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Altro parere

Giuseppi finisce qui

Redazione InPi¨ 14/01/2021

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
Per il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, la crisi di governo certifica la fine politica di Giuseppe Conte. “Oggi tutti daranno la loro lettura politica dello strappo che apre ufficialmente la crisi. A mio avviso la questione è assai più banale: Renzi non accetterà mai - non ne è capace - di fare il gregario, per di più di capitani modesti ed arroganti. Lui è nato leader, e se non può farlo si rifugia nel fare casino, che in fondo è un modo di essere diversamente leader. Ama essere al centro dell’attenzione, cosa che la coppia Conte-Casalino non ha capito, ed è finita come è finita. Lo scontro tra megalomani non può che terminare con l’eliminazione di uno dei due, e il risultato era scontato tanta è, in furbizia, fiuto e cinismo, la superiorità del leader di Italia Viva. Già, ma adesso che accade? Non penso che questo sia un problema di Renzi, il quale teme solo l’ipotesi elezioni che per ovvi motivi è la meno gettonata. Chiunque sarà il prossimo premier riceverà il suo abbraccio mortale. Fino a che un governo si reggerà sui voti decisivi di Renzi, sarà un governo a termine, per cui auguri al prossimo. Ma il dato politico è che la parabola di Conte comunque vada finisce qui. Uno che si è fatto fregare così non potrà mai più vantarsi di essere l’uomo della provvidenza anche al di là delle sue effettive colpe (Enrico Letta insegna). Con Salvini, Conte è durato un anno, Con Renzi un anno e quattro mesi. E’ vero che non c’è due senza tre, ma quanto tempo ancora si deve perdere a scommettere su un uomo che ha fallito a ripetizione?”. Infine Sallusti, in un Post Scriptum al suo editoriale, torna sul leader di Italia Viva: “Che Renzi ieri in conferenza stampa abbia parlato più a lungo e con più passione del presidente americano Biden che di quello italiano Mattarella può essere un indizio per capire che cosa lui voglia fare da grande. E soprattutto con l’aiuto di chi farlo”.
 
Michele Serra, Repubblica
Nella sua “Amaca” su Repubblica, Michele Serra parla degli Stati Uniti e della difficile fase di transizione tra la presidenza Trump e quella di Joe Biden. “Mentre noi siamo qui a valutare l’esito dell’abboccamento tra Goffredo Bettini e Gianni Letta, la capitale degli Stati Uniti è in stato di guerra, e quindicimila soldati marciano su Washington per salvare l’America. Attacco dell’Isis? Invasione marziana? Gli zombie? I Sioux che hanno disseppellito senza preavviso l’ascia di guerra? No, l’esercito deve difendere la capitale federale perché sta per insediarsi il nuovo presidente e quello in carica ha aizzato la folla contro di lui. E la folla, in quel bizzarro Paese, non è armata di forconi e fiaccole, come nei film di Dracula, ma di mitragliette e bazooka. Paese che vai, usanze che trovi. A proposito di film: da vecchi clienti di quelle avvincenti porcherie che sono i film catastrofisti americani, eravamo abituati a un copione molto diverso. Il pericolo era sempre esterno: alieni, morti viventi, piranha, perfino squali scaraventati da un tornado sulle linde casette delle brave famigliole. E la salvezza era sempre interna. L’America minacciata si difendeva eroicamente, e in alcuni casi è il presidente in persona, impavido e aitante come Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco, a ingaggiare il duello finale contro l’alieno filamentoso, il terrorista sogghignante, il mostro incombente. Nessuno sceneggiatore, nemmeno il più alcolizzato, nemmeno il più cestinato, aveva previsto che il mostro, il cattivo, l’invasore, avrebbe potuto essere il presidente in persona. Come sempre, la realtà supera la fantasia. E’ a lei, alla realtà, che dovremmo pagare il biglietto, non alla fiction, decisamente più banale”.
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