? «Al contrario. Il Recovery prodotto da lui e dai suoi consiglieri faceva schifo. Adesso è decente. Ma senza il casino fatto da Renzi qualcuno lo avrebbe modificato?». Domanda retorica. «Che rivolgo anche al Pd. Perché Renzi sarà stato pure capriccioso, ma tu Pd – e tu Gualtieri – dove eri finito?».
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