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Sulla pelle del Paese

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 14/01/2021

Sulla pelle del Paese Sulla pelle del Paese Mario Deaglio, La Stampa
Secondo Mario Deaglio i politici italiani si sono imbarcati su delle astronavi per poter osservare da lontano ciò che succede nel mondo, nutrendosi di notizie da loro stessi alimentate in un grande gioco mediatico di dichiarazioni e contro-dichiarazioni, senza il fastidio della realtà di tutti i giorni. “Non c’è infatti alcun rapporto – spiega Deaglio sulla Stampa - tra la ‘crisi’ che ha avvolto la politica italiana e le ‘crisi’ di milioni di cittadini in attesa di provvedimenti che stanzino i ristori con cui sono costretti a vivere, oppure prendano in mano il problema della scadenza dei divieti di licenziamento. Oppure ancora che dicano una parola chiara su argomenti appena abbozzati come il piano vaccinale o il ritorno a una didattica efficiente. Oggi il compito della classe politica consiste principalmente nel trovare un equilibrio ragionevole, da gestire giorno per giorno, tra le esigenze variabili della lotta alla pandemia e quelle, altrettanto variabili, del sostegno all’economia. Tutto questo sembra dimenticato nella fretta di imbarcarsi sull’astronave per guardare il mondo da lontano. La politica italiana lo sta guardando da così lontano da non essersi accorta che da due settimane è iniziato l’anno della presidenza italiana del G20, una delle pochissime occasioni del Paese di influire sugli assetti di lungo termine del mondo, occasione senz’altro sciupata senza un governo credibile. E non c’è stata neppure una mezza parola di apprezzamento per l’azione della Bce e della Commissione Ue, senza le quali l’economia del Paese a pezzi. Per ora l’Italia ha retto. Non reggerebbe più di fronte a una crisi di governo con gli atti e le movenze del passato. Se ci deve essere un cambiamento politico, questo non deve avvenire sulla pelle degli italiani: deve arrivare invece a piccoli passi, ricordando sempre che stiamo percorrendo un sentiero molto stretto, con il baratro della pandemia da un lato e quello di un’economia distrutta dall’altro”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
“La scelta di ritirare la delegazione di Italia Viva al governo è sconcertante per l’alone di irresponsabilità che la sovrasta”. Per Massimo Franco, che ne parla sul Corriere della Sera, “lo strappo renziano accentua la sensazione di un piccolo partito di guastatori, incuranti di imboccare un sentiero buio e al momento cieco. Anche perché, nella gragnuola di accuse a Palazzo Chigi, Renzi non ha chiarito quali saranno i suoi passi successivi. L’impressione è che «dovesse» rompere dopo essersi spinto troppo avanti negli attacchi. Per il resto, sostenendo che si muoverà «senza pregiudiziali», lascia aperte tutte le strade: perfino quella, almeno in via di principio, di un terzo governo Conte. Ma le dinamiche che si sono aperte tendono a ridurre gli spazi per una mediazione in grado di proiettare l’attuale esecutivo sul resto della legislatura. E’ vero che formalmente la crisi non è ancora aperta. Ma le diffidenze si sono inspessite e incattivite. L’appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a essere «costruttori» si è scontrato con un istinto demolitorio e muscolare degno di un bullismo istituzionale. Nonostante i morti e i contagi, nonostante i disoccupati, Renzi è andato avanti lo stesso, sostenendo anzi che i veri responsabili della crisi sono quanti l’hanno nascosta per mesi. Ma sarà difficile indurre l’opinione pubblica a giustificare un azzardo compiuto nel momento peggiore. C’è solo da sperare – conclude Franco - che si esca presto da un limbo da ieri perfino più confuso di prima. Trovare una soluzione non sarà facile, dopo queste settimane surreali. Eppure, sarà necessario arrivarci per non avvitarsi in una spirale devastante che prescinde dagli interessi dell’Italia. E che potrebbe ingigantire l’immagine internazionale di un’Italia sfigurata dall’incapacità di unirsi perfino nei suoi momenti più gravi”.
 
Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Secondo il direttore del Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla, questa crisi di governo è soprattutto un duello fra due persone, quindi fra due caratteri. “Renzi dice che le motivazioni dello strappo sono esclusivamente politiche. Dice che il Paese è bloccato e che il governo, invece di vivere, vivacchia. Su questo non ha torto. Tuttavia, anche la politica è questione di personalità. E di pance. Quella di Renzi non si dà pace dal momento stesso in cui è nato questo governo. E’ vero che, di questa maggioranza, lo stesso Renzi è la levatrice. Ma già pochi giorni dopo fece venire un mezzo colpo al premier (e a Zingaretti e forse pure al Capo dello Stato) uscendo dal Pd e fondando Italia Viva. Con un gruppo tutto suo, poteva avere libertà di manovra: e ha manovrato. Poi c’è la pancia di Conte. Come tutte le pance, obbedisce alla vecchia regola secondo la quale l’appetito vien mangiando. All’inizio, lo sconosciuto avvocato sbucato dal nulla si accontentava come si accontenta chi stacca il biglietto vincente della lotteria. Era diventato premier per miracolo, e un miracolato si considerava. Poi però è arrivato il momento in cui ha cominciato a prenderci gusto. Si è rivelato abile, abilissimo nel mantenere il potere e pure a guadagnarsi un solido consenso fra gli italiani. Ma forse è stato proprio vedendo certi sondaggi che l’avvocato del popolo ha pensato di poter diventare l’uomo della Provvidenza. Ha cominciato a governare il Paese a colpi di Dpcm, ha comunicato con gli italiani all’ora di cena e nel cuore della notte come un uomo solo al comando; ha ceduto alla tentazione di cercare i pericolosissimi pieni poteri, come si è visto sul Recovery e sui servizi segreti. Ora può anche darsi che ad entrambi convenga una tregua. Ma che possa durare due anni, c’è qualcuno che ci crede?”.
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